Scienza, Ambiente & Salute

Covid19, l'emergenza perpetua

La strategia dell'allarme: a cosa dobbiamo credere?

(18 ottobre 2020 - - Manuel D'Elia) - Oggi più di 10.000 tamponi positivi. Tralasciamo per un momento il fatto che il tasso di affidabilità del test sia bassissimo e che la stragrande maggioranza di questi dieci volte mille sia asintomatico e quindi, in realtà, assolutamente sano.

Il problema è che, statisticamente parlando, alcuni di questi "positivi", anche se poi si negativizzeranno, quest'inverno moriranno. É inevitabile. Che sia di cancro, di infarto, di ictus... financo di incidente stradale o sugli sci, non importa, verranno tutti catalogati come morti covid. E saranno tanti.

Giornali e tv ci andranno a nozze perché, spiace dirlo ma è nella realtà dei fatti, non fanno che gridare quanto è pericoloso il virus, evitando di chiedersi se il covid ha avuto effettivamente un ruolo nei decessi. C'entrerà forse il fatto che, in gran parte, i grandi gruppi editoriali appartengono agli stessi gruppi finanziari che grazie alla pandemia stanno facendo soldi a palate ?

Il Governo potrà imporre nuove misure restrittive, basate su numeri inconsistenti, che faranno danni immensi alla nostra vita sociale ed economica. Viene da chiedersi se questo serva a tutelare davvero la nostra salute.  Ricordate questa primavera, quando ci dicevano che non si poteva andare in montagna, nemmeno da soli, perché "certo, il virus lì non c'è, ma se ti sloghi una caviglia e devi andare al pronto soccorso? Hanno bisogno di tenere i posti liberi, sono già in difficoltà con il covid".

Ecco qui allora un elenco degli incidenti degli ultimi mesi con i monopattini elettrici distribuiti a destra e a manca con il bonus governativo.

18.10.2020

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Covid19, l'emergenza perpetua

(1.9.2020) - Non passa giorno senza che tv e giornali ci ragguaglino sul nuovo record di positivi che sono stati individuati. Uno si potrebbe chiedere se questo allarmismo è giustificato. Cosa che, a dir la verità non sembra. E' vero, aumentano i positivi, ma questo in gran parte perché aumenta a dismisura il numero di tamponi fatti. E questi positivi sono sostanzialmente tutti asintomatici.

Le terapie intensive sono praticamente deserte. Per poter dichiarare qualche morto devono includere nella conta anche chi era stato riscontrato positivo mesi fa, poi negativizzato e deceduto oggi per tumore o incidente stradale. Non dovremmo essere contenti del fatto che chi si prende il virus oggi non sviluppa la malattia? Perché i telegiornalisti ce lo dicono con quella faccia da funerale?

Non dovremmo incentivare la diffusione, visto che più persone si fanno gli anticorpi in questo modo, maggiore è il livello di immunità di gregge? Ma oltre a ciò, e se fosse proprio il sistema dei tamponi che non funziona?

Già a marzo il Telegraph aveva segnalato che in Inghilterra era stata trovata una partita di tamponi contaminati dal covid-19. Falsi positivi dai test? Ovviamente.
Il Washington Post a giugno: CDC, test probabilmente contaminati.
Si prosegue con un lancio della Reuters del 25 agosto: migliaia di Svedesi sono stati dichiarati falsi positivi al covid-19 a causa di kit fallaci.

Due giorni fa il New York Times titolava "Il tuo test per il coronavirus è positivo. Forse non dovrebbe esserlo". Nell'articolo ci spiegano che secondo gli esperti i test standard stanno diagnosticando un enorme numero di persone che potrebbero portare una quantità insignificante di virus. Persone che non dovrebbero essere contagiose, e che non dovrebbero essere considerate come tali.

Lo Spectator di oggi: può essere che il test di massa per il covid-19 porti più danni che benefici? Tutte letture interessanti.

 

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...MA STARE A CASA NON E' L'IDEA MIGLIORE
di Manuel D' Elia

(28 marzo 2020) - Secondo il medico pediatra Ernesto Burgio, esperto di epigenetica e biologia molecolare, il covid-19 è una malattia molto seria, ma sostiene che l’obbligo di chiudersi in casa sia la cosa peggiore da fare da un punto di vista medico-sanitario.

Secondo lui, tutti i casi di coronavirus accertati dovevano essere isolati e curati in strutture indipendenti, per evitare il dilagare del contagio tra operatori sanitari e pazienti ricoverati per altri motivi.

Ma egli ritiene che la cosa migliore sarebbe stare all’aria aperta per disintossicarsi e ossigenarsi (i luoghi chiusi sarebbero i più pericolosi). Un contagio a “piccole dosi” generalizzato, per sviluppare un’immunità di gruppo naturale.

La sua opinione può essere ascoltata > qui.


Autore: Manuel D'Elia

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