Arte, Cultura & Spettacoli

Vico Calabrò, inventore del ''paese dei murales''

Cibiana di Cadore - Se oggi si chiama così lo si deve a lui

di Corona Perer - Ludovico Calabrò è nato il 27 aprile 1938 ad Agordo in provincia di Belluno. Ha sangue siciliano, educazione cadorina, adozione feltrina. Nel 2018 ha festeggiato la sua  maggiore età : 80 anni. E nel 2019 li ha festeggiati del tutto:  un anno dopo averlo vissuto. E presto saranno 84.

Ha scelto Cibiana di Cadore per festeggiare perchè lì c'è il suo affresco  nella piazzetta di Masariè. Cibiana non è un paese a caso: se oggi si chiama il "paese dei murales" lo si deve a una sua intuizione, ai suoi contatti, al suo amore per i dipintores erranti.

E' così che ha preso corpo una mostra di ottanta opere nelle sale espositive del Taula' dei Bos”. La festa per lui era iniziata con un momento di raccoglimento  nella chiesetta di Masariè.

“Ho voluto ricordare tutti gli artisti che hanno lavorato con me a Cibiana”. E' grazie a lui se i Treccani e gli Schweizer hanno raggiunto il borgo per affrescarlo insieme a tante altre firme venute da tutto il mondo, persino dalla Russia. Qui i "discepoli" sono stati invitati a dipingere una tovaglia e sull'arte si è poi brindato e assaggiato i salumi tipici e i formaggi del luogo, con Vico che trova una parola per tutti, che a tutti spiega la mostra, che firma cataloghi e osserva gli amici venuti da lontano con misurata commozione.

Lui è uomo di poche parole, non ostenta sentimenti, ma è sensibilissimo come un artista deve essere. Guarda e "vede". Ascolta e "sente". Una bella festa coronata da una mostra di 80 opere organizzate per cicli: gli affreschi, le grafiche, gli intarsi.

Circa sette anni fa – era l'agosto del 2015 – annunciò che a quarant'anni dalla realizzazione del suo primo affresco a S. Vittore a Feltre  avrebbe compiuto sempre lì il suo ultimo affresco “....tornando là dove tutto è cominciato". Non è stato così, per fortuna, perchè all'arte non può resistere.

La sua vita è piena di passaggi simbolici. Fu grazie a Don Giulio Gaio, custode del santuario dei Santi Vittore e Corona che Vico Calabrò, all'epoca già affermato artista, si incamminò nella tecnica che più ama e alla pratica preferita: quella di frescante girovago. E così utilizzando tre lunette rimaste libere della sacrestia vecchia adibita a segreteria, partì l'opera che andava a completare la monumentale processione affrescata nel 1975 quando si raccontavano i 20.000 fedeli in cammino verso il santuario nel 1943 per invocare la tanto attesa pace. Un evento storico che Don Giulio Gaio chiese all'artista di immortalare, e così fu.

Ma se allora dipinse senza voler nessuno intorno con l'umiltà di chi si sentiva inadeguato all'opera, per il suo ultimo affresco rese nota l'intenzione (e anche la volontà) di essere seguito dalla gente di Feltre che negli anni aveva cominciato a sentirlo come uno dei suoi, per aver amato, e dipinto la storia feltrina che il cadorino-siculo-vicentino porta anche oggi nel cuore. E così gente che andava e veniva per vedere i progressi dell'affresco e discutere con lui, soprattutto i suoi tanti discepoli assistenti. Alla settima "giornata" l'artista era già sulla parte centrale della parete e del racconto. Tutto venne annotato in un diario: visite, nomi, amici, ricordi, pro-memoria per il futuro suggeriti da questo o quello.

Venne anche il momento del distacco. “Eccoci alla conclusione. Ultima sera a Sanvetor – annota il maestro -  Lascio quest' eremo dove ho tanto imparato e dove ho replicato la gioia di quarant' anni addietro. Mi rendo conto che in questo luogo sono state offerte occasioni eccezionali alla mia professione. Spero di non montarmi la testa e ringrazio Corona e Vetor. Ora però smetto". Poi, però accade che ai proclami o alle regole, si affianchino le eccezioni. E così qualche tempo dopo Vico non resistette alla tentazione di dire “sì”.

Ed ancora una volta la sua storia di costante dono di arte è diventata una nuova opera per il Giubileo della Misericordia: la tela pellegrina, sgorgata dalla preghiera di papa Francesco per l’anno Giubilare della Misericordia. Lunga 11 metri e alta 2 metri, un’opera ricca di riferimenti teologici e spirituali elevati, dipinta coralmente nella Comunità CIF di Pedavena portata poi in pellegrinaggio e infine donata alla Comunità delle Suore Sacramentine cieche di Don Orione in Tortona (AL), non vedenti, donne straordinarie e coraggiose, che vedono con il cuore e con le mani.

