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Turismo: ecco quale sarà la domanda nella ripartenza

Pandemia: incalcolabili i danni al turismo

Dati fortemente negativi, ma c'era da aspettarselo: -50% sul turismo italiano e consistenti flessioni anche sul numero degli addetti. Mancano all'appello 100 miliardi di ricavi nel 2020: si sono perse 65 milioni di presenze soltanto nel periodo giugno-agosto.

Il settore che  vale il 13% del Pil nazionale, è in ginocchio, stando ai dati di Confturismo Confcommercio e da Assoturismo. La sola città di Firenze ha perso 58 milioni di tassa di soggiorno non entrati nelle casse comunali.

Non una ripartenza, ma una vera e propria rinascita. Il turismo richiede un cambio di paradigmi, questo è quanto è emerso dai numerosi interventi al Meet Tourism Lucca, il meeting internazionale svoltosi online e nato sotto l’Alto Patronato del Parlamento Europeo, con la collaborazione della Commissione Europea, Istituto Europeo degli Itinerari Culturali del Consiglio d'Europa, con il patrocinio di Regione Toscana, Comune di Lucca, Anci Toscana, il supporto di Toscana Promozione Turistica e la collaborazione di Fondazione Campus di Lucca. 

Formazione, digitalizzazione e accessibilità, sono stati i temi chiave del convegno internazionale che ha svolto un focus sulla scoperta e valorizzazione dei percorsi culturali e delle destinazioni di eccellenza europee.

Nelle 2 giornate di lavoro  55 relatori italiani e stranieri, con la collaborazione di Organizzazioni Internazionali (Parlamento Europeo, Istituto Europeo degli Itinerari Culturali Europei, Osservatorio Internazionale Emergenza Turismo) e collegamenti con Canada, Francia e Lussemburgo si è discusso di come lavorare sul turismo di domani.

Tra le parole chiave dell'incontro,  “etica” ed estetica. Il filosofo Salvatore Veca, Presidente della Fondazione Campus di Lucca, aprendo i lavori ha auspicato per il post pandemia porti non ad un ritorno alla normalità, ma  ad una rigenerazione, una nuova visione legata all'etica.

''Occorre puntare sugli itinerari culturali europei'', è stato detto ''ovvero su quei luoghi che mettono al centro persone, bellezza, cultura, innovazione, dialogo interculturale e interreligioso democrazia e diritti umani, sono l'emblema di un turismo sostenibile e di qualità''.

La nuova domanda sarà legata al turismo della salute, inteso come stato di benessere psicofisico. Il turismo come viaggio di scoperta, diventa anche viaggio interiore alla scoperta di sé e quindi si unisce al tema del “ben-essere” fisico, culturale, spirituale, enogastronomico. Il turismo sarà prevalentemente open air, diffuso e più sostenibile perché i viaggi saranno individuali o si faranno in piccoli gruppi e quindi più a misura del nostro territorio.

Quale sarà il turista di domani? Sicuramente privilegialuoghi all’aperto, in modo consapevole e prestando attenzione alla comunità, alla qualità dei servizi e rispetto della qualità ambientale, attento a valutare il suo impatto sulle destinazioni che visita.

Sarà inoltre uno smart-worker e quindi è necessario mettere a disposizione di tutti (anche nelle aree più remote) il diritto di accesso alla rete. Inoltre il turista è sempre meno turista e sempre più cittadino. Per questo il sistema turismo deve essere sempre più attento ai bisogni reali del visitatore. E' necessario sviluppare una capacità di accoglienza diffusa che parta dalla consapevolezza dei cittadini, passando dagli operatori turistici per arrivare alla gestione degli spazi urbani: i turisti sono una ricchezza e devono essere ben accolti ad ogni tipo di livello.

La crescita del turismo dei borghi e nelle aree interne  chiederà accoglienza: i borghi infatti non devono essere solo delle belle bomboniere, ma centri attivi e “vivi”, ossia autentici. Ed è così che il turista ritroverà la dimensione della scoperta e del viaggio che si trasforma in esperienza. Speriamo possa accadere presto.
(c.perer)

 

> Il grido d'allarme dei Ristorazione

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