foto: Festival Economia Trento
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Attualità, Persone & Idee

Stefano Rodotà, uomo del tentativo

Diritti in rete e Privacy: ci sono voluti anni ma il diritto all'oblio ora esiste

(Corona Perer) - Nel 2021 in piena pandemia, ci chiedevamo che cosa avrebbe detto Stefano Rodotà dei diritti sospesi e del tracciamento tramite cellulari, del controllo sui cellulari del pass, dell'obbligo vaccinale e del divieto di esprimere il proprio dissenso. Avrebbe detto no. Quanto meno si sarebbe alzata una voce autorevole, la voce di un uomo che certo non apparteneva alla generazione internet, ma della rete aveva visto con profetica chiarezza tutti i possibili corto-circuiti. E chissà cosa direbbe oggi dell'Intelligenza artificiale, ergivora e madre di tutte le informazioni disponibili in rete.

Il professor Rodotà era già scomparso da 4 anni (Roma, 23 giugno 2017).

Fu il primo a parlare di diritto all'oblio e del diritto di interrompere la comunicazione dei dati che ci riguardano: compariva nel suo decalogo. In pandemia sono stati invece tracciati gli spostamenti e poi ha preso corpo un consenso informato su un processo vaccinale dei quali tuttora non disponiamo ancora i dati, in quanto sperimentale. Anzi: segreto militare (!).

Ebbene, nei giorni scorsi, esattamente il 9 ottobre 2026, è stato sancito che il diritto all’oblio esiste, la rete non può essere un ergastolo digitale. Nessun algoritmo può decidere, in modo opaco, che una persona debba restare prigioniera per sempre del proprio passato digitale.

''Il Tribunale di Milano, imponendo a Google procedure individualizzate, la possibilità di allegare documenti e motivazioni comprensibili in caso di diniego, rimette la dignità umana al centro della rete'' ha fatto sapere la Fondazione AIDR (Fondazione Italian Digital Revolution), ricordando che già nel 2021 l’avvocato Dario Scrivano, allora segretario generale della Fondazione, avviò in difesa di un socio, un’azione conclusa con l’accoglimento del reclamo da parte del Garante per la protezione dei dati personali. L’Autorità ingiunse a Google  di rimuovere entro venti giorni l’url contestato dai risultati associati al nome dell’interessato, applicando gli articoli 17 e 21 del GDPR e i poteri previsti dagli articoli 57 e 58.

“La decisione di Milano è importante, ma non costituisce una novità assoluta rispetto al risultato già ottenuto da Dario Scrivano”, dichiara Mauro Nicastri, presidente di Fondazione AIDR. “Quel provvedimento affermava già con chiarezza l’effettività della tutela della persona e Google non vi si oppose. Un diritto fondamentale non può dipendere da un modulo cieco o da una risposta automatizzata”.

“Con Dario, scomparso prematuramente nel marzo 2025, avevamo assunto un impegno: creare un portale per aiutare chi è costretto a rivivere informazioni private o non più attuali ogni volta che il proprio nome viene cercato online. Lo presenteremo entro la fine del 2026 e sarà dedicato alla sua memoria. Internet può ricordare tutto; una democrazia, però, deve saper proteggere la dignità di tutti”, conclude Nicastri.

Infatti, come diceva Rodotà: "Il legame tra diritti e internet è ormai indissolubile". Il Professor Stefano Rodotà descriveva Internet come un "gate", un cancello che abilita al diritto e al sistema dei diritti. Lui di questo sistema è stato certamente un paladino. Gli dobbiamo quello che è restato alla fine un tentativo: rendere migliore la rete.

La lucida capacità di analisi del professore che fu parlamentare oltre che docente universitario di vaglia, nonchè il primo garante della Privacy in Italia, manca a tutti. Morto all'età di 84 anni nel 2017, è stato per molti anni la mente critica di molti guasti italiani.Sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica (ma purtoppo la partita venne gestita malissimo dal Movimento 5Stelle).

"Per lungo tempo la discussione intorno ai diritti è stata influenzata da una convinzione: la rete era forte e quindi non doveva essere assistita" diceva da costituzionalista. "Il problema si pone con l'esigenza di tutelare l'infanzia con filtri e forme di censura. Oggi pare che parlare di diritti sia parlare di attacchi alla rete''.

Quando parlava di diritti si riferiva al diritto all'accesso di internet come un diritto madre da cui derivano gli altri diritti di base, già riconosciuto da Estonia, Equador, Francia. Metteva in guardia dalle controindicazioni possibili e dalle contraddizioni. "Se è vero che internet e i social network hanno fatto cadere i regimi penso che sia necessario un occhio più attento alla loro capacità di generare movimenti aggregativi''. Aveva già intuito ciò che poi...Soros ha fatto con le varie ''Rivoluzioni colorate''.

''L'attenzione va posta alla specificità dei diritti. Ci vorrebbe una dichiarazione. Io ho provato a scrivere 10 punti in questo senso" disse a Trento all'IGF Forum nel 2011. C'eravamo ad ascoltarlo.

Ed ecco allora i dieci punti dieci, una sorta di agenda dei problemi in attesa di soluzione, secondo Rodotà:

1) accesso alla rete come diritto fondamentale - il diritto a Internet, è stato fortemente affermato dalle primavere arabe che hanno proclamato ... Facebook come diritto della persona addirittura. "In Tunisia per fare la loro costituzione leggono la nostra ma aggiungono... Internet che peraltro nella nostra Costituzione è configurabile nell'articolo 21 quando indica qualsiasi strumento per l'espressione del diritto di parola" ha commentato Rodotà;

2) lo statuto della conoscenza in rete come bene pubblico globale, è una descrizione non configurabile con gli strumenti concettuali che conosciamo. "Se il diritto di accesso mi fa entrare in un mondo però regolamentato ai minimi non è giusto". Non basta  assicurare la soglia minima, le porte vanno varcate intermente non a metà;

3) poi c'è il problema dell'identità digitale e della sua costruzione/distruzione. Oggi: "non sei quello che dici, ma quello che Google dice di te" e questo coinvolge apre a diritti nuovi: ad esempio il problema dell'oblio, la volontà della persona di essere dimenticata. Ma c'è una domanda ben più grossa: può il web dimenticare?

4) neutralità della rete;

5) statuto del lavoro in rete;

6) principio del consenso e quindi occorre garantire la possibilità di selezionare i soggetti che possono entrare;

7) Anonimato come strumento necessario alla tutela politica (pensate ai dissidenti cinesi...);

8)  diritto a interrompere la comunicazione di dati che mi riguardano (e questo... riguarderà da vicino l'anagrafe vaccinale ed eventuale incrocio dei dati con altre istituzioni)

9) diritto a sottrarsi alla rete, cioè della profilazione che ci trasporta nella società dell'algoritmo e di strumenti automatici di trattamento dell'informazione che mi riguarda. Ho il diritto a non essere profilato; ho il diritto all'oblio.

10) procedure di trasparenza dei potenti (all'epoca c'era una proposta di legge al congresso Usa rivolta a YouTube di comunicare ad una commissione ad hoc tutti i casi in cui ha negoziato con gli stati che hanno chiesto la rimozione di contenuti da essi ritenuti lesivi e tra questi Turchia e Iran).

Purtroppo molte cose sono restate lettera morta. Ma la lotta non è stata vana, Professore.
La ringraziamo ancora oggi.
Quando un uomo scompare, la sua opera resta, ma spesso viene anche dimenticata.
E noi gli dobbiamo quello che è restato alla fine un tentativo: rendere migliore la società a partire dalla rete.


Autore: Corona Perer

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