Proprio come questa artista che - con cuore e mani - di arte ne ha donata tanta nei suoi 60 anni da artista, dentro 80 fecondi anni di vita. Lunga vita, Maestro!
(cperer - 2022)

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Vico Calabrò dipinge la tela pellegrina
"E' la Tela della Misericordia''

(dicembre 2015) - Aveva annunciato di aver chiuso il cerchio e di aver compiuto il suo ultimo affresco chiudendo un ciclo di almeno 40 anni da frescante. Ma il pittore Vico Calabrò ha ripreso i suoi pennelli e del resto c'era una motivazione forte a spingerlo: il Giubileo della Misericordia. E così è nata la tela pellegrina, sgorgata dalla preghiera di papa Francesco per l’anno Giubilare della Misericordia:  lunga 11 metri e alta 2 metri. In questa pagina nel vediamo solo alcun dettagli. 

Un’opera ricca di riferimenti teologici e spirituali elevati, dipinta coralmente attraverso la profonda e rigorosa guida di Vico Calabrò, con l’intervento di Marisa Dalla Pietà, Giulio Bellocchio, Mauro Fant, Clelia Calderolla, assieme ad Erik, Pamela, Manuele, Gabriella, Issa, Nadia, Fabrizio, Yasmine, ragazzi e giovani che vivono in Comunità. Terminato l’anno giubilare della Misericordia, la tela diventerà pellegrina e sosterà nei luoghi dove sarà chiesta.

Il primo passo di questo inusuale pellegrinaggio lungo l’Italia è stato la Comunità delle Suore Sacramentine cieche di Don Orione in Tortona (AL), non vedenti allora, donne straordinarie e coraggiose, che meglio vedono con il cuore e con le mani. Hanno accolto con entusiasmo la nostra proposta e la tela è arrivata il 6 novembre 2016" e la superiora della comunità orionina leggerà in braille la preghiera di papa Francesco.

A quarant'anni dalla realizzazione del suo primo affresco a S. Vittore a Feltre aveva incontrato gli amici che avevano assistito a quel lavoro e quanti in seguito avevano trattato l'argomento sulla stampa. E aveva annunciato: "Farò l'ultimo affresco tornando là dove tutto è cominciato". Perchè fu grazie a Don Giulio Gaio, custode del santuario dei Santi Vittore e Corona che Vico Calabrò, all'epoca già affermato artista, si incamminò nella tecnica che più ama e alla pratica preferita: quella di frescante girovago.

E così utilizzando tre lunette rimaste libere della sacrestia vecchia attualmente adibita a segreteria, è partita l'opera che va a completare la monumetale processione affrescata nel 1975 che raccontava i 20.000 fedeli in cammino verso il santuario nel 1943 per invocare la tanto attesa pace. Un evento storico che Don Giulio Gaio chiese all'artista di immortalare, e così avvenne.

Ma se allora dipinse senza voler nessuno intorno con l'umiltà di chi si sentiva inadeguato all'opera, per questo ultimo affresco l'artista ha voluto rendere nota l'intenzione e anche la volontà di essere seguito dalla gente di Feltre che negli anni ha cominciato a sentire Vico come un artista proprio, vista la sua predilezione per la storia feltrina che il caderino-siculo-vicentino conosce molto bene.

"Voglio un lavoro a porte aperte"aveva detto e così è stato. Gente che va, gente che viene, l'artista ha segnato tutto in un diario privato dove ha annotato i primi lavori con l'approntamento del muro (Alex, un allievo che ad esempio provvede a tappare i buchi grossi per livellare il muro) e quindi ultimato il suo risanamento, la stuccatura e infine la sua preparazione, con un aiuto che questa volta è stato corale e che ha visto convergere al santuario numerosi dei suoi discepoli-assistenti.

Un lavoro svolto con la consueta celerità ma anche la dovuta attenzione didattica sempre pronta a far posto ai discepoli. Da buon maestro Vico Calabrò non si è smentito nè risparmiato. Nella seconda giornata di lavoro l'artista aveva già attaccatto la lunetta di destra dove ha raffigurato dormitorio e aula, nella terza giornata era la volta della lunetta centrale con il pozzo dipinto da Elia Michelazzo allievo vicentino, nella quarta giornata era già stata completata la lunetta sinistra con i seminaristi che salgono il colle.

