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Pandemia ed effetti collaterali

La sindrome della capanna - Parla la psicologa Elisa Caponetti

Da un lato c’è chi sembra essere desideroso di voler recuperare quest’ultimo anno vissuto in isolamento, godendo intensamente e appieno ogni istante di libertà. All’opposto, c’è invece chi si porta dietro i segni di tutto questo.

La paura verso il mondo esterno generata dal martellaemnto dei media, il timore di star male e dei rischi che si corrono al di fuori della propria abitazione,  il terrore di ammalarsi e contagiare i propri familiari, produce un disagio descritto come la "sindrome della capanna'' detta anche sindrome del prigioniero.

E così arriva la paura di uscire e di lasciare la propria abitazione, unico luogo ritenuto rassicurante e protettivo da ogni pericolo o contagio. Questa sindrome, si manifesta nel momento in cui è di nuovo possibile prendere contatto con la vita che si svolgeva precedentemente e si può così tornare ad avere contatti con il mondo esterno.

''La sindrome della capanna può manifestarsi ogni qual volta si vivono lunghi periodi in cui avviene un distacco dalla vita normale, dal proprio abituale quotidiano e dalla realtà. Ed è così che nel momento (seppur tanto atteso) in cui si può nuovamente uscire, la paura prende il sopravvento e si trasforma in paralisi'' afferma la psicologa Elisa Caponetti che a febbraio ha dato alle stampe per Albatros "Vittime di violenza: storie di ordinaria quotidianità'' un libro su un'altra emergenza: la violenza domestica.

Elisa Caponetti è laureata in Psicologia e specializzata in Psicoterapia di Coppia e Familiare.
Svolge l’attività di Consulente Tecnico d’Ufficio e Perito del Tribunale.

 

Nella sindrome da capanna possono prendere il sopravvento ansia, insicurezza, tristezza,  depressione, paura, irritabilità,  ma anche i disturbi del sonno, e ancora, assenza di energia e di entusiasmo, calo della motivazione, percezione di solitudine e assenza di speranza sino ad arrivare al non sentirsi di appartenere a questa società.

Come detto però, non tutti reagiscono sviluppando tale sindrome. Le persone colpite, sono soprattutto coloro che hanno vissuto la lunga fase di lockdown e di restrizioni imposte, con uno stato di profonda sofferenza non riuscendo a cogliere anche la parte positiva del ritrovarsi ad avere tempo a disposizione per se stessi cogliendone gli aspetti positivi. I sintomi che ne conseguono, possono limitarsi ad un malessere temporaneo, ma possono invece configurarsi come quadro clinico caratterizzato da maggiori criticità.

La sindrome della capanna può essere utilmente affrontata: serve condividere quanto si sta affrontando con qualcuno, esternando i propri stati d’animo. Ciò aiuta non soltanto a ridimensionare il tutto, ma limita anche il proprio senso di solitudine.

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