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Emanuela Orlandi - ''Se il Papa sa qualcosa lo dica''

intervista a Pietro Orlandi, cittadino Vaticano senza verità

Il Papa ancora non ha mai parlato. Più volte sollecitato, dopo il 2013 a pochi giorni dalla sua elezione, tace. E intanto se verrà l'aprile 2023 saranno 10 anni di silenzio. Francesco chiede perdono agli Indios, intrattiene telefonate con Zelensky, ma non riponde ad un cittadino del suo stato al quale ha solo opposto silenzio.

Come si ricorderà nel 2013 ci fu un fortuito incontro con papa Francesco pochi giorni dopo la sua elezione. Dopo, solo parole guardinghe e caute. E silenzi. Gà il giorno successivo di quell'incontro Padre Lombardi, allora portavoce della Santa Sede aveva rilasciato una intervista al TG2 senza contenuti di rilievo e piena di ovvietà dove afferma che "... la scomparsa di una persona è sempre una grande tragedia che provoca tanto dolore, non solo per la persona interessata ma anche per la famiglia" assicurando che c'è sempre stata collaborazione tra Vaticano e la famiglia, ma confermando di fatto che si tratta di una storia come tante altre.

"Chiedo un incontro al Papa, se sa qualcosa, lo dica" ripete da anni Pietro, il fratello di Emanuela Orlandi. che  aveva avuto un confronto tv a La7 con l'uomo che ha fatto ritrovare il flauto (Marco Fassoni Accetti). "Lui ha a che fare certamente con questa storia" dice Pietro Orlandi nella nostra intervista. "Ma ha paura e non dice quel che sa". Il confronto tv era stato drammatico: il dolore di un fratello era di fronte all'algida freddezza di un uomo che potrebbe anche essere solo un mitomane e brilla per indifferenza e un passato assai dubbio.

La scomparsa di Emanuela ci deve fare ricordare anche le tante altre persone che scompaiono nel mondo e che vengono poi dimenticate...Non così per tutte le famiglie ferita da un interrogativo incolmabile come la scomparsa senza motivo di un loro caro. E ce lo ha spiegato Pietro Orlandi in una nostra intervista del settembre 2013 che riproponiamo.

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INTERVISTA A PIETRO ORLANDI
di Corona Perer
 

Pietro ti faccio una domanda dura che ti hanno fatto già molti colleghi. Ma dopo gli sviluppi di questi ultimi anni, e specialmente dopo le parole inattese di papa Francesco nel 2013,  tu senti Emanuela viva o morta?
Non c'è stata mai la prova della sua morte. Perciò per me è viva e io la cerco viva. Certo mi si è gelato il sangue quando il Papa ci ha detto che è in cielo. Se il Papa sa qualcosa che lo dica. Noi stiamo aspettando.

Cosa ne è stato dopo il fortuito incontro con il Papa nei rapporti con le alte sfere del Vaticano?
A dire il vero ben poco. Mi restano in mente le sue parole che devono essere chiarite "Emanuela sta in cielo" ci ha detto. Ma come? Sono 30 anni che la cerchiamo e cerchiamo di capire, ci sono stati due papi, Woityla prima e Ratzinger poi, che è stato del tutto indifferente, con un atteggiamento quasi pilatesco, e dopo 10 giorni dalla sua elezione il nuovo Papa ci dice che è morta...Mi son sentito  raggelato.

Hai cercato di avere un incontro e saperne di più?
Come no! Quattro volte l'ho chiesto, ma le mie richieste ufficiali però sono andate tutte e quattro cadute nel silenzio. Io avrei molte cose da raccontargli. Non so se conosce tutti i particolari e questa vicenda non è secondaria agli scandali del Vaticano è cioè questione che non si può eludere. Lasciare dei dubbi è accettare di avere una spada di Damocle sulla testa...

Poi ci fu quella intervista di padre Lombardi...
Guarda, per l'ennesima volta è la dimostrazione attraverso parole molto caute della indifferenza che in Vaticano circonda la storia di una loro concittadina. Io lo trovo inaccettabile. Ma qualcosa c'è e li riguarda direttamente. Padre Lombardi non dice il vero quando dice che c'è stata sempre collaborazione. Ben due magistrati (Rando e Malerba) hanno parlato di un "diaframma" eretto dal Vaticano che non ha permesso indagini appropriate!

