Attualità, Persone & Idee

Indagini sulla morte di De Donno

Fu lui a individuare la cura al plasma iperimmune

30 luglio 2021 - La procura di Mantova indaga per il reato di istigazione a suicidio in merito alla morte di Giuseppe De Donno, l'ex primario di pneumologia dell'ospedale Carlo Poma e padre della terapia anti Covid con il plasma iperimmune. Tra gli atti disposti dal pm c'è anche l'autopsia sul corpo del medico, che sarà effettuata alle camere mortuarie dell'ospedale di Mantova.

Giuseppe De Donno, l'ex primario di pneumologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova, che per primo l'anno scorso aveva iniziato la cura del Covid con le trasfusioni di plasma iperimmune, aveva incontrato nel suo cammino critiche feroci. La terapia prevedeva l'infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti infetti.

De Donno è stato trovato martedì scorso dai familiari nella sua casa di Eremo di Curtatone. I carabinieri e il magistrato hanno sentito i familiari, la moglie e i due figli, mentre sono stati posti sotto sequestro i cellulari e il computer del medico. I funerali non si terranno prima della prossima settimana.

L'obiettivo degli inquirenti è comprendere se qualcuno possa aver indotto l'ex primario, che il 5 luglio scorso aveva iniziato le sua nuova attività di medico di base dopo essersi dimesso dall'ospedale, a togliersi la vita, senza lasciare alcun messaggio. Era uomo molto religioso: possibile non abbia sentito la necessità di dare una spiegazione del gesto?

De Donno aveva 54 anni e si era dimesso dall'ospedale di Mantova ai primi giorni di giugno per cominciare, lo scorso 5 luglio, la nuova professione di medico di base a Porto Mantovano.

L'ex primario abitava a Curtatone con la moglie e i figli. Molti gli attestati di cordoglio da parte di molti cittadini attoniti per la scomparsa, che hanno ricordato De Donno per aver "salvato molte vite" con la sua terapia.

Di De Donno restano le critiche che ha ingiustamente subito, la gratitudine dei pazienti da lui salvati, e  una cura che ha salvato la vita a tante persone ma non è entrata nel sistema sanitario italiano.

Si era battuto per le Terapie Domiciliari ed era stato emarginato e isolato.
Si era tolto dal circo mediatico e anche dal sistema ospedaliero, ed era tornato a fare il medico di base per fare il combattente sul campo. A dispetto di chi ancora sostiene che sia buona...la vigile attesa.

Una perdita che sgomenta.

 

 


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Commenti (0)