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Violenza: blindate in casa col boia

Quanto le quattro mura non proteggono e diventano una gabbia

(foto Lela_Ahmadzai) - Violenza contro le donne: nel mondo, così come in Alto Adige, il tema resta di stretta attualità, specialmente in tempi di coronavirus. Monika Hauser – ginecologa e presidente dell'organizzazione internazionale per i diritti delle donne Medica Mondiale - è impegnata da molti anni nella lotta a ogni forma di violenza contro le donne. E' stata insignita nel 2008 del Premio Nobel alternativo per il suo impegno a livello mondiale, soprattutto per le donne traumatizzate in zone di crisi e di guerra.

A Bolzano ha presentato le cause, le forme e le conseguenze della violenza contro le donne, anche sullo sfondo della pandemia di Covid-19, e ha formulato raccomandazioni alla politica provinciale. "Con il Covid la violenza domestica è aumentata di un terzo a livello globale" ha detto.

"L'epidemia ha messo in luce la disuguaglianza delle donne come sotto una lente d'ingrandimento. Gli uomini sono stati a casa per settimane e mesi durante la crisi, ma non hanno ancora accettato il lavoro familiare. E nell'isolamento, la violenza domestica è aumentata di un terzo in tutto il mondo" ha detto Hauser.

La violenza contro le donne si basa su un sistema sociale patriarcale e su modelli stereotipati in cui i diritti delle donne non sono visti come diritti umani. Anche dopo più di 30 anni di lotta contro la violenza contro le donne, ha detto di dover ammettere che intorno al tema prevale una "cultura del silenzio".

"In Alto Adige donne a rischio quattro volte più che nel resto d'Italia". Ogni anno in Alto Adige 600 donne cercano protezione dalle violenze. "Se non affrontiamo apertamente le situazioni di violenza, non otterremo alcun cambiamento. Deve essere chiaro a tutti che il mondo ideale nelle proprie quattro mura è solo un miraggio, anche in Alto Adige" ha aggiunto.

Occorre, ha aggiunto Hauser, la chiara decisione della politica provinciale di attuare la Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza contro le donne, ratificata dall'Italia nel 2013 anche in Alto Adige. In Germania i costi di follow-up per la cura delle donne traumatizzate da situazioni di violenza sono stimati in circa 21 milioni di euro all'anno. "Se solo una parte di questi costi di follow-up fosse investita nel lavoro di prevenzione, si potrebbero risparmiare molte sofferenze per le persone colpite, per i loro figli e per la società nel suo complesso" ha detto Hauser.

In Italia, secondo le statistiche del Telefono Rosa, le richieste di aiuto delle donne,  calate di oltre il 55% rispetto all’analogo periodo del 2019 nelle prime due settimane di lockdown, hanno invece registrato una crescita esponenziale nella seconda metà del mese con circa 2900 casi di donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza nel mese di marzo, oltre il 74% rispetto alla media mensile registrata nel 2018 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili). Le maggiori richieste di aiuto finora sono arrivate dalla Lombardia e dalla Toscana.

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COME DIFENDERSI

- Il 1522 è il Numero di pubblica utilità attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo (in emergenza, si può naturalmente chiamare il 112). Le operatrici telefoniche dedicate al servizio 1522 forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale. 

- YouPol, l’app realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, anche ai reati di violenza domestica.Esiste anche l'App "112 Where ARE U". L’Associazione WeWorld ha lanciato un numero verde - 800.13.17.24 - per dare supporto alle donne in difficoltà o che si sentono oppresse dalla quarantena.

- la “mascherina 1522", una frase che le donne in difficoltà, per problemi di violenza domestica, possono utilizzare nelle farmacie per ricevere informazioni o attivare una forma di aiuto. Si tratta di un accordo tra i centri antiviolenza e la Federazione Farmacisti.

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