Scienza, Ambiente & Salute

E intanto in Cina ci si vaccina da un pezzo

A giorni parte anche la Turchia

Si chiama Sinovac e quasi un milione di cinesi lo ha già ricevuto. Della disponibilità di due vaccini sperimentali anti-Covid, prodotti dalla cinese Sinopharm, ha dato notizia la stessa azienda senza tuttavia fornire dati clinici che dimostrino la loro efficacia. La Cina avrebbe quattro vaccini in fase 3 di sperimentazione umana e gli studi clinici  di Sinopharm si stanno svolgendo in una decina di paesi come Emirati Arabi Uniti, Argentina, Perù, Egitto e Giordania.

Le vaccinazioni in  Cina sono partite da almeno 3 mesi consentendo inoculazioni di vaccini non ancora approvati, per casi ritenuti urgenti, come dipendenti e studenti che si recano all'estero, o anche lavoratori particolarmente esposti, come gli infermieri.

"I nostri vaccini sono stati inoculati a quasi un milione di persone e non abbiamo ricevuto alcun feedback relativo a reazioni avverse gravi", ha affermato Liu Jingzhen, presidente di Sinopharm, sul sito web del gruppo. Ne dà notizia ANSA (leggi qui).

E' di questi giorni la notizia che la Turchia prevede di avviare le vaccinazioni contro il Covid19 dal prossimo 11 dicembre, iniziando dal personale sanitario. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Fahrettin Koca, spiegando che fino a 20 milioni di dosi del vaccino cinese Sinovac saranno rese disponibili questo mese, 20 milioni a gennaio e 10 milioni a febbraio.

Intanto è tornato in Italia, Wu Yang, impreditore tessile a Prato, che a marzo aveva lasciato lʼItalia con la famiglia. A settembre lui e la moglie si sono fatti iniettare lʼantidoto sperimentale. Intervistato da "La Nazione" ha raccontato di essersi messo in lista per arruolarsi tra i volontari del vaccino Sinovac, poco dopo è stato chiamato visto che Pechino ha dato la priorità alle persone che dovevano ritornare in Europa per lavoro. "Sto bene e non ho accusato alcun effetto collaterale", ha detto.

1 dicembre 2020
 

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Il fenomeno dell'interferenza virale

di Manuel d'Elia

(27 settembre 2020) - Uno dei Paesi europei più refrattari all'antinfluenzale è l'Austria. Si viaggia intorno ad una copertura del 6% della popolazione. Curiosamente, hanno avuto un tasso di letalità del covid pari a 87 morti per milione di abitanti. Di contro, in UK hanno una copertura altissima, sopra il 70%. Morti per milione di abitanti dovuti al covid: 616.

Può sembrare un caso, ma secondo alcuni studi questo fenomeno ha un nome: interferenza virale. In particolare, sembra che l'antinfluenzale possa predisporre a contrarre altri virus che colpiscono l'apparato respiratorio, quali proprio il coronavirus.

Da più parti si sostiene che, soprattutto quest'anno, sarebbe importante vaccinare il più possibile contro l'influenza. La motivazione: così sarà più facile individuare i "malati" covid.
Non sono un medico, ma mi sembra un ragionamento che non sta molto in piedi. Il vaccino contro l'influenza ha un tasso di fallibilità altissimo (efficacia tra il 40 e il 60% nel 2019, secondo il CDC). Quindi, se un vaccinato sviluppa sintomi influenzali, non è affatto automatico stabilire che sia covid. Potrebbe essere comunque influenza, o una comunissima sindrome parainfluenzale. Diventa quindi necessario procedere con una verifica clinica, vanificando l'idea di scremare i sintomi solo sulla base del vaccino effettuato.
C'è poi da tenere presente quanto ho spiegato: l'interferenza virale.

Quanto a casa nostra, Alto Adige e Trentino, si registra che il primo è più refrattario al vaccino, il secondo più propenso. Anche qui, quale delle due province ha sofferto di più per il covid?

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Covid19, il vaccino che verrà

di Manuel d'Elia

(27.4.2020) - Avete mai fatto il vaccino contro il raffreddore? Probabilmente no, visto che non esiste. E non è che non esista perché il raffreddore è una patologia di poco conto. In fondo, in alcuni casi può sfociare in una polmonite. Il problema è che il raffreddore, a differenza ad esempio del morbillo, è una di quelle malattie che non danno immunità. Uno se lo può prendere di continuo. E quindi viene meno il principio sul quale ci insegnano funzioni il vaccino: stimoli il sistema immunitario con una “finta” malattia affinché vengano prodotti gli anticorpi per la malattia “vera”.

E cosa sappiamo del covid-19? Che è un “coronavirus”. Come il raffreddore. E che anche per il covid-19, come per il raffreddore, sono possibili le ricadute (leggi qui). Anche perché è un virus che pare mutare velocemente. Il ceppo italiano sembra essere diverso da quello cinese, che a sua volta è diverso da quello tedesco e così via. Quindi, che vaccino stanno sviluppando? Testandolo tra l’altro sugli animali, che di covid-19 nemmeno si ammalano?

Non mi stupirei se, con il panico che si è creato, questa panacea verrà resa obbligatoria per tutti, a livello mondiale o quasi. Fortunata l’azienda farmaceutica che lo commercializzerà (leggi qui).

Funzionerà? Chi vivrà, vedrà. Resta una domanda: se la cura c'è (il plasma dei guariti funziona), serve davvero un vaccino?

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