
Seme d'arancia su terra di Sicilia
Emilio Isgrò, un siciliano convinto sulla rinascita della sua terra
9 aprile 2022 - L'opera Seme d'arancia su terra di Sicilia è stata acquisita dalla Fondazione Sicilia a coronamento del progetto espositivo ''Isgrò Dante e la Sicilia''. L'opera è stata collocata a Palazzo Branciforte a Palermo.
Importante sapere che l'artista concepisce il seme come metafora della cultura siciliana e della sua possibilità di rinascita. Quale elemento può raccogliere in sé l’anima mediterranea, siciliana e europea se non un seme?
Il primo Seme d’Arancia, tra le sculture più note di Isgrò, è una grande scultura pubblica realizzata nel 1998 per la sua città natale, Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, come opera simbolo in grado di rispecchiare la volontà di rinascita di una città vittima della disgrazia mafiosa.
Dopo Barcellona, ne sono derivati altri, di varie forme e materiali. Perciò quello di Barcellona è un ''protoseme'' e l'ultimo, quello installato a Palazzo Branciforte, sembra la conclusione di un ciclo.
Nel 2015 ad accogliere i visitatori di Expo a Milano ci fu il Seme dell’Altissimo: un imponente seme d’arancia, ingrandito un miliardo e cinquecento milioni di volte, alto sette metri e realizzato in marmo bianco del monte Altissimo, estratto direttamente dalle cave delle Alpi Apuane (oggi è nel giardino antistate il palazzo della Triennale).
I semi di Isgrò sono stati impiantati nel 2017 anche a Catania, nel giardino di Fondazione RadicePura, ai piedi dell’Etna, come se spuntati direttamente dal vulcano nell’installazione Il sogno di Empedocle. Si può ammirare un seme di limone ingrandito anche al Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, in provincia di Brescia, con l’opera Aligi del 2016. Uno di questi meravigliosi semi venne donato da Isgrò anche al Mart di Rovereto (che non lo ha mai esposto)
Il Seme porta con sé la crescita, lo sviluppo e la ricchezza in nuce, è un elemento che trova la sua tradizione locale, ma che immediatamente si fa universale. E un artista geniale come Isgrò non poteva non trovarlo evocativo.
Come ama dire l’artista, spetta ''anche'' e ''soprattutto'' all’arte il compito di indurre a una riflessione più profonda e agli artisti la responsabilità politica e sociale di insistere sulle chiavi di lettura della contemporaneità.
C'è stato nel tempo un altro collegamento artistico con l'Altissimo. Nell'inverno 2023 il Maxxi ospitò una mostra a quattro mani: Emilio Isgrò e Mario Botta insieme per ''Non Uccidere'' un richiamo di grande e tragica attualità in un momento come questo.
Con l'opera di Emilio Isgrò, ''Non Uccidere'' uno dei 10 comandamenti alla base del'etica cristiana, il MAXXI celebrava i 75 anni della Costituzione italiana. L'installazione monumentale - commissionata a Emilio Isgrò e Mario Botta - ha visto arte e architettura darsi la mano per amplificare un imperativo primario, oggi più che mai urgente da ribadire: non uccidere. L'opera è entrata nella Collezione del MAXXI
''Non uccidere'' è composto da una grande opera di Emilio Isgrò, un monumentale bassorilievo in pietra del Sinai articolato in undici elementi che rivisitano le tavole bibliche dei Dieci comandamenti, e da una spettacolare architettura in cedro del Libano progettata da Mario Botta.
Emilio Isgrò interpreta il tema della Costituzione riflettendo sui princìpi di convivenza sociale alla base di tutte le carte costituzionali. I comandamenti, incisi in rosso in undici lingue sulle imponenti tavole in pietra, sono cancellati da Isgrò lasciando emergere un unico monito: non uccidere.
Un principio fondamentale, racchiuso nella Costituzione italiana che oggi, sfortunatamente, urge ricordare nella quotidianità.

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