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Pandemia: i ristoratori pagano ancora la crisi

Valanga disdette in Trentino

Trento 29.12.2021 - Super green-pass: quanto incide questa nuova misura sulla ristorazione? Molto, anzi troppo visto che oltre alla crisi pagata in questi 2 anni di pandemia, si aggiunge una ulteriore selezione nella clientela.

''Crescono giorno dopo giorno le disdette che i pubblici esercizi del Trentino registrano a poche ore da San Silvestro e dalle feste di Capodanno''. Lo afferma in una nota Confocommercio. Un calo dovuto all’incertezza ed alla paura di turisti e cittadini che secondo l’Associazione pubblici esercizi comporterà una riduzione del lavoro del 25/30%. “L’ennesimo calo - dichiara la presidente Fabia Roman - che si aggiunge ad un altro anno con più bassi che alti”.

La situazione della pandemia, unita alla restrizioni imposte dal governo per cercare di contenerla, stanno causando una crescita del numero di chi preferisce rinunciare a trascorrere le feste in locali pubblici come bar, locali serali, discoteche. Per queste, in particolare, si profila una situazione molto dura, solo in minima parte compensata da soluzioni alternative ideate dai gestori per poter osservare il divieto di feste e balli.
“Stiamo ricevendo - spiega la presidente dell’Associazione pubblici esercizi Fabia Roman - segnalazioni di disdette un po’ in tutto il territorio trentino: sia nelle valli turistiche che nelle città. Il clima di incertezza si fa sentire nelle scelte. Nelle valli, il calo degli sciatori si riflette anche sulla nostra categoria. C’è indubbiamente malumore, anche se prevale la convinzione che è sempre meglio restare aperti piuttosto che dover chiudere''.

 

E stando alle voci degli operatori, si è già registrato il tracollo delle cene aziendali. Ce lo conferma anche Edoardo Marini, titolare del prestigioso Fogolar1905 di Udine.

"Abbiamo avuto disdette e mancate prenotazioni per circa 50.000€, nello specifico si tratta di cene aziendali, convegni e congressi e le normali cene amicali che normalmente avvengono nel mese di dicembre". Dunque una voce importante nel fatturato di fine anno.  "Se aggiungiamo le famiglie che grazie al supergreen pass non potranno stare assieme, il danno è molto più alto" conclude Marini.  Il suo è lo sfogo da chi vive sulle proprie spalle le scelte politiche e  strategiche dei governi. ''Alla vigilia del terzo anno di pandemia la ricetta è infatti rimasta la stessa: si punta solo sui vaccini e non sulla prevenzione o il potenziamento della medicina del territorio''.

Il Fogolar fa parte dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo – la prima associazione fra ristoratori nata in Italia, nel 1964, di cui fanno parte un centinaio di locali che costituiscono l'eccellenza italiana, che in questi due anni ha continuato a ricordare il tracollo dell’intero comparto. Aveva investito e poi riacceso tutte le sue 100 insegne per poi spegnerle di nuovo.

"Il nostro mondo, il mondo della ristorazione italiana di qualità oramai è esausto: la nostra categoria ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute. Purtroppo la realtà dei fatti ha dimostrato che non erano i locali pubblici i portatori di contagi"  scriveva l'Unione in una nota ufficiale, segnalando che semmai sono le resse nei supermercati e l’affollamento nei trasporti molto più pericolosi. Non certo chi va a pranzo o a cena stando bene attento al distanziamento.

 www.buonricordo.com

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ARLEO: “Le aziende del turismo sono a rischio"
L'analisi di Competere.eu

“Le aziende del turismo sono a rischio" dichiara il Coordinatore dell’Osservatorio Next Generation di Competere.eu Giuseppe Arleo  secondo il quale varianti e aumento dei contagi rischiano di riportare indietro le lancette del tempo allo scorso anno quando il rafforzamento delle misure di contenimento del Covid ha avuto il primo (drammatico) impatto sull’andamento dell’economia. "Oggi si corre lo stesso rischio, che può essere fatale per molte imprese che non si sono ancora risollevate dall’impatto della crisi pandemica".

I dati: nella primavera del 2020, si è registrato un crollo dell’economia (PIL in diminuzione di quasi il 19% cumulato nei primi due trimestri) con effetti devastanti sul sistema produttivo italiano (-50% il calo della produzione industriale solo tra marzo e aprile).

La caduta improvvisa del fatturato, che in alcuni settori si è quasi azzerato, ha colpito in misura drammatica le imprese, con un impatto che è stato estremamente eterogeneo, anche a causa della selettività dei provvedimenti di contenimento del contagio. In risposta al crollo della redditività causato dalla crisi pandemica, il Governo ha adottato diverse misure destinate a sostenere il finanziamento delle imprese, come le garanzie e le moratorie sui prestiti.

"La situazione patrimoniale per alcuni comparti è notevolmente peggiorata, con rischi per la capacità di investimento e per la solvibilità nel medio termine. Gli anni di cash flow necessari a ripagare il debito sono più che raddoppiati in diversi settori: per il comparto alloggio e ristorazione è stato stimato un aumento a 5,9 anni." aggiunge Arleo.

L’indebitamento delle imprese è notevolmente aumentato, in particolare per i settori più colpiti dalla crisi (soprattutto alloggio e ristorazione ma anche commercio e automotive), i quali a fronte di una riduzione del cash flow hanno dovuto fare maggiormente ricorso al prestito. Nel 2020 i prestiti al settore degli alloggi e della ristorazione sono aumentati di 6 miliardi di euro (lo stock di prestiti era 27 miliardi di euro nel 2019) a fronte di flussi di cassa negativi per oltre 10 miliardi. Ad ottobre 2021 lo stock complessivo di debiti al comparto alloggio-ristorazione ammonta a poco più di 37 miliardi di euro.