Ma quali novità sul fronte delle indagini?
Ora si sta procedendo sul Dna dei capelli fatti ritrovare. C'è fortunatamente una tecnica nuova che può procedere anche senza la presenza dei bulbi, mentre le analisi sul flauto, benchè ancora aperte, non potranno dare risultati dato il pessimo stato di conservazione dello strumento. Quanto alla pista di Bolzano, l'anziana donna che è stata intervistata qualche mese fa si dice certa che quella era Emanuela Orlandi.

Tu che idea ti sei fatto?
In questi 30 anni io sono diventato una spugna. Nella mia mente ci sono i tanti contatti che abbiamo avuto, tutti importanti, tutti verificati. Io dico che sicuramente il Vaticano ha a che fare con la questione ed è proprio il loro atteggiamento che mi autorizza a pensarlo perchè evidentemente la questione deve essere così pesante per loro che preferiscono accettare le voci e le polemiche anzichè fare chiarezza, che dovrebbero essere i primi a volere, se il caso davvero... non li riguardasse!

Questo Accetti che hai incontrato in Tv come lo senti?
Per me è un uomo che comunque centra qualcosa e che ha paura. Da qui il timore di fare nomi.

E' credibile?
Il fatto che sia persona di dubbia qualità morale non indebolisce affatto le sue rivelazioni, perchè per fare certe cose certo chi avesse voluto non si sarebbe rivolto ad un ragioniere di banca. So che è stato ascoltato decine di volte e che i magistrati stanno cercando riscontri. Sono certo che se ha agito non era solo e che tenti ancora di coprire qualcuno.

La versione che ha dato e cioè che si sarebbe deciso a parlare perchè è cambiato il clima in Vaticano, è accettabile?
Sì, è credibile. Come è verosimile la sua titubanza a dire tutto.

Ma tu pensi che dal Papa possiamo  aspettarci qualcosa da Lui?
Io penso di sì. E' un uomo aperto a tutti, conosce (non so però a quale livello) il problema. Io però sono stanco di questa eterna presa in giro. E' come se tutto fosse accaduto ieri, ma il silenzio è lo stesso di 30 anni fa. E' veramente assurdo.

E la petizione?
La petizione è andata avanti: 155 mila firme passate al nuovo segretario di Stato Parolin. Eppure non sono bastate  a muovere la montagna! Il brutto è che non c'è una risposta nè negativa nè positiva. Eppure la nostra domanda è chiarissima...

Vogliamo ripeterla?
Noi chiediamo che sia mostrato il dossier interno perchè una intercettazione che resta una pietra migliare in questa vicenda dimostra che il Vaticano aveva fatto un'indagine interna. "Dell'Orlandi tu non sai niente e soprattutto non devi parlare del dossier" dice in una intercettazione telefonica una voce - non ancora identificata - al funzionario della Gendarmeria che è stato invitato a riferire ai magistrati. Non sappiamo ancora se fosse il Comandante Cibin che era il Capo della Sicurezza o se fosse il Cappellano del Papa, all'epoca mons. Bertani. Noi chiediamo che ci sia un'indagine interna e si faccia chiarezza su quella che potrebbe essere stata condotta 30 anni fa.

(c.perer - 2013)


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La strada del ritorno che Emanuela Orlandi non ha potuto fare

di Giovanni Pacitti

(luglio 2013) - Cinquecento, poi ottocento, alla fine si calcola almeno un migliaio di manifestanti per la fiaccolata dedicata ad Emanuela Orlandi con meta la Città del Vaticano e quella Piazza S. Pietro dove è cresciuta.

Per i 30 anni dalla scomparsa ci siamo ritrovati alla scuola di musica di Sant’Apollinare dalla quale uscì per l’ultima volta Emanuela. Da lì, per poco più di un chilometro, i partecipanti si son messi in cammino ripercorrendo il percorso che la ragazza quindicenne non riuscì a compiere quel 22 giugno 1983, esattamente trent’anni fa. Per questo la manifestazione è stata denominata “Ritorno a casa”.

La raccolta delle firme della Petizione che Pietro ha fatto al Segretario di Stato con la quale richiede la nomina di una commissione cardinalizia d’inchiesta è passata dal primo migliaio di firme a oltre 154 mila firme, quasi il doppio di quelle relative alla richiesta a Benedetto XVI.

All'epoca si chiedeva di  “fare chiarezza sull’accaduto della scomparsa di una Sua concittadina Vaticana e di accompagnare e sostenere la famiglia per la ricerca della verità (appello rimasto inascoltato dall’Emerito al quale altre volte, gli era stata addirittura impedita una preghiera per Emanuela).

