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Castello di Miradolo, autunno con mostra

Pinerolo: nel giardino di Babet arriva Oliviero Toscani

Con l’avvento dell'autunno il Parco del Castello di Miradolo si veste di nuances delicatissime ed il foliage aggiunge emozione alla sempre emozionante visita che si può fare in quel di Pinerolo. La storia di questo bellissimo parco è antica ed è fatta anche di un amore recente: quello delle sue proprietarie per l'immensa bellezza che abita questi viali,  che loro custodiscono ed hanno restituito alla comunità e che fanno abitare da mostre prestigiose. La prossima sarà dedicata al grande fotografo Oliviero Toscani (dal 16 novembre).

"Ho camminato in lungo e in largo ascoltando questo luogo prima di decidere di avviare il recupero” afferma Paola Eynard vicepresidente della Fondazione Cosso che dieci anni fa ha iniziato a prendersi cura del Parco Storico del castello di Miradolo salvandolo dal degrado e dall'oblio. Dal 2007 ha lavorato con risorse proprie per ridare vita al parco e restituirgli dignità, mettendo in sicurezza l'intero edificio, che è stato in gran parte recuperato e riportato all'antica bellezza.

Ed è probabilmente ripensando a questo lungo meditare in ascolto della natura, che è nata una iniziativa molto interessante per l'estate 2019. Ad agosto la Fondazione Cosso ospiterà le Domeniche del silenzio.
Per partecipare è sufficiente sperimentare su di sè il silenzio; portare da casa un plaid da stendere sull'erba, magari un diario o un quaderno su cui annotare i propri pensieri e le proprie emozioni; passeggiare, meditare o restare in ascolto: "perchè il silenzio racconta, basta saperlo ascoltare". All'interno del Castello sarà possibile prendere in prestito libri sul tema del silenzio, per la durata della propria permanenza nel giardino.

Il settecentesco Castello di Miradolo (Pinerolo, Torino) e il suo Parco certamente facilitano questo mood intimistico. A partire dagli anni venti dell’Ottocento vive un'epoca d’oro grazie a una donna di grande forza e intraprendenza: “Babet”, Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, sposa di Maurizio Massel, secondo marchese di Caresana. Grazie a lei il Palazzo di Miradolo è rinnovato e le decorazioni sono rivisitate in stile neogotico, come ancora oggi si può osservare.

Negli anni Trenta dell’Ottocento viene costruita la Citroniera, i confini del Parco si ampliano e l’assetto è progressivamente completato secondo il gusto romantico. La famiglia evolve con la marchesa Teresa Massel sposa nel 1866 di Luigi Cacherano di Bricherasio. Dall'unione nascono Sofia ed Emanuele, due personalità di spicco nella società piemontese, le cui attività hanno influenzato la storia italiana del ‘900: il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, brillante tenente, è cofondatore dell’ACI e della FIAT, mentre Sofia, allieva di Lorenzo Delleani, si dilettava nelle pittura. Il Castello di Miradolo è la loro dimora estiva e diventa ben presto un cenacolo artistico/culturale, che accoglie artisti, intellettuali e personaggi di rilievo nella storia Piemontese. Nei salotti della Contessa Sofia sostano lo stesso pittore Delleani, lo scultore Leonardo Bistolfi, il compositore e pianista Alfredo Casella, il capitano di cavalleria Federico Caprilli a cui Pinerolo deve la sua fama di Culla della Cavalleria. Nel 1950 alla morte di Sofia, ultima erede della famiglia, il Castello passa a una congregazione religiosa che lo trasforma in residenza e prgressivamente abbandona.

Negli anni Novanta l’intero complesso versa in grave stato di abbandono, ma risorge grazie ad un gruppo di privati nel 2007. La nuova proprietà avvia un imponente progetto di restauro e affida alla Fondazione Cosso l’organizzazione di attività che lo hanno riportato ai tempi della Contessa, restituendogli quel ruolo di punto di riferimento culturale, laboratorio di idee e luogo di incontro.

Babet ne sarebbe contenta: la Fondazione 'sente' il Parco come il suo principale patrimonio che nelle 4 stagioni elargisce doni e bellezze differenti, tutte speciali, tutte uniche. All'ingresso si incontrano i Tassodi (chiamati anche cipressi calvi) con radici aeree chiamate pneumatofori e base del tronco a forma di zampa di elefante. La corteccia liscia e rossiccia è variegata dal verde del muschio. Di fronte al Castello, vicino ad un Lillà delle Indie (l'albero nudo, originario del Giappone), c'è il Ginkgo biloba un esemplare femmina, che in autunno rilascia a terra i suoi frutti sferici. E' un fossile vivente, uno dei primi alberi comparsi sulla terra. Originario di Cina e Giappone, è noto per la sua grande resistenza e longevità. Il Tasso è l'albero più antico e velenoso del Parco e in primavera produce bacche rosse, velenosissime per l'uomo. Ci sono Carpini e siepi di Bosso. Un Liriodendro gigante e con la sua corteccia ricamata è tra gli alberi più in salute e forti del Parco. Chiamato anche albero dei tulipani, ha assunto questo nome perchè i suoi fiori, che compaiono in primavera, hanno una forma simile a quella dei tulipani e profumo analogo. Nel Parco si ammira un poderoso Faggio con i rami verso terra che sembrano costruire una capanna  e un boschetto di bambù giganti. Si ammira anche la sapienza dell'uomo, con le bealere, canali di irrigazione che percorrono come una rete nervosa l'intera superficie e che sono alimentate da torrente Chisone. Tra le altre piante monumentali il Faggio rosso dalle dimensioni imponenti. Fino a pochi anni fa svettava anche un cedro del Libano, morto e abbattuto nel 2015. Era l'albero più antico del Parco ora resta la sua ceppaia.

"Credo che il nostro impegno per sviluppare al meglio i doni che la natura ci dà e lo splendore di questo parco sia un obbligo morale" spiega  Maria Luisa Cosso, presidente della Fondazione Cosso che con la figlia Paola Eynard è stata l'artefice di questa rinascita. "Quando nel 2007, mia figlia ed io abbiamo attraversato il grande prato siamo rimasti affascinati dalla bellezza del luogo e addolorate per le condizioni disastrose in cui si trovava e abbiamo deciso che si poteva e si doveva fare".
“Noi ci sentiamo custodi del parco più che proprietari e facciamo di tutto perché venga preservato. Ora abbiamo iniziato a raccontarlo e così è nato un progetto che ci permette di ospitare in tutte le stagioni gruppi e appassionati e raccontare questo grande luogo di storia con un audio racconto stagionale" aggiunge Paola Eynard.

Gli eventi e iniziative che sono andate ad aggiungersi alle attività consolidate dalla Fondazione (in campo sociale a sostegno dei giovani), hanno permesso al Castello di ospitare anche prestigiose mostre dedicate a Caravaggio, Tiepolo, Tiziano, Fausto Melotti . L'ultima in ordine di tempo è  stata dedicata al tema dell'informale nell'arte internazionale. La prossima vedrà di scena una star della fotografia: Oliviero Toscani. Dal 16 novembre 2019, una grande mostra prenderà vita negli spazi della dimora, nella Serra e nel Parco.
Testimone, innovatore, capace di immaginare il futuro e di indagare i linguaggi del presente, Oliviero Toscani ha osservato e raccontato il suo tempo. La mostra sarà visitabile fino al 3 maggio 2020.

Fotoservizio: O.Galletti


Autore: Corona Perer

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