"L’effetto congiunto di calo dei profitti e aumento dell’indebitamento- spiega Arleo- ha indebolito la struttura patrimoniale delle imprese, peggiorato il merito creditizio e accresciuto i rischi di insolvenza. Secondo l’ISTAT, dopo la fase acuta della pandemia, circa il 45% delle imprese italiane è strutturalmente a rischio di chiusura; la situazione è allarmante soprattutto per le imprese del settore alloggio e ristorazione, già duramente colpite dai provvedimenti introdotti nell’ultimo anno e mezzo. Tra queste il rischio di insolvenza sale fino al 78% nel settore ricettivo e al 95% nella ristorazione.

Nuove misure restrittive rischiano di fare risalire le sofferenze in un comparto già duramente colpito. Per questo è opportuno agire con oculatezza, garantendo la continuità dell’attività economica salvaguardando la salute dei cittadini. La possibile insolvenza di molte imprese in questi mesi costituisce il principale problema per il sistema produttivo italiano e aumenta l’esposizione del sistema bancario a possibili trasmissioni dello shock dal segmento non finanziario, implicando possibili tensioni sia sui bilanci delle banche, sia sui rapporti banca-impresa.''Non dobbiamo dimenticare la lezione imparata durante la precedente crisi finanziaria: è indispensabile che il sistema bancario sia resiliente affinché possa garantire la stabilità del nostro sistema economico'' conclude Arleo.

 

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E INTANTO IN EUROPA...

7 dicembre 2021 - In Spagna che ha un numero di vaccinazioni pari a quello italiano... tutto normale. La vita in strada non è mai venuta meno, i ristoratori non hanno mai chiuso, la gente interrogata sul green-pass non sa cosa sia. Un servizio di "Fuori Dal Coro" (Rete4) lo ha mostrato ieri sera. Tutto normale. Una differenza con l'Italia c'è: i ccontagi non sono affatto aumentati. Ma come sta andando a livello europeo? Ha tentato di fare il punto  TheFork, app di prenotazione online dei ristoranti (80.000 Partner in 22 Paesi), che ha analizzato l’andamento del settore nei mesi di chiusure parziali e totali per capire quali ne siano stati gli effetti e come affrontare la riapertura.

A livello europeo, il comparto ha attraversato tre mesi difficili da marzo a maggio 2020. Tuttavia, durante i mesi estivi, il settore è riuscito a recuperare un numero accettabile di commensali. Questa ripresa ha mostrato disparità geografiche e penalizzato soprattutto le grandi città, probabilmente perché private del turismo straniero. Parigi, Lione, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Amsterdam, Rotterdam, Ginevra, Losanna, Lisbona, Porto, Bruxelles, Stoccolma, Copenaghen hanno segnato un -39% * a luglio e agosto.

Il decremento è stato complessivamente inferiore nelle aree turistiche  europee. Nelle località di villeggiatura italiane la performance estiva è stata particolarmente positiva al punto che nelle province di Ancona, Livorno e Siracusa e nella città metropolitana di Napoli è stata riscontrata una crescita percentuale dei coperti prenotati che risultano superiori al 2019. Questa ripresa si è verificata soprattutto grazie alla popolazione locale e al turismo interno.

Durante questi mesi, i ristoranti hanno dovuto reinventarsi diversificando la loro attività: i servizi di consegna a domicilio e take-away sono cresciuti.  Il 64%  dei ristoranti ritiene che gli strumenti digitali li abbiano aiutati nel corso della crisi (Fonte: Tripadvisor).

 Da un'indagine del gennaio 2021 su oltre 1.000 ristoranti, per comprendere meglio l'impatto della pandemia sui livelli occupazionali nel settore della ristorazione. Sembra che il 52% degli intervistati abbia applicato la cassa integrazione a tutto il personale, mentre quasi il 20% lo ha fatto per più della metà del personale. Grazie a queste misure, circa il 70% delle aziende è riuscito a non licenziare nessuno dei propri dipendenti. Purtroppo, il 24% ha dovuto licenziare parte del personale, mentre il 6% ha dichiarato di aver lasciato a casa tutto lo staff. Il 73% dei ristoranti intervistati ha detto di aver ricevuto aiuti governativi, mentre il 27% ha dichiarato di non aver ricevuto nulla.

Dei ristoranti che hanno ricevuto aiuti finanziari, quasi tutti (92%) si sono detti insoddisfatti e hanno trovato l'importo troppo basso per sopravvivere.

Nonostante il contesto, andare al ristorante è una delle esperienze che manca maggiormente agli utenti. I clienti che non vedono l’ora di tornare al ristorante. In Italia a Gennaio 2021 su oltre 5.000 utenti, il 52% dei rispondenti ha dichiarato che appena possibile andrà al ristorante più che in passato e il 38% ha dichiarato che lo farà anche se meno di prima, solo il 4% ha detto che aspetterà la fine assoluta della pandemia.  In Italia, quando a  febbraio 2021, molte regioni sono entrate in zona gialla, il numero di coperti prenotati a mezzogiorno è aumentato notevolmente, superando i  livelli del 2019 e del 2020 (rispettivamente + 89% e + 17%).

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