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Federico Samaden: ''Anche il territorio ha un'anima''

Costruire un territorio ospitale  basato su economie sostenibili che difendendo la propria identità  diventa attrattivo. In Valsugana si è lavorato seriamente attorno a questioni come questa, non certo per fare speculazione filosofica fine a se stessa, ma per individuare un turismo possibile, esperienziale e fondato sulla conoscenza.  Come? riscoprendo o lavorando sull'Anima del Territorio.

Federico Samaden, dirigente scolastico dell'Istituto Alberghiero di Levico (e per un lungo periodo anche di quello di Rovereto quando i due istituti costituivano un corpo unico), ha steso il manifesto del territorio accogliente, che declina l'ospitalità come un bene comune, cioè un patrimonio collettivo. Anzitutto va detto che tutti possono essere ospitali, a prescindere dal ceto sociale. Tutti, dunque, concorrono a produrre un territorio ospitale.

Il segnale più evidente? “Il sorriso. E' questo lo specchio dell’ospitalità che è un sentimento verso l’altro, è volere il suo bene – spiega Samaden - “Ospitalità è un grande costume civile, uno stile che unisce gli uomini. Uno scambio di emozioni, un’esperienza di uguaglianza. L’ospitalità è dunque un grande costume civile, da costruire e diffondere” aggiunge.

foto C.Perer

E se si tratta di un bene corale (in quanto sgorga dalla comunità) riguarda imprese, scuola, formazione, cittadini e istituzioni. E' dunque un modo di essere di tutti che va difeso, un vivere “diverso” che si trasforma in valore.

“Io lo definisco un abbraccio infinito che unisce gli uomini. E quindi ospitalità è amare ed essere orgogliosi del proprio territorio. E' sostanza attraverso la forma” afferma Samaden che nel 2010, apre la sede staccata dell'Alberghiero di Levico a Roncegno, solo per necessità di ulteriori spazi, ma pensa ad una una proposta formativa inedita: la gestione di un ristorante didattico, Nasce così “Sensi” la prima esperienza di formazione in assetto lavorativo (> leggi la nostra recensione)

“Per noi è stato il luogo per testare un modello di ospitalità che mette al centro la cultura sia come fattore educativo sia come sviluppo economico. Per rispondere alla domanda 'come faccio a rendere più ospitale un territorio' le strade a mio avviso sono tre: la cultura dell'ospitalità, modelli di ospitalità e d'impresa utili allo sviluppo sostenibile, ed infine modelli formativi che sostengono questo sviluppo”.

Samaden indica una strategia. “Occorre stimolare i territori a diventare protagonisti della loro ospitalità e siccome territori sono fatti di individui e di case, l'ospitalità parte dai residenti”.

A Levico tutto questo è stato sperimentato proprio nel ristorante didattico gestito dagli studenti dell'alberghiero, alle prese con clienti veri, del vicino hotel Flora. Nel periodo scolastico (in cui è chiuso) è stata sviluppata un'attività didattica centrata sui temi dell'identità e dello scambio dei saperi con scuole alberghiere di altre regioni invitate a portare i propri menù regionali per sperimentarli nei corsi di alta formazione post-diploma. Da questi laboratori, il 90% dei partecipanti esce con la garanzia di trovare immediata occupazione in hotel con standard di alto livello.

 

“In merito all'Alta Formazione ci siamo anche chiesti se questa era davvero la via giusta – racconta Samaden - ed abbiamo intessuto relazioni anzitutto con la Svizzera per essere certi che il nostro sistema potesse attingere all'esperienza dei migliori formatori di hospitality al mondo: la scuola di Bellinzona e il sistema della Formazione Alberghiera di livello universitario di Losanna che sforna i migliori addetti del settore. Ci hanno testato e riconosciuto il nostro percorso di studi. Quindi un ragazzo che esce dal nostro biennio alberghiero a Levico può proseguire in Svizzera il terzo anno il percorso di alta formazione che dà sbocchi lavorativi immediati e di grande prestigio”.

Samaden ne va giustamente orgoglioso perché un piccolo paese come Roncegno, che a suo tempo era stato protagonista di un turismo di un certo livello, venuto meno col tempo, ha potuto essere trasformato con le leve della conoscenza, costruendo relazioni e reti per riattivare l'accoglienza in un settore - quello giovanile – che darà risultati nel tempo: questi giovani probabilmente torneranno.

L’ospitalità è anche cura del territorio. “Ospitare è comunicare e ascoltare. L’Italia, ricca di beni e diversità ha bisogno di sostenere questo suo saper essere ospitale”. Come? Curando bene la relazione tra chi ospita e chi arriva nel territorio. “E' una relazione di dono e controdono: basti pensare che il termine ospite vale per chi accoglie e chi è accolto. L’ospitalità è pertanto un processo di scambio e di eguaglianza. Ovvero qualcosa che costruisce comunità”.

La visione di Samaden è suggestiva. “Non potrebbe esserci ospitalità in un territorio che non ha cura o cancella le orme degli uomini. Il territorio è un’eredità, ma è anche l’origine dell'identità. Ospitare nei territori significa quindi aver cura di monumenti e paesaggi, ovvero della storia che c’è dentro le cose”.

Serve quindi formazione all’ospitalità. La scuola è decisiva perchè educa ad una forma di responsabilità: tutto va lasciato a chi verrà dopo. Anche le imprese devono aver cura del territorio. Oltre ad essere economiche devono avere consapevolezza che sono rappresentano e dicono la cultura del luogo. Attraverso i prodotti degli artigiani, frutto del loro sapere, sono narrazioni del “fare” di una comunità.

In Valsugana tutto questo è stato possibile anche grazie alla forte sinergia e condivisione sviluppata con l'Apt Valsugana Lagorai, divenuta partner di questo percorso. Insieme a Samaden ha dato vita ad “Ospitalia”, un importante laboratorio di elaborazione e discussione delle pratiche che a livello nazionale e locale si possono mettere in atto. Perché l'Anima dei Territori va spesso riscoperta o solo riattivata. In ogni caso è un cammino che consegna ad ogni località un posto sicuro nel mercato del turismo.

Con Covid19 tutto è cambiato e il turismo è al tappeto. Ma la sensazione è che vinceranno quelle località che hanno puntato da tempo su sostenibilità e servizi alla persona. La Valsugana  è la prima destinazione al mondo che ha ottenuto la certificazione per il turismo sostenibile secondo i criteri del GSTC, organizzazione nata per volere della Nazioni Unite per concretizzare i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Developement Goals). Un risultato di straordinaria rilevanza, che ha premiato lo stile di vita e i valori che da sempre contraddistinguono questa valle.

Per preservare e tramandare alle generazioni future una valle ''sostenibile'', chi promuove il turismo in Valsugana si appella ai turisti: rallentare i ritmi, evitare l’utilizzo della macchina, ridurre la produzione di rifiuti, acquistare prodotti locali ed entrare in relazione con le comunità contribuiscono a preservare, apprezzare e amare i luoghi e al tempo stesso fanno della vacanza un’esperienza memorabile da portare 'dentro' insieme alla consapevolezza di aver contribuito a rendere il mondo un posto migliore. info > qui

 

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