foto C.Perer
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Rovereto, ma quale città della pace!

La Campana: poteva essere uno strumento, invece è solo un monumento che oggi promuove... il riarmo

Rovereto, ma quale città della pace? Se lo chiedono in tanti ormai. La Campana dei Caduti che poteva essere uno strumento formidabile di dialogo, oggi è solo un monumento che promuove il riarmo. Ma è tutto ciò che gli sta intorno che non funziona: la città.

Se Rovereto è davvero una Città della Pace deve dire la sua sul riarmo, sui venti di guerra agitati dalla NATO, e puntualmente raccolti dai burocrati europei. Non lo ha ancora fatto, nè come istituzione nè come Campana dei Caduti, organo da lei finanziato che - lo ricordiamo - venne fusa con i cannoni della Guerra per diventare ente che promuove la Pace.  Ovvero monito contro la guerra.

Siccome è la Città che si fregia dell'attributo ''di Pace'' (grazie ad una apposita legge, la ''Michelini''),  la sua Sindaca Giulia Robol è la figura che è chiamata in primis a prendere posizione. Invece nessuna convocazione di un consiglio comunale (come chiesto dal gruppo ''Rovereto Città per la Pace'') nessun dibattito. Semplicemente ignorati i cittadini che chiedevano un documento formale di condanna del riarmo, definito ''opportunità'' dal Reggente della Campana.

E dunque la domanda è viva e sempre attuale: che futuro può avere una città che non muove una leva così importante, un organismo deputato alla promozione della Pace che negli ultimi 20 anni (e prendiamo solo gli ultimi venti) non è stata in grado di mettere in campo interventi di caratura internazionale, nonostante in questo scorcio di tempo le crisi non siano mancate e sempre con risvolti drammatici? Si pensi ad esempio al dramma della Siria, alla martoriata Palestina e ai golpe che dalla Birmania all'Africa hanno fatto strage di civili, per non parlare della crisi russo-ucraina. Di più: Rovereto sta osservando la legge che la proclama ''Città della Pace''?

E tornando alla Campana: che senso ha avere un seggio da osservatore all'ONU se nessuna delle controverse risoluzioni sono diventate terreno di dibattito in questi anni? Se si assiste impotenti - senza mai produrre pensiero - alla morte del diritto e dei diritti? Se ci si piega solo alla voce di chi conosce solo la legge del più forte?

La Campana di Rovereto poteva essere uno strumento potente e formidabile, ma oggi è solo una scenografica location per passerelle, spettacoli, retorica autocelebrativa. Eppure le idee in questi anni non sono mancate. L'ultima degna di nota risale al 2015 quando si propose di farne un parlamento speciale che ospitasse stabilmente una rappresentanza di Hiroshima, Stalingrado (Volgograd), Dresda, Coventry e delle altre città martiri.

Il progetto fu proposto da Ennio Bordato per attivare dialogo e relazioni internazionali. "Ovviamente non se ne fece nulla - racconta - Non si deve mai disturbare il manovratore. Chissà, magari i roveretani si potevano rendere conto in quale 'pace' si trovi la città". Ma ciò che realmente disorienta e desta sconcerto è l'ultimo sentiero imboccato dalla Reggenza della Campana dei Caduti che propone ai giovani il riarmo come “opportunità” e che rifiuta di parlare di un Appello per la Pace perché centinaia di bambini di 67 paesi del mondo hanno avuto la sfrontatezza di trovarsi a elaborarlo in Crimea.

"Una Città della Pace dovrebbe avere la volontà, prima che la capacità, di intessere rapporti internazionali aperti con tutti, appunto “di Pace”, calamitando relazioni sociali, culturali che presto, come la storia insegna, si trasformerebbero in strette relazioni economiche" stigmatizza Bordato, che ha sempre immaginato per la Campana un ruolo 'alto'  che potesse  rappresentare il sentire dei popoli del mondo, senza limiti, e che avrebbe portato Rovereto nel mondo e il mondo a Rovereto. E con il mondo anche il “business”.

"Milioni di cinesi, indiani, russi, asiatici, africani oggi hanno redditi di molto superiori alla media europea. Hanno un livello culturale notevolmente superiore al nostro ed uno straordinario interesse a visitare il mondo. Italia in testa". Ma lo scenario a suo avviso è  deprimente, ed anche il Mart che doveva essere la punta di diamante della città,  non può che rappresentare lo status quo. La città infatti appare stanca e stretta in un triste declino: offre ogni anno un Natale dei popoli per poi a Pasqua con il Torneo della Pace, selezionare buoni e cattivi ed escludere le squadre sgradite al sistema. Bordato allarga le braccia.

"Questa è Rovereto e naturalmente, nessuno ne risponderà. Continueremo ad affondare nella melma dello yoga alla Campana e dei concerti senza cultura che offendono i luoghi dove scorreva il sangue a fiumi, continueremo ad imbrattare la città di cartelloni che stancano gli occhi e l’anima e a blaterare del nulla". Intanto ogni sera la Campana suona.
"Non si sa per chi" commenta deluso Ennio Bordato.
Come dargli torto?

 

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