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Piste da sci: slitta la riapertura

Stagione disastrosa per gli impianti a fune

Stagione disastrosa per gli impianti a fune, ma ormai si parla di riaprire. Doveva essere il 7 gennaio, ma nemmeno il 18. Potrebbe essere il 25. Conferme al momento? Nessuna.

La Presidente nazionale di ANEF Valeria Ghezzi  aveva già fatto qualche conto sull'impatto economico della chiusura poco prima di Natale.

«Dai conti che ho fatto, sul piano economico conviene aprire, se si riesce a farlo, entro fine gennaio o al massimo ai primi di febbraio. Se si andasse oltre non converrebbe più. Intanto per un motivo strettamente economico: non guadagneremmo, ma potremmo ridurre i debiti. Poi, per tenere in vita le nostre stazioni dando lavoro alla nostra gente e mantenere la montagna in vita. Noi vogliamo aprire faremo il possibile e anche l’impossibile, seppure tra mille incertezze, però non vogliamo e non dobbiamo illudere nessuno. Per noi questa non è solo una sciata, ma una questione di vita o di morte. È un pezzo di economia del Paese che rischia di scomparire. E finora non sono stati stanziati adeguati ristori per i lavoratori del settore, gran parte dei quali sono stagionali, così da aiutarli ad affrontare questa crisi così lunga».
 
ANEF, a livello nazionale, è l’unica associazione di categoria del settore riconosciuta da Confindustria, aderisce a Federturismo ed è anche l’unico interlocutore accreditato presso le organizzazioni sindacali ai fini del rinnovo del CCNL di settore. In ambito internazionale, ANEF aderisce a FIANET (Fédération Internationale des Associations Nationales d’exploitation de telepheriques) e OITAF (Organizzazione Internazionale Trasporti A Fune). Attualmente fanno capo ad ANEF circa il 90% delle aziende funiviarie italiane, distribuite sia nei territori alpini, sia in quelli appenninici, sia nelle isole. La rappresentatività è assicurata dall’adesione diretta, o tramite sezioni territoriali, di oltre 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività.

www.anef.ski/

foto: Valeria Ghezzi

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ANEF IL GOVERNO CI ASCOLTI

(24.11.2020) - Un settore che fattura 1,2 miliardi all’anno, di cui 400 milioni arrivano dal periodo natalizio, 15 mila dipendenti, di cui 5 mila a tempo indeterminato e 10 mila stagionali. ''Per i primi ci può essere la cassa integrazione, per i secondi non c’è alcuna tutela" afferma sconsolata Valeria Ghezzi presidente nazionale dell’ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari), che ha voluto spiegare alla stampa estera che cosa è lo sci: e non è soltanto "sci" è economia della montagna.

"Con l’indotto si arriva a un fatturato di 11 miliardi, con oltre 120 mila dipendenti e la percentuale di stagionali aumenta fino all’80%. Parliamo di famiglie intere che lavorano nel settore e rischiano di restare senza reddito. Le decisioni spettano ai politici, ma noi vogliamo spiegare che non chiediamo di aprire domani mattina con 600 morti al giorno, come tanti dicono in questi giorni. Però la nostra attività, per le caratteristiche intrinseche degli impianti, non si apre girando una chiave e necessita di programmazione. Se ci dicono di aprire il 15 gennaio, dobbiamo saperlo almeno un mese prima per avviare la parte tecnica. Abbiamo capito che non si apre a Natale, ma abbiamo bisogno di una data certa per aprire a gennaio o di una certezza sulla non apertura, per evitare di affrontare a vuoto ulteriori spese». 

Altro aspetto critico è quello del coordinamento con gli altri paesi, che rischia di creare ulteriori danni all’economia montana italiana. «Siamo in contatto con gli altri paesi europei e i problemi sono gli stessi per tutti: la sopravvivenza delle comunità, il lavoro e gli stagionali. L’apertura eventuale degli impianti in Austria e Svizzera ci creerebbe un danno importante, perché noi quest’anno potremmo puntare solo sulla clientela italiana e rischiamo che il 35% di chi sarebbe venuto da noi si potrebbe spostare all’estero e non è detto che torni in Italia l’anno prossimo. Va detto che la Svizzera tiene aperti gli impianti perché li considera trasporto pubblico di persone, equiparandolo al trasporto cittadino, un ragionamento che a mio parere è corretto. Come si può pensare che in Valle d’Aosta vadano a sciare solo gli abitanti della regione, in cui oltre il 30% sono lavoratori del settore? Anzi, il rischio ulteriore e più grave è che i lavoratori abbandonino le comunità montane per cercare lavoro altrove, spopolando questi luoghi».
 
Valeria Ghezzi ha ribadito i numeri del comparto e segnalato che  manca una conoscenza dell’economia della montagna, che invece le Regioni hanno mostrato di comprendere .  «Le ringrazio per l’aiuto che ci stanno dando. Sono rimasta sbalordita dall’idea di chiudere gli alberghi, anche perché finora non sono mai stati chiusi, neanche a marzo. Non capisco perché ci sia tanto accanimento, la coda per entrare nel centro commerciale è uguale a quella che si fa per la cabinovia. Anzi, in questo caso viene fatta in maggior sicurezza, all’aria aperta».
 
La presidente ha anche ricordato quali sono le misure già individuate per poter riaprire gli impianti in sicurezza. «Si è investito sulla tecnologia per l’implementazione della vendita online, che permette di eliminare le code alle casse per gli skipass, che nel 95% dei casi si usano hands-free; avremo personale per gestire il distanziamento nelle code, ma gli sciatori sono già molto coperti, quindi in condizione di maggior sicurezza; per le cabine chiuse avevamo proposto il riempimento all’80%, ci è stato chiesto di non superare il 50%. Su questo punto va chiarito un aspetto: il riempimento della cabina è inversamente proporzionale alla coda esterna. Lasciamo al CTS la scelta su quale sia l’equilibrio migliore, ma ricordiamo che in cabina i finestrini sono aperti, si è completamente coperti e il viaggio dura tra i 5 e gli 8 minuti, un tempo inferiore a quello di permanenza in autobus, spesso con finestrini chiusi. Per le seggiovie, invece, è consentito l’utilizzo a pieno carico, essendo all’aperto e con sedute in parallelo. Altre misure riguardano il contingentamento degli accessi alla ski area, facilmente organizzabile in quelle piccole. In quelle con più accessi stiamo aspettando un confronto col CTS per capire cosa fare. Certo non si può prescindere da un atteggiamento responsabile da parte degli sciatori».

 
ANEF, a livello nazionale, è l’unica associazione di categoria del settore riconosciuta da Confindustria, aderisce a Federturismo ed è anche l’unico interlocutore accreditato presso le organizzazioni sindacali ai fini del rinnovo del CCNL di settore. Fanno capo ad ANEF circa il 90% delle aziende funiviarie italiane, distribuite sia nei territori alpini, sia in quelli appenninici, sia nelle isole. La rappresentatività è assicurata dall’adesione diretta, o tramite sezioni territoriali, di oltre 1.500 impianti, con una forza lavoro stimata di circa 13.000 unità, tra fissi e stagionali, nel periodo di piena attività.

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