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Ospitalia: la sostenibile bellezza dell'ospitalità

Fare turismo oggi: come riscoprire l'anima dei territori

Giovedì 28 novembre e venerdì 29 novembre l' Hotel Palace di Roncegno Terme sarà sede di "Ospitalia, la sostenibile bellezza dell'ospitalità". Si discute delle nuove strade della formazione professionale che Federico Samaden (tra i promotori di OSPITALIA) ha certamente contribuito ad aprire, lavorando in sinergia con l'Apt di Valsugana e Lagorai. Tra i temi legati più specificatamete alla formazione c' è il sistema duale e il progetto di apprendistato di primo livello.  I poli formativi sono oggi strumento di collaborazione tra mondo della formazione, impresa e territorio. E di management dell'ospitalità come esempio di concreta sinergia tra il territorio e la formazione, parlerà Stefano Ravelli  amministratore delegato di Apt Valsugana Lagorai che ha lavorato alla certificazione del territorio raggiungendo questo risultato proprio la scorsa estate.

Il programma della due giorni >clicca qui
In questa pagina l'intervista realizzata con Federico Samaden dirgente dell'Alberghiero di Levico e Rovereto.

 

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FEDERICO SAMADEN: "OSPITALITA' E' SORRIDERE"

di Corona Perer

 

Cosa significa oggi costruire un territorio basato su economie sostenibili? In Valsugana da tempo si ragiona attorno a questioni immateriali che un tempo sarebbero sembrate pura speculazione filosofica fine a se stessa. E invece no: sono vie per un turismo possibile, esperienziale e fondato sulla conoscenza. La convinzione è che sia possibile costruire un territorio ospitale che resta tale difendendo la propria identità e che, proprio perché la difende, rimane attrattivo. Come? Riscoprendo o lavorando sull'Anima del Territorio.

 

Federico Samaden, dirigente scolastico dell'Alberghiero di Levico e Rovereto, ne è così convinto da aver steso il manifesto del territorio accogliente, che declina l'ospitalità come un bene comune, cioè un patrimonio collettivo. Anzitutto va detto che tutti possono essere ospitali, a prescindere dal ceto sociale. Tutti, dunque, concorrono a produrre un territorio ospitale.

Il segnale più evidente? “Il sorriso. E' questo lo specchio dell’ospitalità che è un sentimento verso l’altro, è volere il suo bene – spiega Samaden - “Ospitalità è un grande costume civile, uno stile che unisce gli uomini. Uno scambio di emozioni, un’esperienza di uguaglianza. L’ospitalità è dunque un grande costume civile, da costruire e diffondere” aggiunge.

E se si tratta di un bene corale (in quanto sgorga dalla comunità) riguarda imprese, scuola, formazione, cittadini e istituzioni. E' dunque un modo di essere di tutti che va difeso, un vivere “diverso” che si trasforma in valore.

“Io lo definisco un abbraccio infinito che unisce gli uomini. E quindi ospitalità è amare ed essere orgogliosi del proprio territorio. E' sostanza attraverso la forma” afferma Samaden che nel 2010, apre la sede staccata dell'Alberghiero di Levico a Roncegno, solo per necessità di ulteriori spazi, ma pensa ad una una proposta formativa inedita: la gestione di un ristorante didattico, Nasce così “Sensi” la prima esperienza di formazione in assetto lavorativo.

“Per noi è stato il luogo per testare un modello di ospitalità che mette al centro la cultura sia come fattore educativo sia come sviluppo economico. Per rispondere alla domanda 'come faccio a rendere più ospitale un territorio' le strade a mio avviso sono tre: la cultura dell'ospitalità, modelli di ospitalità e d'impresa utili allo sviluppo sostenibile, ed infine modelli formativi che sostengono questo sviluppo”.

Samaden indica una strategia. “Occorre stimolare i territori a diventare protagonisti della loro ospitalità e siccome territori sono fatti di individui e di case, l'ospitalità parte dai residenti”.
A Levico tutto questo è stato sperimentato proprio nel ristorante didattico gestito dagli studenti dell'alberghiero, alle prese con clienti veri, del vicino hotel Flora. Nel periodo scolastico (in cui è chiuso) è stata sviluppata un'attività didattica centrata sui temi dell'identità e dello scambio dei saperi con scuole alberghiere di altre regioni invitate a portare i propri menù regionali per sperimentarli nei corsi di alta formazione post-diploma. Da questi laboratori, il 90% dei partecipanti esce con la garanzia di trovare immediata occupazione in hotel con standard di alto livello.

“In merito all'Alta Formazione ci siamo anche chiesti se questa era davvero la via giusta – racconta Samaden - ed abbiamo intessuto relazioni anzitutto con la Svizzera per essere certi che il nostro sistema potesse attingere all'esperienza dei migliori formatori di hospitality al mondo: la scuola di Bellinzona e il sistema della Formazione Alberghiera di livello universitario di Losanna che sforna i migliori addetti del settore. Ci hanno testato e riconosciuto il nostro percorso di studi. Quindi un ragazzo che esce dal nostro biennio alberghiero a Levico può proseguire in Svizzera il terzo anno il percorso di alta formazione che dà sbocchi lavorativi immediati e di grande prestigio”.

Samaden ne va giustamente orgoglioso perché un piccolo paese come Roncegno, che a suo tempo era stato protagonista di un turismo di un certo livello, venuto meno col tempo, ha potuto essere trasformato con le leve della conoscenza, costruendo relazioni e reti per riattivare l'accoglienza in un settore - quello giovanile – che darà risultati nel tempo: questi giovani probabilmente torneranno.

L’ospitalità è anche cura del territorio. “Ospitare è comunicare e ascoltare. L’Italia, ricca di beni e diversità ha bisogno di sostenere questo suo saper essere ospitale”. Come? Curando bene la relazione tra chi ospita e chi arriva nel territorio. “E' una relazione di dono e controdono: basti pensare che il termine ospite vale per chi accoglie e chi è accolto. L’ospitalità è pertanto un processo di scambio e di eguaglianza. Ovvero qualcosa che costruisce comunità”.

La visione di Samaden è suggestiva.
“Non potrebbe esserci ospitalità in un territorio che non ha cura o cancella le orme degli uomini. Il territorio è un’eredità, ma è anche l’origine dell'identità. Ospitare nei territori significa quindi aver cura di monumenti e paesaggi, ovvero della storia che c’è dentro le cose”.

Serve qundi formazione all’ospitalità. La scuola è decisiva perchè educa ad una forma di responsabilità: tutto va lasciato a chi verrà dopo. Anche le imprese devono aver cura del territorio. Oltre ad essere economiche devono avere consapevolezza che sono rappresentano e dicono la cultura del luogo. Attraverso i prodotti degli artigiani, frutto del loro sapere, sono narrazioni del “fare” di una comunità.

In Valsugana tutto questo è stato possibile anche grazie alla forte sinergia e condivisione sviluppata con l'Apt Valsugana Lagorai, divenuta partner di questo percorso. Insieme a Samaden ha dato vita ad “Ospitalia”, un importante laboratorio di elaborazione e discussione delle pratiche che a livello nazionale e locale si possono mettere in atto. Perché l'Anima dei Territori va spesso riscoperta o solo riattivata. In ogni caso è un cammino che consegna ad ogni località un posto sicuro nel mercato del turismo.

 

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