Arte, Cultura & Spettacoli

Mondi a matita: Gianluigi Rocca

''posiziono e sposto le cose anche per settimane...''

(Corona Perer) - Sembrano tele ad olio, ma viste con attenzione ci si accorge che non è un pennello o una tavolozza ad averle realizzate, bensì un lapis. Di matite Gianluigi Rocca ne ha a centinaia nel suo studio, fedeli amiche di un lungo lavoro, che inizia con la preparazione del soggetto ("...posiziono e sposto le cose anche per settimane") e prosegue con la ancor più lunga realizzazione.

Lapis e nient'altro che lapis, tecnica che Gianluigi Rocca apprende sin da bambino.
Una selezione delle sue opere è stata esposta a luglio 2023 nella mostra “Gianluigi Rocca. Memoria e disincanto” inaugurata  a Maso Spilzi (Folgaria) per iniziativa del Comune di Folgaria, in collaborazione con il Mart di Rovereto. La cornice era quella giusta: il fienile di Maso Spilzi. Gianluigi Rocca conosce bene il profumo del fieno e la vita agreste dei pastori.

 

Al nostro giornale ha raccontato di aver avuto solo una matita a disposizione nei lunghi inverni della sua infanzia. "Se ho imparato a disegnare è merito del bianco della neve e del nero degli alberi spogli. In quelle condizioni non puoi che disegnare con una matita" dice riproducendo il gesto e ritornando per un attimo bambino.

Oggi che è un pittore affermato, può guardare con sguardo sereno agli anni lunghi, difficili e precari dei quali non tace la solitudine, il senso di abbandono e la lucida determinazione di voler diventare un pittore.

Vivere di arte: "...ne ho avuto la certezza a 8 anni, ma forse non l'ho nemmeno dovuto pensare: era il mio chiodo fisso" dice Rocca: per pagarsi gli studi accetta di fare il malgaro (una esperienza che racconta nel libro L'uomo di Nuvole e Lana) e quando comunica alla famiglia di voler andare a Milano all'Accademia, dopo l'istituto d'arte a Trento, viene messo alla porta.

E lui parte: Milano, poi Parigi e Roma dove il giovane artista viene notato subito da importanti galleristi e comincia a lavorare da professionista.

Molte delle sue opere sono oggi in mano a collezionisti americani, ma piace anche al Nord che lo guarda con sempre crescente interesse. Perché ogni quadro è un unicum irripetibile, realizzato su carta. "Viene finito con un banale fissatore" commenta lui, ma i mesi che richiede ogni opera contrassegnano una produzione di nicchia di assoluto valore e tecnicamente preziosa.

 

Nato nel settembre del 1957 a Larido, una minuscola frazione del comune di Bleggio Superiore nelle Valli Giudicarie, Rocca ha una sua specificità:  ritratti, nature morte e paesaggi realizzati con lapis e matite colorate, gli strumenti più semplici e umili per tracciare un segno.

L’esposizione a cura di Daniela Ferrari, storica dell’arte, è inserita nel programma espositivo del Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto “Galassia Mart” e ricostruisce attraverso trentacinque opere il viaggio nell’arte di Rocca. Un percorso che testimonia la sua maestria nel restituire brandelli di realtà con il solo tratto delle matite.

''Rocca non sceglie questa tecnica in modo razionale; la selezione avviene con naturalezza, seguitando a tracciare segni così come faceva da bambino. I soggetti delle sue composizioni sono rintracciati nei luoghi e negli oggetti di una memoria lontana, ma viva'' si legge nella scheda critica che accompagna la mostra.

L'artista ritrae materiali domestici e d’uso quotidiano ''...elevati a soggetto di un’opera d’arte divengono protagonisti di una storia privata, ricordata e tramandata nel racconto: cose perdute perché trascorse, ma fissate nella memoria e di lì sulla carta...Molti di essi appartengono al mondo intimo del pittore, ma hanno il potere di entrare a far parte del racconto di chi osserva''.

 


Autore: Corona Perer

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