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L'orto del Castello di Miradolo

Paolo Pejrone architetto paesaggista mette a dimora piante orticole e fiori tra specie rare e antiche

L'orto del Castello di Miradolo è circolare: armonioso, chiuso, protetto. Paolo Pejrone architetto aesaggista ha messo a dimora piante orticole e fiori tra specie rare e antiche. Lungo il perimetro sono stati inseriti pali di legno di castagno, montati su stele di pietra, come si usava un tempo nelle campagne pinerolesi. Filari di uva bianca, fragoline di bosco, garofanini, mughetti, peonie, ellebori e altre delicate essenze. All'interno dell'orto, piante orticole e floreali, riproposte tra specie rare e antiche.

Al centro dell'orto una vasca quadrata di pietra, riproposta con vecchi lastroni ritrovati al Castello. L'acqua è in movimento perpetuo: scorre ininterrottamente, alimentata dall'antico pozzo.

L'idea di far rinascere l'orto al Castello di Miradolo è un desiderio da anni che ha preso vita grazie alla capacità visionaria dell'Architetto, condivisa da Paola Eynard, e delle numerose persone che ne hanno permesso il ripristino in occasione della mostra "Oltre il giardino. L'abbecedario di Paolo Pejrone".

''Da anni nutrivo il sogno di recuperare la parte rustica del Castello di Miradolo. Per farlo occorreva gran garbo e trovare collaboratori capaci e sensibili per interpretare l'idea di un recupero delicato e rispettoso dei segni del tempo. Ho chiesto aiuto a Paolo Pejrone perché lui conosce perfettamente quel sapore di casa, di cascina e di agricolo che caratterizza luoghi come questo.'' afferma Paola Eynard, vice Presidente Fondazione Cosso. "Per questo desiderio ho chiesto aiuto a Paolo Pejrone perché lui conosce perfettamente quel sapore di casa, di cascina e di agricolo che caratterizza luoghi come questo''.

L'orto del Castello di Miradolo ha forma circolare. Affaccia sulla corte rustica dell'antica dimora e ne completa l'originaria vocazione agricola, con stalla, fienile, forno, pollaio e lavatoio. Si sviluppa intorno all'asse centrale che attraversa il portale d'accesso all'antica cascina, l'aia e il Palazzo, fino alla torre rotonda. Visto dall'alto, l'orto è perfettamente inserito nel disegno del luogo.

 

Paolo Pejrone è l'uomo che ha messo mano al delicatissimo intervento nell'orto " diffuso" dell'Infinito e il suo ermo colle di Recanati. Nato a Torino nel 1941, nutre amore per l'orto e per il giardino da bambino. Laurea in Architettura al Politecnico di Torino diventa allievo di Russell Page (1906 - 1985), uno dei più grandi paesaggisti inglesi del Novecento, che lavorò con successo in tantissimi giardini nei diversi continenti;  l'amore green viene affinato , a Rio de Janeiro con Roberto Burle Marx (1909 – 1994) paesaggista pittore.
Pejrone ha lavorato come architetto di giardini in Italia, Francia, Svizzera, Arabia Saudita, Grecia, Inghilterra, Germania, Spagna, Belgio, Principato di Monaco e Austria.
È membro delle più importanti associazioni nazionali e internazionali dedicate all’architettura del giardino ed è stato il fondatore e Presidente della Associazione Parchi e Giardini d’Italia.
Nonché fondatore  dell'Associazione Amici del Castello di Racconigi.

Per Miradolo ha scelto materiali ritrovati al Castello e sparsi nel Parco.  Il disegno dell'orto è stato ritracciato con  pietre locali e antiche; lungo il perimetro sono stati inseriti pali di legno di castagno, montati su stele di pietra, come si usava un tempo nelle antiche campagne pinerolesi. Filari di uva bianca incorniciano l'orto, correndo lungo la staccionata, e ai piedi crescono fragoline di bosco, garofanini, mughetti, peonie, ellebori e altre delicate essenze.

Sono state messa a dimora  700 piantine di fragole, 64 piante di pomodori, 80 insalate, 80 erbe aromatiche e poi zucchine, nasturzi, zinnie, azzeruoli, le peonie: un fiore semplice.
120 dalie della Varietà Bishop di Llandaff, dai colori vivaci: il fiore dell'orto piemontese, rappresenta l'estate piena. Le erbe aromatiche: il basilico, l'erba cipollina, l'erba di San Pietro, il prezzemolo, la menta, la calendula, il dragoncello. L'uva bianca luglienga, che corre lungo la staccionata.

“E' Un orto robusto nella scelta delle varietà e sano. Un orto colorato e profumato” commenta Paolo Pejrone. “E' sì un orto ordinato, ma con un po' di anarchia e un po' di ironia. Un orto dal disegno attuale ma un orto dei ricordi, nei gusti e nei profumi''.

Ricerche d'archivio rivelano che già nel Seicento esisteva una "cassina" di Miradolo, corredata da ampi terreni, vigne e frutteti, di proprietà della famiglia Macello, poi Massel di Caresana, intorno alla quale sarebbero poi sorti il "palazzo" e il "giardino" di Miradolo, tra il XVIII e il XIX secolo.

I camminamenti interni sono realizzati in "calatà": pavimentazione rustica, anche nota come "acciottolato piemontese", creata anticamente con ciottoli derivati dallo spietramento dei campi. Il tutto in armonia con l'antica pavimentazione della corte rustica e come sua continuazione e ampliamento.

Al centro dell'orto una vasca quadrata di pietra, riproposta con vecchi lastroni ritrovati al Castello. L'acqua è in movimento perpetuo: scorre ininterrottamente, alimentata dall'antico pozzo.

''Questo progetto ha l'obiettivo di tramandare la storia del luogo e, con essa, una vocazione e un sapere antico: ogni spazio nasconde una storia, bisogna solo saperlo ascoltare” commenta soddisfatta Paola Eynard vice Presidente Fondazione Cosso, che questo castello ha acquistato con la madre. Lo ama e lo cura con una passione esemplare.

 

 

 

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