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Covid19 ed epidemie nella storia

E' pandemia, ma non tutto è perduto: ce la faremo

La prima difesa è il distanziamento: dunque stiamo a casa. Il virus può solo essere rallentato. Oggi che dobbiamo imparare a coesistere con una parola nuova nella nostra vita, pandemia, vista nei film, paventata nelle peggiori previsioni, dobbiamo cambiare abitudini e comprendere che il bene di tutti è il bene mio. Ma non dobbiamo sconfortarci. Dobbiamo essere consapevoli della posta in gioco.

Pandemia è parola che deriva dal greco pan (tutto) e demos (popolo). Dunque "tutto il popolo" delle terra farà i conti con questa malattia epidemica che si espande rapidamente diffondendosi in più aree geografiche del mondo, a causa di un patogeno altamente virulento che si chiama COVID19.

Nella storia si sono verificate numerose pandemie. Ma l'uomo è sopravvissuto. Fra le pandemie più catastrofiche si possono annoverare la febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, 430 a.C., che uccise un quarto delle truppe di Atene ed un quarto della popolazione, nel giro di quattro anni.

Venne poi la  Peste antonina, tra 165-180 d.C.. ovvero il vaiolo, portato dalle truppe di ritorno dalle province del Vicino Oriente, che uccise cinque milioni di persone. Fra il 251 e il 266 si ebbe il picco di una seconda pandemia dello stesso virus; pare che a Roma in quel periodo morissero 5.000 persone al giorno.

La storia delle pandemie annovera anche il Morbo di Giustiniano, del 541; fu la prima pandemia nota di peste bubbonica. Partendo dall'Egitto giunse fino a Costantinopoli; secondo lo storico bizantino Procopio, morirono quasi la metà degli abitanti della città, a un ritmo di 10.000 vittime al giorno.

Con un salto di 1000 anni arriviamo alla Peste nera, che si manifestò a partire dal 1300 portata in Sicilia dai mercanti italiani provenienti dalla Crimea, diffondendosi in tutta Europa e uccidendo venti milioni di persone in sei anni (un terzo della popolazione totale del continente).

Nel 1489, in Spagna, ci fu il tifo, chiamato anche "febbre da accampamento" o "febbre navale" scaturito da  situazioni di guerra. Ma tutti ricordiamo l'influenza spagnola, 1918-1919. Iniziò nell'agosto del 1918 in tre diversi luoghi: Brest, in Francia; Boston, nel Massachusetts; e Freetown in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più). Sparì dopo 18 mesi. 

L'asiatica, rilevata per la prima volta in Cina nel febbraio del 1957, raggiunse gli Stati Uniti nel giugno dello stesso anno, facendo circa 70.000 morti. Il ceppo era lo H2N2.

E di virus in virus siamo ai giorni nostri con l'influenza di Hong Kong, 1968-1969 (34000 vittime) grazie a un virus H3N2 che è ancora oggi in circolazione.

L' H1N1, (2009-agosto 2010), denominata originariamente "influenza suina" perché trasmessa dal maiale all'uomo ebbe origine in Messico, estendendosi poi in soli 2 mesi a quasi 80 paesi. Attualmente il virus H1N1 si comporta similmente ad altri virus stagionali.

Oggi a spaventarci è l'epidemia di COVID-19 del 2019-2020, dichiarata pandemia l'11 marzo 2020, data che si iscriverà nella memoria collettiva. La nostra memoria di uomini del terzo Millenio.

Ne siamo tutti testimoni. Ma ne siamo anche consapevoli?

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