Alla settima "giornata" l'artista era già sulla parte centrale della parete e del racconto. "La luce in quell'inverno buio, la forza in quel periodo di paura venivano dall'urna dei Santi dove i giovani seminaristi si raccogliavano spesso.... Se regge questa parte di pittura, starà in piedi tutto. Mi aiuta Gino Maoret, assistente magico, che poi si aggiunge contento al tavolo dello schiz" annota nel suo diario Vico.

Ci sono state anche piccole pause tecniche e momenti ufficiali come la visita di mons. Mottes con il Vescovo di Belluno-Feltre Andrich. "...Entusiasmo, commozione, complimenti, placet et imprimatur" scrive Vico che annota diligentemente tutte le visite come quelle di due appassionati volonterosi ex allievi di affresco Jean Bellumat di Pedavena e Andrea Toffoli di Calalzo. "Manca una sola "giornata" e la farò domenica quando può venire Marco genero del primo muratore Toni De Riz. Tocca a Marco chiudere il cerchio" scrive l'artista sempre pronto a fare un passo indietro perchè altri ne possano fare uno in avanti.

Nella pagina dell'ultimo giorno di lavori Vico Calabrò - dopo aver annotato l'intero andirivieni e il calore ricevuto durante il suo cantiere - si appresta a fare il suo primo bilancio personale.

"Eccoci alla conclusione. Ultima sera a Sanvetor. Lascio quest' eremo dove ho tanto imparato e dove ho replicato la gioia di quarant' anni addietro. Mi rendo conto che in questo luogo sono state offerte occasioni eccezionali alla mia professione. Spero di non montarmi la testa e ringrazio Corona e Vetor. Ho visto contente tante persone, in primis il committente don Lino il quale scrive che "si è realizzato un sogno che rimaneva nel mio subconscio da anni". Andrea  scrive diligentemente la didascalia alla base elle lunette, Susanna stende la cera, io tengo fronte alle visite sempre più coinvolgenti: don Lino costantemente felice, Maria e Gino De Carli di Soranzen, il poeta che oggi è salito a suonare l' organo, amici e coscritti...".

Ed è ancora una volta, prima che una storia d'arte, la storia di un dono.
Se Feltre non l'ha ancora pensato, questo artista merita la cittadinanza onoraria. Per il suo amore e la sua generosità, ancora una volta esemplari e certamente non secondari alla dolcezza dei suoi colori, delle sue figure, al rigore storico che lo anima e al rispetto che ha sempre manifestato con le sue opere alla Città di Feltre. Lavori che sono espressione anche di uno sforzo per tenere viva la memoria e la devozione ai suoi santi patroni. A volte queste cose riescono meglio a chi è foresto.

(C.Perer - 21 dicembre 2015)

 

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Biografia
VICO CALABRO' -  artista

Agordino di nascita e vicentino di adozione, Calabrò pratica tutte le tecniche pittoriche realizzando opere ora di trasognata serenità, ora di graffiante ironia e anche di impegno sociale. L'attività di disegnatore lo ha portato ad illustrare libri di diversi autori contemporanei, oltre che a collaborare con varie riviste e periodici. In campo grafico si è formato nella stamperia d’arte Busato di Vicenza, dove ha prodotto numerose matrici per calcografia e  litografia curando tirature per vari editori e galleristi. E’ autore di dipinti murali in varie località, in sedi pubbliche e private, italiane ed estere (Francia, Germania, Giappone, Olanda, Polonia, Romania, Brasile, Malta e Bulgaria).

Per la sua lunga esperienza nella pittura a fresco è stato  chiamato spesso da scuole e centri d’arte: il Centro Europeo  di San Servolo a Venezia, le Accademie di Belle Arti di  Varsavia e di Lodz (PL), di Utrecht (NL), di Olot (E), di S. Luis Potosi (MX) e di Vibo Valentia, il Centro Culturale Koto-ku di Tokyo, il Club Art 2000 di Malta, il Venetie Comité di ‘s-Hertogenbosch (NL), la Kultury Dom di Jaslo (PL) e l’ Istituto Tzanco Lavrenov di Plovdiv (BG). E’ stato coordinatore artistico dei murales di Cibiana di Cadore (BL) e della Casa degli affreschi di Facen di Pedavena (BL). Ha avviato il  Laboratorio Internazionale  dell’ affresco  a Treglio (Ch) e il   Festiwal Fresku a Zamosc (PL). A Vico è intitolato il Labirynt Fresku di Mariampol (PL) con 50 affreschi di artisti internazionali.

 


Autore: Corona Perer

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