Le rizomorfe di Egeon alla cappella di Vadena dal 7 all’11 settembre
foto Rosario Multari
Arte, Cultura & Spettacoli

Le rizomorfe di Egeon

Alla cappella di Vadena dal 7 all’11 settembre

Egeon è un artista che opera nello spazio pubblico, dove muralismo e installazione sono i linguaggi attraverso cui interroga il rapporto tra immagine, luogo e memoria. Il suo lavoro nasce dall’ascolto dei contesti in cui interviene, trasformando muri, architetture e paesaggi in superfici di indagine visiva.

La sua ricerca si muove tra interazioni umane e processi della memoria. Negli ultimi anni il suo linguaggio visivo si è progressivamente radicato nell’immaginario della foresta: un ecosistema abitato da piante, animali e funghi, dove relazioni invisibili generano simboli e archetipi. In un dialogo organico tra umano e naturale, il suo sguardo sulla natura si muove tra osservazione scientifica e intuizione poetica. Da questa tensione nasce un linguaggio visivo essenziale, segnato da una malinconia cruda, che senza retorica osserva il comportamento paradossale dell’uomo di fronte alla vita, in bilico tra bruttura e meraviglia. 

Recentemente ha realizzato un intervento di arte urbana in un’antica cappella abbandonata tra i vigneti di Vadena, in Alto Adige. L'opera attinge al vocabolario visivo e simbolico delle rizomorfe- filamenti fungini simili a radici- e trasforma lo spazio sacro in un ambiente immersivo e perturbante. Si apre così una riflessione sulle memorie custodite nei luoghi, in cui l’abbandono e la decadenza evidenziano la precarietà del tempo presente. (visitabile dal 7 all’11 settembre su prenotazione).

È una visione inaspettata, forse perturbante, ma di potente impatto visivo quella creata da Egeon: una trama di linee nere irradia pareti e soffitto, immergendo quello che era uno spazio sacro in una nuova, suggestiva dimensione.

Originariamente dedicata a Maria ausiliatrice, l'ex cappella sorge all'interno di una proprietà privata nella frazione di Piccolongo. Ricostruita alla fine degli anni Cinquanta su un nucleo originario del XVII secolo, si trova su un territorio pianeggiante – non lontano scorrono il fiume Adige e il traffico dell'Autostrada del Brennero. È quindi un edificio “minimo”, marginale e in rovina, immerso in un contesto rurale e appartato, lontano dall’immaginario turistico patinato di chiesette alpine che “funzionano” sui social.

Alla cappella si arriva dopo essersi lasciati alle spalle una stradina sterrata e una vecchia casa colonica. Varcata la soglia, lo sguardo è immediatamente attratto dalla forza magnetica, quasi ipnotica, di un piccolo cerchio che si apre nell'abside: un nucleo vorticoso da cui si espandono filamenti di linee nere che si posano su volte e pareti, intonaci scrostati, modanature e pilastri polverosi. È un movimento necessario e inarrestabile, che abbraccia l'intero spazio e si ferma soltanto sulla soglia di nicchie e finestre, per poi ricongiungersi all'ingresso della cappella. 

Puro segno astratto, nido, corona di spine o addirittura la forma struggente della nostalgia: queste alcune tra le interpretazioni che le linee nere tracciate da Egeon suscitano nello sguardo di chi le osserva.

Il lavoro a Vadena si inscrive, in realtà, all’interno di un nuovo filone di ricerca indipendente e di respiro internazionale iniziato dall’artista nel 2022 che attinge alla memoria atavica della foresta e dei miceli e quindi agli studi della scienziata Suzanne Simarde. In particolare, la serie di opere a cui appartiene l’intervento nell’ex-cappella si riallaccia al vocabolario simbolico e formale delle rizomorfe. A interessare l’artista è la metafora visiva e biologica che risiede nella natura ambivalente, benefica e distruttiva al contempo, delle rizomorfe.

Strutturate come filamenti fungini simili a radici, le rizomorfe si sviluppano infatti silenziosamente nel sottosuolo, permettendo ai funghi di espandersi su grandi distanze. Invisibili, ma pervasive, sono però capaci di colonizzare gli alberi dall'interno causando il marciume radicale delle piante superiori, come ad esempio avviene con l’Armillaria mellea (Vahl), con conseguenze devastanti per l’essere umano, l’agricoltura e le foreste. 

