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Il green pass mina la società. Ecco perchè

Riceviamo e pubblichiamo

di Andrea Bocchieri* - Il green-pass incide sull’essenza umana della vita. La Chiesa cattolica, paladina della vita, a buon diritto spinge la gente a vaccinarsi. Ma quando si contrabbanda il green-pass come un mezzo giustificato dal fine della salvaguardia della vita, di quale “vita” si sta parlando? Esiste forse una vita umana a cui siano negati gli spazi della socialità? Non è forse l’uomo un “animale sociale”? È una vita umana quella a cui sia negato l’accesso ai luoghi della cultura?

“Fatti non foste a viver come bruti / ma a seguir virtute e canoscenza”, e la conoscenza per Dante non era di certo soltanto quella religiosa!

Il green-pass istituisce privilegi nell’accesso alle occasioni di socialità e di cultura. Non limita o nega “diritti” individuali ma, amputando le possibilità dell’esistenza propriamente umana, incide pericolosamente sulla forma umana della vita, che è sempre e comunque sociale (per es. che senso avrebbe un film visto dal solo regista?).

Il green-pass è un attentato all’umanità e allo Stato democratico. Perciò non lo possiamo considerare un mezzo giustificato dal fine. Spero che questa non sia la vera “guerra” che stiamo perdendo.

Ma ci sono altre considerazioni che vorrei fare. La prima:

1) Il green-pass non è necessario per aumentare il numero dei vaccinati. Se si voleva approfittare della voglia di vacanze degli italiani, sembra che l’idea del green-pass sia fallita. La sua introduzione corrisponde infatti ad un crollo delle vaccinazioni, passate da 3.800.000 nella terza settimana di luglio ad un milione e mezzo nella terza settimana di agosto (16-22). Nonostante che gli italiani siano stati trattati come pecore, da stimolare con la paura e i ricatti, e non come cittadini, al posto del green-pass sarebbe stata più adeguata una propaganda chiara, onesta e univoca (“è meglio vaccinarsi, anche se non garantisce l’immunità però assicura sintomi lievi e diminuisce di molto le probabilità di contagio”), non la ridda di voci “autorevoli” ed articoli disorientanti (“tot vaccinati si sono ammalati” ‒ ma quanto? “il vaccino non protegge al 100%” ‒ ma protegge abbastanza! “i vaccinati sono contagiosi” ‒ ma se è così cosa mi vaccino a fare? mentre in realtà la carica virale è mediamente bassa).

2. Il green-pass agisce come un ricatto. Se non hai il green-pass non puoi sederti al bar, anche se fuori fa freddo, se non hai il green-pass non puoi andare al cinema, non al museo, non ad un concerto anche se all’aperto (però puoi fare una tavolata da 20 in un ristorante all’aperto e puoi andare a messa, perché fa bene alla vita nell’altro mondo, se non a quella di questo ‒ e poi perché i politici, si sa, sono superstiziosi: sempre meglio avere un santino nel taschino). Ma uno Stato che agisce sulla gente tramite ricatti non è uno Stato di diritto, perché agisce come uno stato di mafia, o una dittatura. Questo non è ammissibile. Meglio pensare ad incentivi: si sono inventati la lotteria fiscale, non si poteva fare una bella lotteria vaccinale?

3. Il green-pass istituisce privilegi ed è un attenato allo Stato democratico. La Rivoluzione Francese volle abolire i privilegi e l’antico regime politico che su di essi si fondava. Ai privilegi si dovevano sostituire diritti e doveri universali, cioè uguali per tutti: “la legge è uguale per tutti”. Il green-pass introduce un sistema (tra l’altro incoerente) di privilegi. Si sostiene che si tratta di un provvedimento d’emergenza, ma siamo da un anno e mezzo in “emergenza” ed uno stato d’emergenza non è più uno Stato di diritto. Ormai sembra che sia chi governa che chi dovrebbe svolgere il ruolo di controllore (in primo luogo i “liberi” organi d’informazione, che per questo sono sovvenzionati dallo Stato democratico) abbia perso di vista i parametri fondamentali. L’emergenza dev’essere breve, altrimenti altera il sistema delle libertà in un modo i cui sviluppi poi è difficile controllare. La paura della prossima “ondata” fa presagire la paura della prossima “pandemia” e possiamo star sicuri che il Ministro della Paura chiederà lo stato d’emergenza preventivo alle prime avvisaglie di un qualsiasi nuovo “nemico”. Lo “spirito critico” non può accettare di essere messo in mora in una democrazia, nemmeno durante una guerra. E questa ‒ per favore un po’ di decenza! ‒ non lo è.

4. Il green-pass contribuisce ulteriormente a minare la comunità civile e umana. Il discorso politico (pressoché all’unisono) che ha sostenuto le risposte all’epidemia è stato un discorso bellico: “guerra contro il virus”, “medici e infermieri in prima linea, in trincea”, “siamo sotto attacco del virus”, “coprifuoco” (ma quale “fuoco nemico”?). I continui appelli all’unità nazionale (come se il virus facesse distinzioni!), i toni esageratamente allarmistici (da ultimo Ilaria Capua: “la notizia brutta è...; la notizia bruttissima è...”), la comunicazione priva di elementi di misura e di confronto  (per es. numeri e non percentuali) si sono sommati con gli effetti egoistici della paura indotta. La popolazione si è divisa in due tribù diseguali, quella dei “responsabili” (convinti di essere “eroici”) e quella dei liberi pensatori (per gli altri: “irresponsabili”, quindi “nemici” della salute pubblica). Non so chi abbia inventato l’espressione “distanziamento sociale”: è un truffatore, perché il distanziamento tra le persone è necessariamente “asociale”. Sta di fatto che è aumentata la diffidenza e le risposte individuali al covid hanno frantumato amicizie e rapporti. Non è vero che “torneremo ad abbracciarci”. Se ci andrà bene ci vorrà un sacco di tempo e di attenzione (che son sicuro mancherà) per ricostituire il tessuto strappato della relazionalità umana di base.
 

*docente di filosofia e storia

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