Arte, Cultura & Spettacoli

Renzo Scopa, lo sperimentatore

Celebrato a Urbino il venticinquennale dalla morte

(Corona Perer, 20 agosto 2022) - Sono trascorsi 25 anni dalla morte di Renzo Scopa, l’artista urbinate che compì le sue ricerche standonsene volontariamente in ombra. L'artista si cimentò in molte tecniche ma nel 'dripping' fu assolutamente geniale: superando Pollock, Scopa spinge un pratica artistica in sè casuale verso il "senso" del fare arte. Ossia: rappresentare il mondo.

Deliberatamente Renzo Scopa evitò i salotti dell'arte, le dinamiche del mercato, e così facendo mise la sua Arte al riparo da calcoli e convenienze, la mantenne pura e costantemente animata dalla sua passione. Ci si dovrebbe interrogare sul perchè certe storie d'arte rimangano prive di riconoscimento.

Ma quest'anno si è finalmente cominciato a ragionare sulla sua arte con le celebrazioni di questo venticinquennale. Prima una mostra a Castello di Postignano minuscolo borgo del Comune di Sellano (PG)  che dal 23 aprile e fino al 4 giugno ha ospitato la mostra "Renzo Scopa, le metamorfosi dell'anima", una quarantina di opere,  dalle prime incisioni giovanili fino all'ultimo periodo dello sgocciolamento.

Poi una conferenza-conversazione del critico e torico dell'arte Gualtiero De Santi a Urbino, sua città natale che ha riflettuto sull'orizzonte artistico tra ''Immagini, Figure e Volti'' dell'estetica di Renzo Scopa. L'incontro si è svolto venerdì 19 agosto 2022 nel Collegio Raffaello, Sala Consiglio Comunale Urbino.

''Un processo mediato dal paesaggio e dalla tradizione umbra guidò Scopa alla volta di figure e di maschere che recuperavano un’arte sacra trapassata da tensioni espressionistiche. Via via sino a quella tecnica del Dripping, cioè della caduta di colore sul dipinto, vicina alle pratiche dell’Action Painting, ma sempre mantenendo una traccia figurativa nell’opera. A venticinque anni dalla sua scomparsa avvenuta nel 1997, Urbino ritrova un artista cresciuto nel suo alveo.
Gualtiero De Santi

La conferenza ha preso le mosse da un'immagine ''primaria": una tavola visionaria che rappresenta Urbino (realizzata tra il 1973 ed il 1994), donata nel 2012 dal figlio Saulo alla Città Di Urbino,  per sancire un ritorno e un’appartenenza.

“La prima immagine in un senso diretto ma insieme figurale, metaforico, è quella della città d’origine e di formazione, Urbino, dove Renzo Scopa nacque nel 1933 e nel cui centro storico visse sino alla prima giovinezza, quando nel 1958 si trasferì a Città di Castello" spiega De Santi."A Urbino Scopa frequentò la Scuola del Libro, apprese dai suoi maestri le risorse espressive della calcografia e del disegno, ma elaborando da subito una visione che lo portava in un certo senso su un’altra strada e verso le sollecitazioni che arrivavano dal fermento in atto nel dibattito artistico di quegli anni".

Il critico d'arte Gualtiero De Santi ha spiegato la forte attrattiva per l’informale, il neo-cubismo, l’astrazione di Renzo Scopa e la sua decisione di agire con tecniche miste a procedimenti che sovvertivano la visualità della scuola urbinate e degli urbinati in genere. Ora più che mai - in questo venticinquennale - è utile tornare anche alle parole e al pensiero dell'artista. Perchè questo spiega il suo "fare arte".

«Sentii una misteriosa felicità, come se quell’ambiente di ombre e di luci dovuto all’alternarsi delle superfici con i vuoti degli archi disegnasse un’armonia segreta fra tanto squallore, un sostegno morale, misterioso come la fede»
(Renzo Scopa)

 

La riflessione citata compare in un libro pubblicato postumo - "Il segno della parola" - dove emerge la scelta di essere artista credente. Scopa racconta l'Assoluto, consapevole di osare in campi mai del tutto accessibili al sentire umano. La sua fede non fu devozione spicciola, ma afflato costante e continuo verso l'infinito. E la sua arte conforto. L'arte diventava lo strumento narrativo della sua fede.

Il che inevitabilmente rimanda all'altra domanda topica: l'esistenza di Dio, una dimensione che vide Scopa affascinato dal mistero e originalissimo interprete del Volto di Cristo della sua morte e resurrezione. Il richiamo al Sacro si riscontra in molte opere.

Nato ad Urbino nel 1933, Renzo Scopa fin da giovane sperimenta il richiamo verso l'arte in una città che è essa stessa scrigno di storia e bellezza. Frequenta l’Istituto di Belle Arti, sotto la guida di Leonardo Castellani e Francesco Carnevali, si diploma Maestro d’Arte Ornatore del Libro e consegue il Diploma di Abilitazione all’Insegnamento della Calcografia.

“Dal 1960 in poi pur distinguendosi per lo sviluppo di cicli tematici diversi tra loro, conquista una sua chiara identità, che lo rende ben riconoscibile nel panorama dell’arte" ha scritto Catia Monacelli Direttore Polo Museale Città di Gualdo Tadino “Un fervore religioso, unitamente ad un’anima panteista, in cui tutta la natura fa eco a Dio, è Dio, permea la sua opera, tra la nostalgia di un passato rurale e arcaico e lo slancio verso un mondo più intimo e psichico, in cui la realtà si mescola alla fantasia".

Si deve all'Archivio Renzo Scopa di Città di Castello la costante cura delle opere realizzate dall'artista che mosse in vari campi sempre affascinato da domande topiche sull'Uomo. Il figlio Saulo Scopa,  cura l'Archivio con la stessa discrezione ereditata dal padre e tiene viva la memoria di una vicenda che merita attenzione per la sua singolarità.

"Il suo tratto è forte come incisore. La sua pennellata decisa come pittore. Ama far gocciolare il colore e ciò rende la sua pittura un corpo vivo. Geometrie che gridano, parlano, raccontano di un disagio, di un turbamento" ebbe a dire Catia Monacelli curatrice dell''ultima grande mostra, l'antologica  "Mondo Dipinto" promossa a cavallo tra  2018-2019 per i 20 anni dalla morte dell'artista,  al Museo Civico Rocca Flea dal Polo Museale e dal Comune di Gualdo Tadino (qui) Furono così numerosi i visitatori della mostra antologica che fu più volte prorogata.

Avvicinarsi al silenzioso lavoro di un artista, fecondo, umile e capace è sempre fonte di emozione.
Una vicenda d'arte, così orfana di attenzione, pone domande sul senso del fare arte.
Ed è una storia non meno meritevole di conquistarsi un capitolo nella storia dell'arte italiana.

Corona Perer
agosto 2022

 


Autore: Corona Perer

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