Attraverso i suoi interventi – più di trenta fino ad oggi realizzati in Italia, Slovenia, negli Stati Uniti e nelle isole Faroe – Egeon infesta visivamente con le forme delle rizomorfe architetture, strutture e luoghi abbandonati, perché oggetto di speculazione, abusivismo o semplicemente di abbandono affettivo, in quanto custodi di memorie vissute quasi scomparse - come nel caso di Vadena. Nei ricordi degli anziani abitanti del paese nella cappella si celebravano infatti matrimoni e comunioni, fino alla sua dismissione. Al suo interno si trovano ancora, seppur flebili, le tracce di quel passato: i banchi macchiati, i tendaggi color porpora, i “foglietti della Messa” e i frammenti di tessuto per i servizi delle celebrazioni, insieme alle improbabili superfetazioni e aggiunte degli anni Cinquanta, come il rivestimento in laminato dell’altare.

L’intervento di arte urbana non evidenzia solo in maniera dirompente un decadimento che è già in atto, ma va anche ad indicare i substrati di memorie che la cappella conserva: quello di un luogo sacro non più frequentato, quindi abbandonato, lasciato andare ed esposto. E di cui la natura lentamente si sta riappropriando attraverso nidi di rondini e uccelli, il passaggio di roditori e scorpioni, mentre l’edera penetra insieme al vento dai vetri rotti. Le rizomorfe di Egeon aderiscono senza mediazioni a questo stato materiale e metaforico delle cose, alle ruvidità dell’abbandono. Le linee dipinte dall’artista sono infatti tracciate a pennello o a rullo con tratto gestuale e immediato e con il solo colore nero, in un’economia di mezzi estrema. È una scelta consapevole: non c’è timore di imperfezione e contaminazione nell’opera per Vadena, che è pronta a sua volta a esporsi al flusso dell’abbandono, come il luogo che la accoglie. Un intervento potenzialmente effimero e impermanente, di cui potrebbe rimanere traccia solo nella documentazione fotografica e nella memoria di chi ne ha fatto esperienza, come del resto avviene per le azioni performative. 

Con il filone delle rizomorfe l’artista abdica quindi volutamente a uno stile figurativo che pure ha in parte caratterizzato la sua produzione passata e guarda al linguaggio primitivo del primo neomuralismo italiano, da Blu a Ericailcane- e di quello europeo, con Sam3. Ma soprattutto mette in discussione l’idea diffusa di un muralismo consolatorio, di un’arte urbana “addomesticata”, come la definisce lui, perché piegata alla promozione di un brand o alla celebrazione didascalica di personaggi celebri. Faccio segni neri, brutti e cattivi in spazi abbandonati, rivendica l’artista. È una presa di posizione radicale, che invita a uno sguardo scomodo, malinconico. E propone un esercizio di memento mori forse utile per riconoscere nella decadenza la meraviglia fragile di un tempo presente che contiene i segni della sua precarietà. 

Dal 2022 sono stati più di trenta gli interventi con le rizomorfe realizzati su tutto il territorio nazionale, negli Stati Uniti, in Slovenia e sulle Isole Faore e hanno toccato edifici, strutture urbane e oggetti abbandonati.

Egeon ha collaborato con istituzioni pubbliche tra cui l’Orto Botanico di Roma, FAO (Food and Agriculture Organization), STA (Società Trasporti Alto Adige), Politecnico di Milano, Seattle City Council e Orto Botanico di Padova. I suoi progetti e le sue installazioni sono stati prodotti e ospitati da musei, gallerie e piattaforme culturali, tra cui Museion, Tramandars, SMACH, Nami Gallery, Street Levels Gallery, BAW, Graphic Days, Portanova12 e Club Silencio. Dal 24 ottobre prossimo il lavoro di Egeon sarà esposto in una mostra personale al SAC (Spazio Arte Contemporanea) di Robecchetto con Induno (Milano), in programma fino al 19 dicembre 2026.

Il filone di ricerca sulle Rizomorfe verrà sviluppato ulteriormente in chiave autobiografica in una mostra personale di Egeon in programma nello spazio SAC (Spazio Arte Contemporanea) a Robecchetto con Induno (Milano) che inaugura il 24 ottobre prossimo (fino al 19.12.2026)

L’ex cappella di Vadena con l’intervento di Egeon è visitabile dal 7 all’11 settembre, contattando lo stesso artista via mail : egeonmantra@gmail.com

 

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