Scienza, Ambiente & Salute

Scienza: il brevetto sui vaccini e la salute collettiva

Intervista al prof. Roberto Caso (Aisa) - ''La scienza dovrebbe essere aperta''

Per contrastare la pandemia da Covid-19 c’è bisogno di scienza aperta. Solo la condivisione mondiale delle conoscenze e delle tecnologie utili a produrre vaccini, farmaci e dispositivi medici può dare la speranza di uscire in tempi brevi dalla crisi che l’umanità sta affrontando.

Ne è convinto il prof. Roberto Caso, professore Associato di Diritto Privato Comparato all’Università di Trento, Facoltà di Giurisprudenza. Oltre che docente di diritto, le sue ricerche spaziano tra proprietà intellettuale, privacy,  copyright, potere contrattuale e diritti sulle opere digitali. Recentemente ha dato alle stampe "La rivoluzione incompiuta. La scienza aperta tra diritto d'autore e proprietà intellettuale" (Milano, Ledizioni, 2020). Ha fondato e presiede l’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta (AISA), che in questi giorni ha lanciato un appello al riguardo dal titolo più che esplicito "Morire per un brevetto?".

''Molte voci si sono levate contro l’ingiustizia che vede i paesi ricchi accaparrarsi le risorse per vaccini e cure. Altri hanno messo in evidenza che le case farmaceutiche sono in grado di dettare tempi e modi delle campagne di vaccinazioni anche nel ricco Occidente dove hanno le proprie sedi principali. Il loro potere è tanto più sorprendente se si considera che godono di finanziamenti diretti da parte degli stati e traggono profitto dalle conoscenze della ricerca di base sostenuta da fondi pubblici" si legge in una nota in cui si ricorda l’accordo TRIPS (Trade Related Intellectual Property Rights che autorizza gli stati, in situazioni di emergenza, a imporre licenze obbligatorie ai privati detentori di brevetti così che altre aziende possano produrre, non senza pagar loro un compenso, versioni generiche di farmaci e vaccini da loro controllati.

L’AISA ha chiesto con forza al legislatore di intervenire per colmare queste lacune gravi e tanto più incomprensibili in quanto relative a misure compatibili e previste dall’attuale regime internazionale della proprietà intellettuale. Abbiamo approfondito con lui questa tematica così importante e cruciale.

PERER: Prof. Caso, sono stati frequenti i richiami del Papa ad una scienza per tutti e in tema di vaccini ad una conoscenza 'per' il bene di tutti. Assistiamo invece alle commesse miliardarie della grandi case farmaceutiche. E' davvero insanabile il rapporto tra profitto e bene comune?

ROBERTO CASO: Non credo che il conflitto tra profitto e bene comune sia in assoluto insanabile. La composizione del conflitto, in un sistema capitalistico, può avvenire bilanciando gli interessi. In questo momento il potere delle multinazionali dell'industria farmaceutica è eccessivo. I profitti sono quelli che derivano da un abuso di potere di mercato. Se il potere di mercato fosse più frammentato i profitti sarebbero più distribuiti e meno concentrati. In ogni caso, gli Stati e la politica non possono farsi dettare l'agenda delle campagne vaccinali da Big Pharma

PERER - I paesi ricchi si sono accaparrati vaccini e cure, in altri casi non hanno condiviso i processi portati avanti autonomamente. Non esiste nessun strumento giuridico che posa avocare a bene pubblico ciò che riguarda la salute collettiva?

ROBERTO CASO: Lo strumento giuridico c'è ed è rappresentato dagli accordi sul commercio internazionale relativamente ai diritti di proprietà intellettuale (TRIPS). Ma purtroppo il veto dei paesi ricchi ne paralizza l'operatività. Insomma, lo strumento giuridico è stato concepito e scritto dai più forti, facendo in modo che gli stessi lo possano governare a proprio piacimento. Peraltro, in un mondo ideale non dovrebbe essere necessario il diritto, dovrebbe essere sufficiente un imperativo morale.

