Arte, Cultura & Spettacoli

Renzo Scopa, lo sperimentatore

A Castello di Postignano (Pg) un artista che andrebbe riscoperto

(Corona Perer, 15 aprile 2022) - L’artista urbinate Renzo Scopa, compì le sue ricerche standonsene volontariamente in ombra. Deliberatamente evitò i salotti dell'arte, le dinamiche del mercato, e così facendo mise la sua Arte al riparo da calcoli e convenienze, la mantenne pura e costantemente animata dalla sua passione. Ci si dovrebbe interrogare sul perchè certe storie d'arte rimangano prive di riconoscimento.

Ora una mostra gli rende omaggio a 25 anni dalla morte a Castello di Postignano minuscolo borgo del Comune di Sellano (PG)  abbandonato negli anni ’60, poi devastato da più terremoti, e infine tornato a vivere grazie ad un sapiente restauro conservativo. Oggi il Castello ospita prestigiosi eventi artistici (l'ultimo era stato dedicato al Dario Fo pittore > qui).

Dal 23 aprile e fino al 4 giugno il complesso ospiterà la mostra "Renzo Scopa, le metamorfosi dell'anima", una quarantina di opere suddivise su 7 sale del suggestivo complesso. Si tratta di opere che vanno dalle prime incisioni giovanili fino all'ultimo periodo dello sgocciolamento. L'artista infatti si cimentò in molte tecniche ma nel 'dripping' fu assolutamente geniale: superando Pollock, Scopa spinge un pratica artistica in sè casuale verso il "senso" del fare arte. Ossia: rappresentare il mondo.

Ed ecco che il suo dripping diventa figurativo. Renzo Scopa, seppe cioè andare oltre Pollock.

«Sentii una misteriosa felicità, come se quell’ambiente di ombre e di luci dovuto all’alternarsi delle superfici con i vuoti degli archi disegnasse un’armonia segreta fra tanto squallore, un sostegno morale, misterioso come la fede» (Renzo Scopa)

La riflessione citata compare in un libro postumo "Il segno della parola" dove emerge la scelta di essere artista credente che racconta l'Assoluto, consapevole di osare in campi mai del tutto accessibili al sentire umano. La sua fede non fu quindi devozione spicciola, ma afflato costante e continuo verso l'infinito. E la sua arte conforto. L'arte diventa così strumento narrativo della sua fede.

Si deve all'Archivio Renzo Scopa la costante cura delle opere realizzate dall'artista che mosse in vari campi sempre affascinato da domande topiche sull'Uomo. Il che inevitabilmente rimanda all'altra domanda topica: l'esistenza di Dio, una dimensione che vide Scopa affascinato dal mistero e originalissimo interprete del Volto di Cristo della sua morte e resurrezione. Il richiamo al Sacro si riscontra in molte opere.

Nato ad Urbino nel 1933, Renzo Scopa fin da giovane sperimenta il richiamo verso l'arte in una città che è essa stessa scrigno di storia e bellezza. Frequenta l’Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Leonardo Castellani e Francesco Carnevali, si diploma Maestro d’Arte Ornatore del Libro e consegue il Diploma di Abilitazione all’Insegnamento della Calcografia.

“Dal 1960 in poi pur distinguendosi per lo sviluppo di cicli tematici diversi tra loro, conquista una sua chiara identità, che lo rende ben riconoscibile nel panorama dell’arte" ha scritto Catia Monacelli Direttore Polo Museale Città di Gualdo Tadino “Un fervore religioso, unitamente ad un’anima panteista, in cui tutta la natura fa eco a Dio, è Dio, permea la sua opera, tra la nostalgia di un passato rurale e arcaico e lo slancio verso un mondo più intimo e psichico, in cui la realtà si mescola alla fantasia".

Il figlio Saulo Scopa, che a Città di Castello cura l'Archivio, tiene viva la memoria di una vicenda che merita attenzione per la sua singolarità.

"Il suo tratto è forte come incisore. La sua pennellata decisa come pittore. Ama far gocciolare il colore e ciò rende la sua pittura un corpo vivo. Geometrie che gridano, parlano, raccontano di un disagio, di un turbamento" ebbe a dire Catia Monacelli curatrice dell''ultima grande mostra, l'antologica  "Mondo Dipinto" promossa a cavallo tra  2018-2019 per i 20 anni dalla morte dell'artista,  al Museo Civico Rocca Flea dal Polo Museale e dal Comune di Gualdo Tadino (qui) Furono così numerosi i visitatori della mostra antologica che fu più volte prorogata.

Avvicinarsi al silenzioso lavoro di un artista, fecondo, umile e capace è sempre fonte di emozione.
Bene hanno fatto al Castello di Postignano a gettare uno sguardo su questa vicenda d'arte, così orfana di attenzione, ma non meno meritevole di conquistarsi un capitolo nella storia dell'arte italiana.

 


Autore: Corona Perer

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