Attualità, Persone & Idee

In Cina non esiste la libertà

Esiste semmai la dittatura del capitalismo

E' stata condannata perchè ha causato disordini, ma Zhang Zhan, blogger cinese con alle spalle una carriera legale per aver esercitato come avvocato, aveva solo raccontato quello che stava accadendo. Questa è l'altra Cina quella che fa il buon Samaritano regalando mascherine (non a norma).

Zhang Zhan è stata condannata a 4 anni di carcere per aver scritto sul suo blog della Wuhan in Covid-19 e aver parlato di una "misteriosa polmonite". E' finita sotto processo e la sentenza del tribunale di Shanghai (città nela quale è nata) non è stata tenera benchè le ragioni appaiano assolutamente ridicole: "ha raccolto litigi e provocato problemi" hanno detto i giudici.

Quello che preoccupa sono ora anche le sue condizioni di salute perchè Zhang Zhan (37 anni) ha partecipato al processo in sedie a rotelle. Detenuta dallo scorso maggio, ha infatti iniziato uno sciopero della fame per protestare contro il suo arresto. E il suo non è un caso isolato: ci sono altri 4 citizen journalist detenuti come lei con la stessa accusa di "notizie false".

In Cina non esiste la libertà, questo noto. Esiste semmai la dittatura del capitalismo.
La situazione nel mondo però non è tranquilizzante: secondo Reporter senza Frontiere, ci sono cinquanta i giornalisti che nel 2020 sono stati tolti e spediti al Creatore: la maggior parte di loro non sono caduti in zone di guerra, ma hanno pagato il loro impegno civile.

28 dicembre 2020

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Cina il paese con troppi scheletri nell'armadio
L'accademico uiguro Ilham Tohti accusato di ''separatismo''

Gli uiguri sono odiati dal sistema politico cinese. Subiscono forti discriminazioni in materia di occupazione, istruzione, alloggio e hanno ridotta libertà religiosa e politica. Tortura, trattamenti o pene crudeli, disumani e degradanti: questa è l'altra Cina.

Le autorità hanno negli anni incrementato ogni manifestazione pubblica dell'Islam; sono stati vietati barbe lunghe, veli, hijab e t-shirt con la mezzaluna islamica e la stella. La condanna all'ergastolo pronunciata da un tribunale cinese per l'accademico uiguro Ilham Tohti con l'accusa di "separatismo" la dice lunga.

Attraverso il suo lavoro di scrittore, Tohti ha cercato di costruire la comprensione reciproca tra uiguri e cinesi  nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (Xuar), segnata da crescenti tensioni etniche nella regione. Ha fondato il sito uighur online e ha criticato apertamente le politiche di Pechino nello Xuar.

La polizia ha arrestato Tohti, insieme a sette studenti uiguri, lo ha torturato durante la detenzione, è stato privato del cibo per 10 giorni e incatenato per oltre 20. Il suo processo è stato segnato da una serie di lacune giuridiche. Al suo team legale è stato negato l'accesso alle prove e non ha potuto incontrare Tohti per sei mesi. Uno degli avvocati di Tohti è stato anche costretto a lasciare il caso in seguito a pressioni politiche.

La condanna di Tohti ha poi prodotto un'ondata di scontri e repressioni. Sarebbero stati uccisi ben 2000 uiguri quando la polizia ha aperto il fuoco su centinaia di persone che protestavano contro le severe restrizioni imposte ai musulmani durante il ramadan.

Amnesty International e Omega Research Foundation hanno sollecitato le autorità cinesi e quelle di tutti gli altri paesi a imporre un’immediata moratoria sulla produzione e il commercio di strumenti intrinsecamente atti a violare i diritti umani. Inoltre si chiede di sospendere immediatamente o negare le autorizzazioni a esportare altri strumenti per mantenere l’ordine pubblico laddove vi sia il rischio sostanziale che essi verranno utilizzati per commettere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani.

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