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Covid19, le falle di Immuni

Ed ora lo ammette anche Arcuri: non funziona il contact tracing

Le notifiche non sono tempestive, e dopo la notifica non si sa che fare. Il sistema di tracciamento non funziona. Ora lo ammette anche il Commissario per l'emergenza Domenico Arcuri. "Non ha per ora sortito i risultati, in termini di discovery dei contagiati, che ci si poteva aspettare".

La App Immuni, peraltro scaricata da 10 milioni di italiani (molto al di sotto del dato atteso), non funziona perchè manca completamente il protocollo successivo alla notifica. Inoltre ci sarebbe un bug che impedisce  di essere correttamente protetti  su alcuni modelli di smartphone come Huawei e versioni di Android. Ciò significa che l'app che dovrebbe avvisare quando si è entrati in contatto con una persona contagiata dal coronavirus, non è in grado di farlo.

Ma il vero problema sarebbe il non funzionamento della macchina del contact tracing che non riesce a tenere il passo del virus. E' evidente che i sanitari stanno facendo altro, ma senza un apparato di tracciatori (o contact tracer) che analizzi le segnalazioni e sappia adoperare tutti gli strumenti a disposizione, i dati di Immuni restano inutilizzati.

"Penso che l'app sia uno strumento molto importante. Ma perché sia efficace c'è bisogno di un rapporto di mutua collaborazione tra app e chi la scarica" ha detto Arcuri ammettendo che forse qualcosa non ha girato nemmeno nella promozione della App.

Antidoti? I soliti: distanziamento, mascherina, igiene delle mani.

27.11.2020

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AMNESTY ''Alcune APP hanno già calpestato i diritti umani''
Covid19, controlli, dati e... privacy

"Bahrain, Kuwait e Norvegia hanno calpestato la privacy delle persone, con strumenti di sorveglianza altamente invasivi che vanno ben oltre quanto è giustificato in termini di sforzi per arginare il Covid-19.", ha dichiarato Claudio Guarnieri, responsabile del Security Lab di Amnesty International che ha esaminato le applicazioni per il tracciamento di prossimità in Europa, Medio Oriente e Nord Africa.

Facendo anche un'analisi tecnica dettagliata di 11 applicazioni (Algeria, Bahrein, Francia, Islanda, Israele, Kuwait, Libano, Norvegia, Qatar, Tunisia ed Emirati Arabi Uniti), ha scoperto che alcune sono pericolose per i diritti umani. Le app 'BeAware Bahrain', 'Shlonik' del Kuwait e 'Smittestopp' in Norvegia si sono distinte come alcuni degli strumenti di sorveglianza di massa più allarmanti. Tutte e tre infatti effettuano attivamente il tracciamento in tempo reale o quasi reale della posizione degli utenti caricando frequentemente le coordinate GPS su un server centrale.

La sicurezza sanitaria sembra fare a pugni con il sacrosanto diritto alla privacy.

20 giugno 2020



Sul tema una riflessione di Manuel D'Elia:

Le libertà ci saranno restituite?

di Manuel D'Elia

(28 marzo 2020) - È incredibile quanto poco ci è voluto: abituarci ad avere un foglio di carta che ci permetta di uscire di casa. A contare i passi che facciamo in passeggiata con il cane: siamo nei 500 metri consentiti? Il supermercato che ha quel prodotto che mi serve e che trovo solo lì, ci posso andare anche se è 2 km più lontano di quello che ho proprio sotto casa? La nostra libertà personale ci verrà restituita?

In una pagina di "1984" il capolavoro di Orwell  si legge: “... La pattuglia avrebbe potuto anche fermarvi, se v'avesse incontrato. “Posso dare un'occhiata ai vostri documenti, camerata? Che state facendo da queste parti? A che ora avete lasciato il lavoro? È questo il percorso abituale per recarvi a casa?” e via di seguito. Non che ci fosse nessun precetto contrario al ritornare a casa per vie inconsuete: ma era abbastanza per attrarre l'attenzione della Psicopolizia, in specie se essa aveva già la pulce nell'orecchio.”

E così ci troviamo a pensare: il mio vicino, che dalla finestra vedo andare a fare la spesa: ma non ci è già andato ieri? L’esercito nelle strade, a controllare che non facciamo i furbi. Il nemico siamo noi! La camionetta dei pompieri che ci invita a stare in casa, passa e ripassa. È per il nostro bene? E l'ansia sale.

La verità sembra essere appannaggio di pochi eletti, anche tra gli esperti. Le opinioni diverse non sono tollerate. Ecco allora che il “Patto per la Scienza” si scaglia contro la virologa Maria Rita Gismondo. O la smette di dire quello che pensa (e che il Patto evidentemente non approva), oppure si andrà per vie legali. La scienza funziona così?  Burioni, che del Patto fa parte, il 4.2 scorso affermava che le possibilità dell'ingresso del virus in Italia era remoto (> leggi).

E tutto questo per cosa? Diciamo per ipotesi che tutto funziona: stiamo in casa un mese, due mesi, tre mesi, abbattiamo i contagi. Appena rimettiamo il naso fuori di casa, il virus probabilmente sarà ancora lì. Cosa facciamo, chiudiamo tutto di nuovo? E andiamo avanti così?

E i diritti che ci sono stati così velocemente tolti (sempre e solo per il nostro bene), ci verranno ridati con la stessa solerzia? Marco Della Luna,  laureato in legge e in psicologia, avvocato a Mantova dal 1984 e autore di diversi saggi, esprime il suo dubbio in proposito (> leggi).

Nel frattempo, l’Italia (non solo l’Italia, ma il “mal comune mezzo gaudio” non credo ci salverà) sarà in ginocchio. Molte delle imprese e dei professionisti che hanno dovuto chiudere per l’emergenza probabilmente non riusciranno a riaprire. Una mia, personale, previsione: i morti dovuti alla crisi saranno molti di più di quelli attribuiti al covid-19. Ma forse li conteranno più in sordina.

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