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La fabbrica delle notizie false: il ''caso Sandy Hook''

Controllare una notizia oggi è facile. Ma non si fa

La foto che vedete in alto è quella di un padre disperato. Chi sia e perchè tra un attimo piangerà a dirotto lo spiega il pezzo che pubblichiamo qui sotto. La riflessione è questa: grazie ad internet oggi il controllo delle notizie e delle fonti è più facile, eppure (e questo è il paradosso), è più facile cascarci. Chi usa la testa rischia di passare per complottista ed essere irriso: serve infatti un pensiero unico, che non ammette la libertà di pensiero. Ma casi come quelli che state per leggere ci inducono anche a porci una domanda: quante notizie nascono "alla bisogna" e ci fanno cadere nella più vera delle fake-news?
Domandiamoci anche cosa c'è in gioco. C'è in gioco la libertà.
E a poco gioverà ricordare che persino filosofi del calibro di Umberto Galimberti  ci hanno spiegato da tempo che la libertà è solo un'illusione. Il climax che si è creato mira a zittire anche chi ragionando con la propria testa arriva vicinissimo a quella conoscenza che ci rende liberi (per dirla con Noam Chomsky).
Ebbene il video di cui parliamo, e che nella parte più interessante dura meno di un minuto, ci mostra quanto facile sia entrare nella bolla di una notizia...più falsa che vera.
Quanto meno poco credibile. Leggi qui

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Il caso di Sandy Hook ed il video fantasma
(di Manuel D'Elia - marzo 2020)

C'è un video che, per quanto mi riguarda, è di una potenza tale che fa scomparire tutti gli altri.
Lo considero il video più importante del web, ed è forse proprio per questo motivo che è diventato quasi introvabile. Qualche utente ogni tanto lo ricarica, poi viene cancellato. E anche con la ricerca per parole chiave, che un tempo lo dava ai primi risultati, ora lo trovi  sempre più in fondo.
Siamo al 14 dicembre 2012. Adam Lanza, un ragazzo di vent’anni, dopo aver fatto irruzione armato nella scuola elementare di Sandy Hook (Connecticut), ha aperto il fuoco causando la morte di 27 persone, 20 delle quali bambini tra i 6 e i 7 anni. Tra le vittime, la piccola Emily Parker.
La sera stessa il padre di Emily, Robbie, rilascia una dichiarazione ripresa dalle telecamere della CNN, in cui mostra tutto il suo dolore. Questo video è facilmente reperibile su Youtube.
Più difficile è invece trovare il video che mostra il fuori onda: quei pochi secondi prima dell’inizio delle riprese nei quali Robbie arriva, sorride, scambia due battute con i presenti e… inizia a concentrarsi e prepararsi per entrare nella parte del genitore distrutto dal dolore. Appena è pronto, ciak, si gira: GUARDA IL VIDEO

Basta guardarlo per capire. E si capisce che Robbie Parker non può essere il padre di una bambina che è appena stata ammazzata, perché non avrebbe bisogno di fingere il suo dolore.
Capisci che tutte le persone intorno a lui fanno parte della recita, perché non trovano nulla di strano nel comportamento di Robbie.
E così, a cascata, arrivi a capire qualcosa di apparentemente inconcepibile: a Sandy Hook non c’è stata nessuna strage.
Perché, se una strage di bambini ci fosse stata, non avrebbero avuto bisogno di trovare un figurante pronto a calarsi, la sera stessa, nei panni del genitore affranto: ne avrebbero avuti almeno venti di genuini. Non c’è una narrazione coerente che parte dalla strage nella scuola e arriva al video “rubato” a Robbie.
Ma ancora ti sembra impossibile. Ti chiedi: ma quella scuola esisteva, qualcuno ci andava. Non possono aver finto una cosa del genere. Robbie Parker è anche stato ricevuto alla Casa Bianca, vorrai mica dire che Obama faceva parte della recita? Eppure...
Ed ecco perché è un video importantissimo: trenta secondi e capisci che possono raccontarti le bugie più incredibili sapendo di farla franca.
E poi, il resto vien da sé: se hanno finto una cosa del genere, di cosa ci possiamo fidare, di quello che vediamo in tv o leggiamo sui giornali? Ricordiamocene, soprattutto adesso, nel momento difficile che stiamo vivendo.
Per concludere, a chi fosse interessato ad approfondire suggerisco di leggere quanto scritto sull’argomento da Miles Mathis (clicca qui). Unisce i puntini per fare un quadro coerente dell’inganno. Ma è un di più, che viene dopo: i trenta secondi di Robbie Parker sono già sufficienti da soli.

 


Autore: Manuel D'Elia

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