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Turismo invernale: una proposta ci sarebbe

Annata da dimenticare: - 50%, e la chiusura impianti fa tremare la montagna

(foto Valgardena.it) - La proposta di mediazione per evitare un completo tracollo del settore turistico invernale, ci sarebbe. Va analizzata con attenzione: non si tratta di appagare i vacanzieri ricchi, si tratta di contingentare e di non far morire l'indotto anche perchè bisogna fare i conti con la concorrenza e differenza di vedute tra gli Stati delle Alpi, con la Svizzera fuori dall’Unione Europea già aperta e l’Austria in procinto di aprire gli impianti.

E dunque: per le festività gli impianti potrebbero restare aperti a ospiti di alberghi e seconde case. La proposta delle Regioni alpine, che sta lavorando con un forte di coordinamento dei 7 assessori provinciali e regionali del turismo, non è peregrina. Verte su  vacanze di Natale "diverse", con la possibilità di sciare solo per chi pernotta almeno una notte nelle diverse destinazioni o per chi possiede o affitta una seconda casa nelle zone sciistiche: è la proposta degli assessori delle Regioni alpine per evitare gli assembramenti nelle località turistiche.

"Concedere lo skipass a chi ha pernottato in una struttura ricettiva e a chi possiede o prende in affitto una seconda casa consente di controllare al meglio l’afflusso all’impianto sciistico. Il pendolarismo può infatti essere un problema in certe giornate" affermano gli assessori di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia.

"La soluzione che proponiamo al Governo Conte permette di avviare la stagione invernale con gradualità, in questo modo si potranno applicare i protocolli di sicurezza che abbiamo approvato lunedì scorso e metterli alla prova - proseguono gli assessori delle Regioni alpine - infatti, se consentiamo l’acquisto degli skipass solo a chi ha pernottato in una struttura ricettiva o in una seconda casa saremo in grado di sapere con precisione il numero degli avventori per ogni giorno e in questo modo potremo gestire al meglio l’afflusso e il deflusso agli impianti di risalita. Si tratta di una soluzione ragionevole, da adattare alle esigenze di ciascun territorio. Il Governo ci ascolti, consenta l’apertura degli impianti di risalita con questo criterio e permetta la mobilità regionale".
Permettere la mobilità regionale durante le festività è infatti un requisito necessario per il settore. "Se il Comitato Tecnico Scientifico e il Governo intendono vietarla per evitare feste e momenti di aggregazione, consentano perlomeno la mobilità tra Regioni per chi ha prenotato in una struttura ricettiva almeno una notte".

Trovare un compromesso con il Governo di Roma è importante. "Serve a scongiurare una chiusura totale delle località turistiche invernali è d’obbligo, ne va della sopravvivenza della montagna, dei suoi lavoratori e del suo indotto di 20 miliardi" concludono gli assessori. Ovvero Daniel Alfreider (che è anche Vicepresidente Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Giovanni Bertschy (Vicepresidente Regione Autonoma Valle d’Aosta), Sergio Bini (Assessore al Turismo Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Martina Cambiaghi (Assessore allo Sport Regione Lombardia), Federico Caner (Assessore al Turismo Regione Veneto), Roberto Failoni (Assessore al Turismo Provincia Autonoma di Trento), Fabrizio Ricca (Assessore allo Sport Regione Piemonte)

 

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2020: L'ANNUS HORRIBILIS DEL TURISMO
Perdite enormi, non poteva essere diversamente

(ottobre 2020) - Dati fortemente negativi, ma c'era da aspettarselo: -50% sul turismo italiano, -30% in Trentino che segna consistenti flessioni anche sul numero degli addetti. Si calcolano già cento miliardi di perdita nel 2020: si sono perse 65 milioni di presenze perse soltanto nel periodo giugno-agosto. Il settore che  vale il 13% del Pil nazionale, è in ginocchio, stando ai dati di Confturismo Confcommercio e da Assoturismo. La sola città di Firenze (nella foto) ha perso 58 milioni di tassa di soggiorno non entrati nelle casse comunali.

Non una ripartenza, ma una vera e propria rinascita. Il turismo richiede un cambio di paradigmi, questo è quanto è emerso dai numerosi interventi al Meet Tourism Lucca, il meeting internazionale svoltosi online e nato sotto l’Alto Patronato del Parlamento Europeo, con la collaborazione della Commissione Europea, Istituto Europeo degli Itinerari Culturali del Consiglio d'Europa, con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Lucca, Anci Toscana, il supporto di Toscana Promozione Turistica e la collaborazione di Fondazione Campus di Lucca. 

Formazione, digitalizzazione e accessibilità, sono stati i temi chiave del convegno internazionale che ha svolto un focus sulla scoperta e valorizzazione dei percorsi culturali e delle destinazioni di eccellenza europee.

Nelle 2 giornate di lavoro  55 relatori italiani e stranieri, con la collaborazione di Organizzazioni Internazionali (Parlamento Europeo, Istituto Europeo degli Itinerari Culturali Europei, Osservatorio Internazionale Emergenza Turismo) e collegamenti con Canada, Francia e Lussemburgo si è discusso di come lavorare sul turismo di domani.

Tra le parole chiave dell'incontro,  “etica” ed estetica. Il filosofo Salvatore Veca, Presidente della Fondazione Campus di Lucca, aprendo i lavori ha auspicato per il post pandemia porti non ad un ritorno alla normalità, ma  ad una rigenerazione, una nuova visione legata all'etica.

''Occorre puntare sugli itinerari culturali europei'', è stato detto ''ovvero su quei luoghi che mettono al centro persone, bellezza, cultura, innovazione, dialogo interculturale e interreligioso democrazia e diritti umani, sono l'emblema di un turismo sostenibile e di qualità''.

La nuova domanda sarà legata al turismo della salute, inteso come stato di benessere psicofisico. Il turismo come viaggio di scoperta, diventa anche viaggio interiore alla scoperta di sé e quindi si unisce al tema del “ben-essere” fisico, culturale, spirituale, enogastronomico. Il turismo sarà prevalentemente open air, diffuso e più sostenibile perché i viaggi saranno individuali o si faranno in piccoli gruppi e quindi più a misura del nostro territorio.

Quale sarà il turista di domani? Sicuramente privilegialuoghi all’aperto, in modo consapevole e prestando attenzione alla comunità, alla qualità dei servizi e rispetto della qualità ambientale, attento a valutare il suo impatto sulle destinazioni che visita.

Sarà inoltre uno smart-worker e quindi è necessario mettere a disposizione di tutti (anche nelle aree più remote) il diritto di accesso alla rete. Inoltre il turista è sempre meno turista e sempre più cittadino. Per questo il sistema turismo deve essere sempre più attento ai bisogni reali del visitatore. E' necessario sviluppare una capacità di accoglienza diffusa che parta dalla consapevolezza dei cittadini, passando dagli operatori turistici per arrivare alla gestione degli spazi urbani: i turisti sono una ricchezza e devono essere ben accolti ad ogni tipo di livello.

La crescita del turismo dei borghi e nelle aree interne  chiederà accoglienza: i borghi infatti non devono essere solo delle belle bomboniere, ma centri attivi e “vivi”, ossia autentici. Ed è così che il turista ritroverà la dimensione della scoperta e del viaggio che si trasforma in esperienza. Speriamo possa accadere presto.
(c.perer)

 

> Il grido d'allarme dei Ristoranti del buon ricordo

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