
Il diario di Anna Frank
Narrare la Shoah
Otto Frank fu l’unico a sopravvivere. La moglie morì di stenti ad Aushwitz, di tifo la figlia maggiore Margon, portata a Bergen Belsen con la sorellina Anna, che lì morirà di fame. Sarebbero bastate due settimane e la famiglia Frank era la libera. Con lo sbarco in Normandia (seguito alla radio), anche l’Olanda sarebbe stata liberata. Ma una soffiata telefonica alle SS li consegnò tutti alla barbarie nazista.
Quando la Gestapo irruppe in casa, rimasero per terra un diario e dei fogli sparsi. Anna lo stava trascrivendo: sognava di farne un libro. Lo realizzerà per lei suo padre qualche anno dopo, scoprendo in quelle pagine una figlia a lui sconosciuta. “Fino ad allora non l’avevo mai sentita dire cose così profonde” dirà.
La commovente storia della piccola Anna ha trovato generazioni di lettori, un pubblico muto, sempre sbigottito quando l’orrore dell’odio contro gli ebrei prende corpo con le immagini autentiche di quella tragedia.
E' venuto alla luce anche un carteggio tra Otto Frank e alcuni amici americani. Il padre di Anna tentò in tutti i modi di portare la famiglia in salvo oltreoceano. Non ce la fece. Ma riuscì vivere con i suoi cari 2 anni in una soffitta dove Anna sublimò il dolore e le domande di una ragazzina affacciata sull'orrore umano ...scrivendo.
Come disse Viktor Emil Frankl, tra i padri della psicanalisi, sopravvissuto ai campi di concentramento, ''...il significato della vita è are un significato alla vita''.
www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*









Commenti (0)
Per lasciare un commento