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Infallibilità del Papa

Con Ratzinger in vita di chi fu? Di Bergoglio o di Papa Benedetto?

di Corona Perer - Un lettore in questi giorni ha posto una domanda interessante, per certi versi cruciale: ora Papa Ratzinger è morto, ma che ne fu dell'infallibilità del papa negli anni della co-reggenza con Bergoglio, essendo questi di posizioni più moderate di Benedetto XVI?
Essendo Ratzinger rimasto Papa, anche se nel ruolo di emerito, ed essendo Bergoglio su linee meno radicali delle sue... chi era l'infallibile?
Domanda che fa riflettere e che abbiamo girato ad un esperto di cose vaticane Mons. Tommaso Stenico, studioso  teologo e catecheta. Saggista e scrittore, è anche giornalista e direttore  del quotidiano IL POPOLO

Sulla teoria gender ci sono state rivelazioni del segretario del papa emerito: ''Bergoglio non ascoltò''. Al di là della materia in sè, di chi era l'infallibilità nell'era dei due Papi?
La domanda reca con sé un errore di valutazione. Infatti Papa Benedetto non è rimasto Papa!

In che senso?
Ricostruiamo la vicenda. Il Conclave elegge il Vescovo di Roma che automaticamente diviene Romano pontefice a norma del canone 332 paragrafo 1 del Codice di Diritto Canonico. Vi si legge, infatti:  “Il Sommo Pontefice ottiene la potestà piena e suprema sulla Chiesa con l’elezione legittima, da lui accettata, insieme con la consacrazione episcopale. Di conseguenza l’eletto al sommo pontificato che sia già insignito del carattere episcopale ottiene tale potestà dal momento dell’accettazione. Che se l’eletto fosse privo del carattere episcopale, sia immediatamente ordinato vescovo”.

Questo cosa significa ?
Significa che la modalità della trasmissione della successione petrina è esclusivamente giuridica e conferisce la pienezza della suprema giurisdizione. All’interno della pienezza della giurisdizione non si dà alcuna ulteriore sottodistinzione tra il munus e il suo esercizio. Pertanto, il munus petrino è solo ed esclusivamente un primato di giurisdizione.

Ma il Conclave che poteri trasferisce effettivamente?
Ciò che viene conferito in Conclave all’eletto non ha nulla a che fare con il carattere sacramentale speciale che permane anche dopo la rinuncia.

Al Papa emerito allora cosa era rimasto?
Il munus episcopale che aveva ricevuto sacramentalmente quando fu ordinato vescovo di Monaco. La rinuncia all’ufficio petrino, quindi, è lo strumento giuridico che porta alla perdita della giurisdizione pontificia, che gli era stata conferita per via giuridico-canonica.

Ci aiuta a capire qualcosa anche la modalità della rinuncia?
Certo. L’11 febbraio 2013 il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato le sue dimissioni ai sensi del canone 332 paragrafo 2 del Codice di Dritto Canonico che recita: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata; non si richiede invece che qualcuno la accetti”.   

E dunque Declaratio chiara...
Nella Declaratio di dimissione sono contenute parole inequivocabili. L’allora Papa Benedetto XVI davanti al Collegio dei Cardinali come previsto dal canone  del CIC disse: «Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice».

Nessun dubbio quindi?
Nessun dubbio i punti salienti sono stati:
1. «Dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005»
2. «La sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice».
Ma vi è un terzo elemento di cristallina verità di intenzione. Ha aggiunto il Pontefice ancora regnante: «Imploriamo la santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice».

Mons. Stenico, la vacatio fu un vuoto strano per certi versi indefinibile....
Dal 28 febbraio 2013 alle ore 20,00 la sede di Roma fu vacante e Papa Benedetto divenne Papa emerito. Certamente una figura nuova mai esistita nella storia dei Papa. Ma una decisione assunta dallo stesso Papa Benedetto, quella, cioè, di chiamarsi Papa emerito e quelle di indossare la veste talare bianca e di abitare nel Monastero all’interno del Vaticano.

Lui di fatto cosa era a quel punto?
Quando assunse queste decisioni Egli era ancora Vescovo di Roma e quindi Romano Pontefice e in un certo senso stabilì lui stesso la prassi del Papa emerito. A tutt’oggi nessuno ha disposto nulla in contrario o in alternativa.
Di fronte a questo stato di cose fu convocato il Conclave nel quale 120 Padri Cardinali, riuniti nella Cappella Sistina dopo aver invocato lo Spirito Santo, persuasi e convinti che il Santo Padre Benedetto XVI avesse detto proprio a loro: «la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice», elessero il cardinale Jorge Mario Bergoglio quale Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale, che accettò l’elezione secondo le norme canoniche.

Conclusioni...?
Alla luce di queste considerazioni credo, è agevole per il vostro lettore comprendere che dal 28 febbraio 2013 alle ore 20,00 Papa Benedetto, divenuto Pontefice emerito, ha perduto ogni potestà di ministero di successore del Beato Pietro compresa l’infallibilità che è solo del Papa regnante: Papa Francesco.

 


Autore: Corona Perer

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