PERER - In che modo si poteva operare per raggiungere una scienza condivisa? Bloccando ad esempio i fondi per la ricerca o incentivandola, e limitandola ai prodotti free?

ROBERTO CASO: La scienza aperta dovrebbe essere l'unica scienza e non solo in tempi di pandemia. I finanziatori dovrebbero vincolare i finanziamenti all'apertura dei risultati scientifici. Politiche di questo genere già esistono in diverse parti del mondo, compresa l'Unione Europea. Ma non sono ancora l'unico sistema di finanziamento.
Inoltre, Stati e organizzazioni internazionali dovrebbero investire nelle infrastrutture per praticare la scienza aperta. Al di là delle politiche di Stati, organizzazioni internazionali e altri finanziatori della ricerca, molto può essere fatto con la buona volontà dei ricercatori e dei docenti. Tutti i colleghi che lavorano in università ed enti di ricerca possono praticare la scienza aperta, già da adesso. Dovrebbero però guardare di più al bene comune, invece di pensare al successo (ad es., in termini di carriera) e al profitto (purtroppo, la logica del profitto ha contaminato anche luoghi che si predicavano estranei allo stesso: ad es., le università).

PERER - Che ne è stato dell'accordo TRIPS (Trade Related Intellectual Property Rights) ?

ROBERTO CASO: L'accordo va attuato a livello statale. Molti stati si sono dotati delle licenze obbligatorie che consentono l'imposizione della concessione dell'uso del brevetto al fine di far produrre ad altri (e non solo al titolare del brevetto) vaccini e altre tipologie di farmaci. Le licenze obbligatorie sono una forma di compromesso tra le ragioni del profitto e il bene comune. Il titolare del brevetto deve ricevere un compenso a fronte dell'imposizione della licenza. L'Italia non ha una disposizione normativa che preveda l'imposizione da parte dello Stato della licenza obbligatoria per motivi di tutela della salute pubblica. Questa lacuna è semplicemente scandalosa. Una proposta di legge del 2016 mirante a colmare la lacuna è scomparsa nelle sabbie mobili della politica.

PERER - Lei ha fondato e presiede AISA Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta :  vi siete fatti portavoce di un appello. A chi è stato consegnato e che esiti ha avuto?

ROBERTO CASO: L'appello è pubblico ed è stato ripreso da agenzie di stampa e giornali. AISA aveva già scritto all'indomani dello scoppio della pandemia al Presidente della Repubblica chiedendo maggiore impegno sulla scienza aperta. L'associazione è pronta a chiedere un'audizione al legislatore, qualora l'idea di introdurre nel codice della proprietà industriale una disposizione su licenze obbligatorie e tutela della salute riprenda il cammino in Parlamento. AISA è stata già chiamata per audizioni informali in Parlamento a margine di altre iniziative legislative.

PERER - Si parla di un vaccino trentino: come mai dopo i primi mesi di speranza si è passati ad un fiorir di vaccini? Cosa ha favorito una proliferazione (vaccino cinese, sputnik, inglese, americano...) che però non ha visto nessuno candidarsi ad un prodotto per il bene comune?

ROBERTO CASO: Le grandi scoperte scientifiche non nascono tanto da geniali intuizioni di singoli, quanto da grandi sforzi collettivi. La maggiore condivisione delle informazioni attinenti alle tecnologie alla base di diversi vaccini oggi operativi credo abbia contribuito ad accelerare il progresso delle conoscenze e l'innovazione. Mai come in questo momento, i ricercatori di tutto il mondo stanno condividendo dati, pubblicazioni e altri elementi del processo di creazione della conoscenza scientifica. È paradossale che tutto questo immenso impegno debba essere bruciato e tradotto in nuovi strumenti per alimentare i miopi egoismi nazionali(stici), il profitto di pochi grandi imprese e l'imperialismo delle grandi potenze. Insomma, si tratta di un catastrofico fallimento morale, come ha detto il direttore generale dell'OMS.

 


Autore: Corona Perer

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