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Anef (impianti a fune): la tragedia di Stresa inquieta

''Siamo senza parole. Gli impianti a fune sono tra i mezzi di trasporto più sicuri''

24.5.2021 - “Siamo senza parole. Gli impianti a fune sono tra i mezzi di trasporto più sicuri in assoluto. Basti pensare che gli ultimi incidenti in Italia, entrambi sul Cermis, risalgono al 1976, per un errore umano, e al 1998 quando un aereo tranciò i cavi della struttura". La presidente, di ANEF, l’Associazione Nazionale Esercenti impianti a Fune, Valeria Ghezzi ha espresso il suo cordoglio per le vittime del tragico incidente della funivia Stresa-Mottarone ed è vicina alle loro famiglie e a quelle dei feriti.

"L’attenzione nei confronti della manutenzione e dello stato degli impianti è sempre altissima, la nostra priorità, è una tragedia che non riusciamo a spiegarci. Dobbiamo attendere le necessarie verifiche per capirne le ragioni” afferma Valeria Ghezzi.

            foto: Valeria Ghezzi

 

Dopo la parole di Anef  interviene anche A.N.I.T.I.F., Associazione Nazionale Tecnici Impianti Funiviari, sulla tragedia alla funivia “Stresa – Mottarone” e si unisce al cordoglio dei famigliari e dell'intera nazione.

Il Presidente Franco Torretta afferma: "La nostra Associazione intende ribadire che la sicurezza dei viaggiatori sugli impianti a fune è valore assoluto e obiettivo chiarissimo dell'azione di tutti i professionisti e degli Enti preposti; essa trova applicazione diretta e costante nella severa normativa di settore, nei frequenti e approfonditi controlli a cui gli impianti sono sottoposti e nell'azione concorrente di società di gestione, tecnici funiviari e organo pubblico di sorveglianza.
Costantemente gli impianti sono sottoposti alla necessaria manutenzione, ogni giorno vengono verificati con prove e controlli, ogni mese gli ingegneri preposti effettuano le proprie visite, ogni anno gli impianti sono ricollaudati con le stesse modalità dei collaudi di prima installazione, infine, a scadenze prefissate, gli impianti sono revisionati e ammodernati o rinnovati. E' proprio grazie a queste azioni e alla solida base tecnologica e normativa che gli impianti a fune sono, in Italia e nel mondo, tra i mezzi di trasporto più sicuri. Di conseguenza, tragedie come quella occorsa alla funivia di Stresa lasciano tutti sbigottiti. Ci affidiamo dunque agli approfondimenti e alle verifiche tecniche che verranno svolte e attendiamo l'esito delle indagini, per comprendere nel dettaglio le cause di quanto avvenuto a Stresa".

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IMPIANTI A RISCHIO: 2020, una stagione disastrosa

20 marzo 2021 - La chiusura degli impianti lascerà tracce profonde nell'economia della montagna. Trentino Marketing la considera un errore, ma tant'è. Ora servono misure urgenti e di indennizzo commisurate al danno subito dalle società funiviarie a tutela di tutta la filiera turistica montana e dei suoi lavoratori.

ANEF, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, ritiene indispensabile garantire un futuro alla filiera socio-economica delle comunità di montagna, che rappresenta una colonna portante per il presidio del territorio montano italiano e che garantisce un’importante percentuale del PIL del turismo nazionale.

I gestori delle aree sciabili hanno completamente perso ogni occasione di ricavo per la stagione invernale 2020-2021, si stanno trovando in una situazione di grave difficoltà, per la necessità di continuare a sostenere gli ingenti costi fissi, senza poter contare su alcuna prospettiva di incasso da oggi fino a dicembre 2021. In totale saranno 21 mesi senza ricavi, a fronte di costi strutturali che superano, a livello aggregato, i 600 milioni di Euro annui.

La categoria risulta tra le più danneggiate dalle conseguenze dell’epidemia in quanto, pur non rappresentando lo sci un’attività di per sé stessa pericolosa ai fini del contagio, le aziende sono state completamente bloccate e impossibilitate a lavorare fin dal 10 marzo 2020, in ragione della scelta, peraltro comprensibile, di limitare la mobilità dei turisti e di evitare qualsiasi occasione di assembramento.

I continui spostamenti delle date di apertura, prima annunciate e poi annullate con ben 7 rinvii in 3 mesi, hanno comportato enormi disagi organizzativi e pesanti costi di preparazione, che ora compromettono la sostenibilità aziendale. Tante imprese sono a rischio chiusura e ci sono oltre centomila lavoratori, tra fissi e stagionali, in tutto l’indotto che sono ancora senza alcun sussidio economico, la maggior parte residenti nelle vallate di montagna.

Tante imprese sono quindi a rischio chiusura e ci sono oltre centomila lavoratori, tra fissi e stagionali, in tutto l’indotto che sono ancora senza alcun sussidio economico, la maggior parte residenti nelle vallate di montagna.

L’Associazione ha avviato un’approfondita indagine alla quale hanno partecipato più di 170 aziende associate, per un totale di circa 1200 impianti su 1800. E' emerso che il comparto presenta delle peculiarità che lo differenziano da tutti gli altri settori industriali del Paese, in quanto concentra quasi il 90% degli incassi annuali in soli 4 mesi (dal 1° dicembre al 31 marzo circa) e, al contempo, deve confrontarsi con una struttura di costi fissi estremamente rigida, tanto che i costi incomprimibili, in quasi tutte le aziende, superano abbondantemente il 70% del fatturato.

E non può essere ignorata anche la situazione dei lavoratori: sia fissi, circa il 35-40% del totale, per i quali sarà necessario prevedere il prolungamento della cassa integrazione, ma soprattutto dei 10.000 lavoratori stagionali (che diventano 90.000 se valutiamo l’indotto). Attualmente tutte queste persone, per lo più residenti nelle vallate di montagna, risultano prive di qualsiasi ammortizzatore sociale o altra forma di sostegno al reddito.

ANEF è attiva da quasi 50 anni e rappresenta oltre il 90% delle imprese attive in Italia, con circa 1800 impianti associati su un totale di 2000, distribuiti su Alpi e Appennini, in tutte le Regioni sia a Statuto Ordinario che a Statuto Speciale, e una forza lavoro che supera le 15.000 unità, tra collaboratori fissi e stagionali. Le aziende associate generano un fatturato aggregato annuo che, in media, supera gli 1,1 miliardi di Euro (di cui circa 850 milioni di Euro dalla sola attività di vendita dei titoli di transito), e un indotto a favore del sistema socio economico territoriale calcolato tra 7 e 10 volte.

 

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