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Giornata della Memoria

Olocausto o Shoah? Nè l'uno, nè l'altro. Fu Genocidio

Giornata della Memoria: ovvero ricordare per non dimenticare. Che cosa? I libri di storia parlano di Olocausto o Shoah, ma non furono nè l'uno, nè l'altro. Fu Genocidio.

E dunque è una giornata in cui si ricorda che un intero, la Germania (ma non solo, perchè ci furono Italia, Polonia, Belgio, Olanda, Austria pienamente coinvolte), decretò chi poteva vivere e chi no: una persecuzione strisciante che divenne sterminio. Che iniziò piano piano con liste, leggi ingiuste, esclusioni dalla vita sociale, divieti sul posto di lavoro, espropri, divieti di circolazione, isolamenti e portarono dritti ai ghetti e infine ai campi di sterminio e alle torture.

E' necessario usare bene le parole. Olocausto, termine usato per molti anni per indicare la tragedia dell'antisemitismo, è in realtà termine aborrito dagli ebrei, che alla parola olocausto associano il “sacrificio” (la Bibbia ci narra di molti olocausti rivolti ad Adonai sin dall’epoca dei patriarchi). E perciò applicare il termine allo sterminio nazista è improprio: forse che gli Ebrei furono o si offrirono come sacrificio? Certo che no.

Ma anche il termine Shoah non è del tutto appropriato: significa “distruzione” ma la radice semanticamente non contiene il concetto di distruzione per mano dell’uomo. Anche lo tsunami è shoah per un ebreo che sa bene la differenza con la persecuzione patita in Europa quando  lo sterminio venne per mano dell’uomo. Per questo Israele è così legato a Dio. Perché non fu Dio a voler questo, ma l’uomo.

Il termine più corretto fu dunque ''genocidio'', coniato nel 1944 dal giurista Raphael Lemkin nato  in una famiglia di ebrei polacchi che si interessò al genocidio armeno e propose alla Società delle Nazioni di bandire ciò che chiamò "barbarie" (lo sterminio di un'etnia) e "vandalismo" (la distruzione della cultura di un'etnia). Coniò il termine genocidio, che deriva dal greco genos (famiglia, tribù o razza) unito al suffisso latino ''cidio'' (uccisione). La prima pubblicazione in cui apparve il neologismo fu ''Axis Rule in Occupied Europe: Laws of Occupation - Analysis of Government - Proposals for Redress'', uscita nel 1944.

Da allora il termine genocidio indica la metodica distruzione di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

La teologia ebraica ha lavorato non poco in questi anni per tentare una risposta e permette di parlare ancora di Dio, nonostante Aushwitz, crimine che resta ascritto totalmente alla perversione umana. Tragedia che se venisse negata condannerebbe 6 milioni di anime a morire due volte: la prima per mano della follia nazista, la seconda per essere stati dimenticati.

Eppure c’è ancora chi nega che sia avvenuto, ma è tutto drammaticamente vero. La tragedia della Shoah sarebbe una montatura secondo lo storico tedesco Ernst Zundel per il quale anche le immagini dei campi di concentramento sarebbero propaganda costruita ad hoc dagli alleati.

Il francese Robert Faurisson, ex docente all’università di Lione, ritiene che i forni crematori furono addirittura un progresso scientifico: servirono a fermare l’epidemia di tipo della quale erano untori gli ebrei. A chi gli nobiettò cosa ci facesse lo Zyklon B, il gas mortale usato per lo sterminio, rispose che sarebbe stato usato per disinfestare i campi di raccolta degli “appestati”.

Quanto a David Irving lo storico inglese arrestato in Austria nel 2005 (fare apologia del nazismo è reato nella vicina Austria), Hitler non diede mai l’ordine di procedere allo sterminio. Sono i negazionisti. Sulla loro stessa linea cera l’iraniano Ahmadinejad, ex presidente iraniano che aveva rilanciato un preoccupante antisemitismo dopo aver dichiarato che lo stato di Israele dovrebbe scomparire dalla carta geografica e gli ebrei andrebbero deportati nuovamente. Già che ci siamo... in Europa, visto che il vecchio continente si sente in colpa con loro.

Ma le migliaia di persone sopravvissute ai 6 milioni di ebrei sterminati nei campi di Aushwitz, Treblinka, Mathausen, Bergen Belsen, Buchenwald per citare solo i maggiori, sono storia, la peggiore pagina di storia dell'umanità. Per questo il 27 gennaio si ricorda, per questo una volta l’anno si riflette.

Da qualche anno le biblioteche trentine sulle indicazioni della Pat allestiscono mostre destinate agli studenti che permettono di collocare storicamente la tragedia patita dal popolo della diaspora e di comprendere anche la genesi dei totalirismi del ‘900.

Per chi si avventura tra le pagine di Hanna Arendt, Anna Franck, Primo Levi, Elie Wiesel soltanto per citare gli autori più noti, c’è la possibilità di capire come l’ebreo visse la tragedia dell’annientamento della persona tenacemente perseguito dal Fuhrer con le leggi razziali da lui emanate e la follia della “Soluzione Finale”. Ma dietro ai capi e ai gerarchi ci fu un popolo che obbedì a leggi ingiuste. Un gregge cieco che aveva spento il cuore.

E tra le pagine anche qualche curiosità meno nota. Per risolvere il problema “ebrei” si era persino pensato di utilizzare un’isola: il Madagascar. Si optò per la meno costosa e più efficace distruzione di massa. Il vocabolario ascrive questi fenomeni alla voce “genocidio”.
 


Autore: Corona Perer

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