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Ristoratori in piazza per chiedere la riapertura

''Tanti di noi sono alla canna del gas''. I dati del settore in Italia e in Europa

7 aprile 2021 - La protesta del ristoratori in Italia è in atto da mesi, ma in questi ultimi mesi si è acuita. Il settore non vede l'alba e così si rischia di degenerare. C'era un "sciamano" italiano (ispiratosi a Jake Angeli che assaltò il Campidoglio Usa) alle proteste che hanno portato a Roma anche ad uno scontro con le forze dell'ordine a Montecitorio con una partecipazione di Vittorio Sgarbi che ha accusato il Governo di far "ammalare i sani e non guarire i malati".

"Siamo esasperati. Nessuno ci ha mai ascoltato" dicevano i protestanti, circa circa 800 persone, tra ristoratori, esercenti e titolari di palestre che chiedevano la riapertura della attività.

Ma come sta andando nel resto d'Europa? Ha tentato di fare il punto  TheFork, app di prenotazione online dei ristoranti (80.000 Partner in 22 Paesi)  ha analizzato l’andamento del settore nei mesi di chiusure parziali e totali per capire quali ne siano stati gli effetti e come affrontare la riapertura. A livello europeo, il comparto ha attraversato tre mesi difficili da marzo a maggio 2020. Tuttavia, durante i mesi estivi, il settore è riuscito a recuperare un numero accettabile di commensali. Questa ripresa ha mostrato disparità geografiche e penalizzato soprattutto le grandi città, probabilmente perché private del turismo straniero. Parigi, Lione, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Amsterdam, Rotterdam, Ginevra, Losanna, Lisbona, Porto, Bruxelles, Stoccolma, Copenaghen hanno segnato un -39% * a luglio e agosto.

Il decremento è stato complessivamente inferiore nelle aree turistiche  europee. Nelle località di villeggiatura italiane la performance estiva è stata particolarmente positiva al punto che nelle province di Ancona, Livorno e Siracusa e nella città metropolitana di Napoli è stata riscontrata una crescita percentuale dei coperti prenotati che risultano superiori al 2019. Questa ripresa si è verificata soprattutto grazie alla popolazione locale e al turismo interno.

Durante questi mesi, i ristoranti hanno dovuto reinventarsi diversificando la loro attività: i servizi di consegna a domicilio e take-away sono cresciuti.  Il 64%  dei ristoranti ritiene che gli strumenti digitali li abbiano aiutati nel corso della crisi (Fonte: Tripadvisor).

 Da un'indagine del gennaio 2021 su oltre 1.000 ristoranti, per comprendere meglio l'impatto della pandemia sui livelli occupazionali nel settore della ristorazione. Sembra che il 52% degli intervistati abbia applicato la cassa integrazione a tutto il personale, mentre quasi il 20% lo ha fatto per più della metà del personale. Grazie a queste misure, circa il 70% delle aziende è riuscito a non licenziare nessuno dei propri dipendenti. Purtroppo, il 24% ha dovuto licenziare parte del personale, mentre il 6% ha dichiarato di aver lasciato a casa tutto lo staff. Il 73% dei ristoranti intervistati ha detto di aver ricevuto aiuti governativi, mentre il 27% ha dichiarato di non aver ricevuto nulla.

Dei ristoranti che hanno ricevuto aiuti finanziari, quasi tutti (92%) si sono detti insoddisfatti e hanno trovato l'importo troppo basso per sopravvivere.

Nonostante il contesto, andare al ristorante è una delle esperienze che manca maggiormente agli utenti. I clienti che non vedono l’ora di tornare al ristorante. In Italia a Gennaio 2021 su oltre 5.000 utenti, il 52% dei rispondenti ha dichiarato che appena possibile andrà al ristorante più che in passato e il 38% ha dichiarato che lo farà anche se meno di prima, solo il 4% ha detto che aspetterà la fine assoluta della pandemia.  In Italia, quando a  febbraio 2021, molte regioni sono entrate in zona gialla, il numero di coperti prenotati a mezzogiorno è aumentato notevolmente, superando i  livelli del 2019 e del 2020 (rispettivamente + 89% e + 17%). In Spagna, gli utenti hanno cambiato spesso gli orari delle loro prenotazioni per adattarsi alle normative vigenti.

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IL GRIDO D'ALLARME DEI RISTORANTI DEL BUON RICORDO

gennaio 2021 - "Il primo grido d’allarme l’abbiamo lanciato lo scorso 30 marzo 2020. Il secondo è datato 22 aprile 2020. Il terzo, che speravamo fosse l’ultimo, il 16 maggio 2020. Ormai non c’è più tempo.” L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo – la prima associazione fra ristoratori nata in Italia, nel 1964, di cui fanno parte un centinaio di locali – torna ad evidenziare con forza l’assoluta criticità del settore e la mancanza di chiari e concreti interventi e linee guida che possano scongiurare il tracollo dell’intero comparto. E lancia un  appello all’intero mondo della ristorazione e della somministrazione.

"Il nostro mondo, il mondo della ristorazione italiana di qualità oramai è esausto: la nostra categoria ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute. Noi ristoratori abbiamo un cuore e lo abbiamo dimostrato.  Abbiamo accettato anche il gioco dei colori, delle aperture e chiusure per salvare il Natale. Purtroppo la realtà dei fatti ha dimostrato che non erano i locali pubblici i portatori di contagi" affermano i ristoratori segnalando che semmai le resse nei supermercati e l’affollamento dei posti di lavoro o nei trasporti non sono stati meno pericolosi.

Da 57 anni, l’URBR (Unione Ristoranti del Buon Ricordo) salvaguarda e valorizza le tante tradizioni e culture gastronomiche del nostro Paese,  ristoranti e trattorie di campagna e di città, dal Nord al Sud. E' stata la prima associazione fra ristoratori nata in Italia ed è ancora oggi la più diffusa e conosciuta. La loro idea fu donare un piatto-simbolo dipinto a mano (dagli artigiani della Ceramica Artistica Solimene di Vietri sul Mare) con la specialità del locale: viene donato agli ospiti in memoria di una piacevole esperienza gastronomica da ricordare. E' così che hanno promosso la varietà straordinaria delle loro cucine, e costituscono il ricchissimo mosaico della gastronomia italiana.

L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo aveva riacceso tutte le sue 100 insegne. Poi hanno dovuto spegnerle di nuovo, ma molti sanno che forse non potranno riaccenderle.

 www.buonricordo.com

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