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Disastri italiani: urge arrabbiarsi, ma non basta

Undici anni dalla strage di Viareggio: senza giustizia

Quarant'anni da Ustica (1980) e 11 anni da lla strage di Viareggio: in entrambi i casi manca verità, manca giustizia.

Nel caso di Viareggio la rabbia è ancora più forte. Per il  treno carico di GPL deragliò in stazione causando uno dei disastri più gravi del nostro paese, con 32 morti, centinaia di feriti e la distruzione tra le fiamme di un intero quartiere, vi fu un processo. Sono trascorsi 11 anni e non vi è ancora una verità giudiziaria definitiva; infatti, dopo la sentenza della corte d'appello di Firenze, del 20 giugno 2019, che ha  ha sostanzialmente confermato le condanne del primo grado nei confronti dei vertici delle imprese coinvolte, ma siamo in attesa del pronunciamento della Corte di Cassazione.

Anche quest'anno per la dolorosa ricorrenza i macchinisti hanno fatto sentire i fischi dei loro treni. ''Per la prima volta in questi undici anni, a causa delle misure di sicurezza anticontagio, non ci saranno iniziative pubbliche ma da questa sera a mezzanotte e per tutta la giornata di lunedì, i fischi dei treni saranno l'abbraccio alla città e segneranno la ricorrenza, che sarà dedicata alla memoria e alla riflessione" affermano in una nota i macchinisti di "Ancora in Marcia", che invitano  i macchinisti di tutti i treni in arrivo, in partenza e in transito nella stazione di Viareggio, durante tutta la giornata del 29 giugno, ad emettere lunghi e ripetuti fischi per far sentire l'affetto e la vicinanza di tutti i ferrovieri.

''Questo semplice gesto è il nostro contributo alla memoria delle vittime ma è anche il modo per "far sentire" e ricordare a tutti che vogliamo più sicurezza sui binari e che su Viareggio vogliamo conoscere la verità e - assieme ai sopravvissuti, ai familiari ed alla città - siamo in attesa di giustizia'' affermano i macchinisti.

Le autorità saranno informate che i fischi non sono di 'allarme' ma un segnale di solidarietà in occasione della ricorrenza.
Sui disastri italiani che restano senza verità o giustizia, ospitiamo in questa pagina un commento di Ferdinando Camon.

 

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Disastri italiani: urge arrabbiarsi, ma non basta

di Ferdinando Camon

Domande che anche dopo anni restano attuali perchè troppo spesso le tragedie che partono come catastrofe della Natura, finiscono come colpa degli uomini. Esempio: perché l’albergo di Rigopiano, non permesso in quel posto, fu poi costruito?

Perché fu anche ampliato? Perché le strade che devono essere sempre agibili per legge, erano ostruite? Perché la turbina che doveva essere a disposizione non c’era? Perché le invocazioni di soccorso furono ignorate?

Più gravi appaiono le nostre colpe, più tremenda cerchiamo di far apparire la Natura. Di qui la metafora della valanga pari a tanti milioni di Tir. Noi italiani invochiamo sempre la pietà del mondo.

Per Rigopiano abbiamo pianto, non dovremmo anche arrabbiarci?
Dovremmo farlo anche per Ischia. Per Genova, per le voragini che si aprono a Roma e per tutti i disastri che trafiggono la nostra Italia.


Autore: Ferdinando Camon

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