Arte, Cultura & Spettacoli

Riccardo Schweizer, tra estetica e funzionalità

Pittore, eccellente fotografo ed anche un genio del design

Per capire la sua genialità bisogna imboccare la porta del design e fermarsi sulle ceramiche di Riccardo Schweizer. Negli anni ‘70 l’artista inizia a collaborare come designer con un’azienda di ceramiche, (stimolato dal titolare e amico Giulio Pagnossin) dando vita ad una serie di oggetti per la tavola. Come spesso accade, la produzione tuttavia cessò ma numerosi prototipi sopravvissero.

Una sfera è il servizio di piatti impilati, per un tete-a-tete. L’artista la chiama Giulietta e Romeo. Un cilindro è un portaspezie. Un parallelepipedo che contiene una sfera  per il manico, racchiude caraffa e bicchieri. Le tre forme geometriche che caratterizzano la sua visione di oggetto casalingo di design sono cubo, sfera e cilindro.

Nei suoi pezzi più geniali (molti dei quali disegnati negli anni ’70) respirano estetica e funzione.

La figlia dell’artista Barbara Schweizer che oggi di design e provvede a tutelare e promuovere il patrimonio d’arte di famiglia, porta in sè l'eredità artistica del padre. La complessa e poliedrica personalità di quest’artista che ha percorso  mezzo secolo di storia, (aveva conosciuto Picasso e a Vallauris visse una stagione destinata a influenzare tutta la sua opera) senza mai abbandonare  la  passione per la sperimentazione.

La sua filosofia sospesa tra estetica e funzione lo guidò a San Michele all’Adige per realizzare il ristorante “Da Silvio” di Faedo, oggi bene tutelato. Qui l’artista lavorò disegnando, scolpendo, arredando di suo gusto seguendo i dettami dell’arte totale che avevano avuto un primo fulgido esempio con Fortunato Depero e che resta al fondo delle logiche futuriste.

Grazie ad astuti giochi ad incastro realizza un servizio di piatti, oliere. Una riedizione preziosissima con l’impiego d’oro 24 carati, platino e rame è stata realizzata qualche anno fa per collezionisti. Forme pulite e di grande essenzialità. Moderne, senza tempo.

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