Arte, Cultura & Spettacoli

Le donne di Alberto Giacometti

Le Femmes de Venise e il lavoro della memoria

Alberto Giacometti chiamava la rappresentazione scultorea. senza la presenza diretta di un modello, un “travailler de mémoire”: un lavoro di memoria.

Nascono così nel 1956 le celebri Femmes de Venise una delle opere più emblematiche di Giacometti, che, insieme alle grandi sculture per la Chase Manhattan Plaza (1960), riflette la grande tensione dialettica dell’artista tra la capacità di cogliere l’individualità da un lato, e dall’altro la creazione di un’immagine sovraindividuale dell’uomo.

Fin dalla giovinezza, l’opera scultorea di Alberto Giacometti ha dedicato attenzione al modello o “alla natura”. Relegata in secondo piano durante il periodo surrealista (1930-34), tale modalità espressiva ritornerà con prepotenza nel 1935, diventando uno dei principali motivi della sua esclusione dal gruppo dei surrealisti. Fino alla sua morte, l’artista sarà alla costante ricerca di soluzioni tese a rappresentare la presenza individuale dei suoi modelli.

Alle sei sculture in gesso del gruppo chiamato “Femmes de Venise” (Donne di Venezia) Giacometti era particolarmente legato, perché rappresentavano i calchi per le sue celebri statue in bronzo. Per anni Berna chiese all’artista svizzero di rappresentare il proprio paese alla kermesse veneziana, ma neppure il fratello più giovane Bruno, che progettò il padiglione elvetico del 1952, riuscì a convincerlo. Giacometti accettò soltanto tempo dopo, decidendo però di consegnare i suoi lavori al padiglione della Francia e non a quello della Svizzera.

Finalmente nel 2017 la notizia della presenza delle Donne di Venezia alla Biennale ha fatto il giro del mondo perchè arrivavano proprio al padiglione Svizzera alla Biennale di Venezia per un esplicito omaggio al gruppo scultoreo di Giacometti del 1956. Meglio tardi che mai.


Autore: Angela Pagani

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