Ho partecipato alla organizzazione della fiaccolata seguendo le prime riunioni, i gruppi di lavoro più o meno improvvisati. Un paio di incontri in un garage per la spartizione dei compiti e dopo ventidue giorni tutto era pronto. Le autorizzazioni (italiane e vaticane), lo striscione, le candele con i bicchierini antivento, le magliette, le mongolfiere, i ceri.

L’opera di volantinaggio denominata “Operazione Attak” era partita due settimane prima dell’evento coinvolgendo soprattutto le zone del centro di Roma (cassette della posta di condomini, parabrezza delle autovetture, banconi delle attività commerciali) anche se non sono stati tralasciati i “luoghi simbolo di Emanuela” (Torvajanica sul litorale romano, Magliana, Monteverde, Trastevere, l’ex stabilimento De Laurentis sulla Pontina, via del Pellegrino).

Poi finalmente la fiaccolata con la gente in piazza, Pietro che saluta tutte le persone che gli stringono  la mano a dimostrazione della  solidarietà per la drammatica vicenda che lui e la sua famiglia vive da troppo tempo. Volti noti della TV e del giornalismo professionista ma soprattutto volti normali.

“E chi è la gente?” pronunciò Georg Gänswein (all’epoca  assistente personale di Ratzinger e prelato d'onore di Sua Santità, attualmente prefetto della Casa Pontificia) a Pietro Orlandi quando gli disse della Petizione che stava portando avanti. E’ questa “la gente”: il “Popolo di Emanuela”, persone normali, qualunque, accomunati da un solo motto: verità e giustizia per tutti gli scomparsi.

La manifestazione infatti non è solo per Emanuela, si sono voluti celebrare tutti gli svaniti nel nulla (rappresentati dall’ Associazione Penelope) e ci piace ricordare la presenza di Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella anch’essa misteriosamente scomparsa, e la silente Signora Maria Laura Bulanti madre del piccolo José Garramon.

Palloncini colorati, candele, magliette con l’immagine di Emanuela e una scritta “LA VERITA’ RENDE LIBERI” . Ho segnato minuto per minuto nella mia memoria quella serata: ore 20, si parte in ritardo, si attraversano le vie che Emanuela avrebbe dovuto percorrere: via Sant’ Agostino, via dei Coronari, via Banco di Santo Spirito, Lungotevere, Ponte Sant’Angelo, largo Giovanni XXIII, via della Conciliazione e piazza Pio XII. Il Vaticano ci ha concesso di entrare nell’area del colonnato, tra obelisco e le transenne che danno al sagrato, a condizione che la manifestazione non assuma accenti di protesta e resti nell’ambito della fiaccolata-veglia.

La prima ad entrare nella piazza è la Signora Maria, mamma di Emanuela che sinceramente commossa abbraccia e bacia i molti che gli si avvicinano. «Il mio sogno è che Papa Francesco scenda tra noi, per unirsi in preghiera. Sarebbe un segnale importantissimo di cambiamento dopo 30 anni di attesa della verità» diceva giorni prima Pietro Orlandi.

Un sogno rimandato ancora una volta perché il Pontefice manca questo momento. Anche nel primo pomeriggio aveva disertato il concerto in occasione dell'Anno della Fede, organizzato dal Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione nell'aula Paolo VI. Monsignor Rino Fisichella ha annunciato che per un impegno «improrogabile» il Pontefice non avrebbe partecipato e ha letto un suo messaggio. «Nessun problema di salute», ha precisato.

In Piazza S. Pietro i manifestanti nel frattempo cominciano a lanciare i palloncini e le mongolfiere che lentamente salgono in cielo. Sono sessanta. Trenta per gli anni di assenza di Emanuela e trenta per Mirella Gregori. Su ognuna è scritto il nome di uno scomparso.

In tarda serata un funzionario in borghese ci dice che dobbiamo andare fuori, la Piazza ad una certa ora deve essere sgombra; restiamo a guardarci, stanchi, delusi ma contenti. Contenti di avere simbolicamente riportato a casa Emanuela. Papa Francesco non ha realizzato il desiderio di Pietro (volontà sua o di altri?) ma noi, "la gente di Emanuela" continuiamo a sperare sapendo che anche oggi Emanuela e Mirella sono vive perché continuiamo ad amarle.
Roma, 2 luglio 2013


Autore: Corona Perer

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