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Anef (impianti a fune) ringrazia il governo

''Il Governo ha dimostrato un’importante attenzione al nostro settore''

Anno perso per il turismo sulla neve. Cala il sipario definitivo sulla stagione invernale che in presenza della neve (come quella caduta in questi mesi) poteva prolungarsi fino a Pasqua. Tante imprese sono a rischio chiusura e oltre centomila lavoratori nell'incertezza.

Ma finamente il Governo ha disposto gli aiuti. Anef ringrazia il Governo per aver recepito il grido d’aiuto degli impianti a fune. Le prime informazioni dicono che al settore sarà destinato il 70% dei 700 milioni del fondo montagna.

''Il Governo ha dimostrato un’importante attenzione al nostro settore, uno dei più drammaticamente danneggiati dalle chiusure necessarie per contrastare la pandemia. La cifra in sé appare significativa e non gravata dal limite dei 150.000€. Si tratta di un primo passo importante nella direzione di permettere agli impianti sciistici di superare questo periodo straordinariamente difficile, arrivando preparati al dicembre 2021, dopo un periodo lungo 20 mesi senza incassi, a fronte di uscite costanti e non rinviabili.
Il cammino è ancora lungo perché andranno valutate le modalità, i criteri e i tempi di ripartizione ed erogazione" afferma in una nota Anef.

Soddisfatta dunque Valeria Ghezzi, presidente ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari)  che rinnova la disponibilità ad un confronto. Nhe nei giorni scorsi aveva lanciato un appello al Ministro del Turismo Massimo Garavaglia  sulla destinazione del fondo montagna.

 

            foto: Valeria Ghezzi

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IMPIANTI A RISCHIO FALLIMENTO
2020 - una stagione disastrosa

La chiusura degli impianti lascerà tracce profonde nell'economia della montagna. Trentino Marketing la considera un errore, ma tant'è. Ora servono misure urgenti e di indennizzo commisurate al danno subito dalle società funiviarie a tutela di tutta la filiera turistica montana e dei suoi lavoratori.

ANEF, l’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari, ritiene indispensabile garantire un futuro alla filiera socio-economica delle comunità di montagna, che rappresenta una colonna portante per il presidio del territorio montano italiano e che garantisce un’importante percentuale del PIL del turismo nazionale.

I gestori delle aree sciabili hanno completamente perso ogni occasione di ricavo per la stagione invernale 2020-2021, si stanno trovando in una situazione di grave difficoltà, per la necessità di continuare a sostenere gli ingenti costi fissi, senza poter contare su alcuna prospettiva di incasso da oggi fino a dicembre 2021. In totale saranno 21 mesi senza ricavi, a fronte di costi strutturali che superano, a livello aggregato, i 600 milioni di Euro annui.

La categoria risulta tra le più danneggiate dalle conseguenze dell’epidemia in quanto, pur non rappresentando lo sci un’attività di per sé stessa pericolosa ai fini del contagio, le aziende sono state completamente bloccate e impossibilitate a lavorare fin dal 10 marzo 2020, in ragione della scelta, peraltro comprensibile, di limitare la mobilità dei turisti e di evitare qualsiasi occasione di assembramento.

I continui spostamenti delle date di apertura, prima annunciate e poi annullate con ben 7 rinvii in 3 mesi, hanno comportato enormi disagi organizzativi e pesanti costi di preparazione, che ora compromettono la sostenibilità aziendale. Tante imprese sono a rischio chiusura e ci sono oltre centomila lavoratori, tra fissi e stagionali, in tutto l’indotto che sono ancora senza alcun sussidio economico, la maggior parte residenti nelle vallate di montagna.

Tante imprese sono quindi a rischio chiusura e ci sono oltre centomila lavoratori, tra fissi e stagionali, in tutto l’indotto che sono ancora senza alcun sussidio economico, la maggior parte residenti nelle vallate di montagna.

L’Associazione ha avviato un’approfondita indagine alla quale hanno partecipato più di 170 aziende associate, per un totale di circa 1200 impianti su 1800. E' emerso che il comparto presenta delle peculiarità che lo differenziano da tutti gli altri settori industriali del Paese, in quanto concentra quasi il 90% degli incassi annuali in soli 4 mesi (dal 1° dicembre al 31 marzo circa) e, al contempo, deve confrontarsi con una struttura di costi fissi estremamente rigida, tanto che i costi incomprimibili, in quasi tutte le aziende, superano abbondantemente il 70% del fatturato.

E non può essere ignorata anche la situazione dei lavoratori: sia fissi, circa il 35-40% del totale, per i quali sarà necessario prevedere il prolungamento della cassa integrazione, ma soprattutto dei 10.000 lavoratori stagionali (che diventano 90.000 se valutiamo l’indotto). Attualmente tutte queste persone, per lo più residenti nelle vallate di montagna, risultano prive di qualsiasi ammortizzatore sociale o altra forma di sostegno al reddito.

ANEF è attiva da quasi 50 anni e rappresenta oltre il 90% delle imprese attive in Italia, con circa 1800 impianti associati su un totale di 2000, distribuiti su Alpi e Appennini, in tutte le Regioni sia a Statuto Ordinario che a Statuto Speciale, e una forza lavoro che supera le 15.000 unità, tra collaboratori fissi e stagionali. Le aziende associate generano un fatturato aggregato annuo che, in media, supera gli 1,1 miliardi di Euro (di cui circa 850 milioni di Euro dalla sola attività di vendita dei titoli di transito), e un indotto a favore del sistema socio economico territoriale calcolato tra 7 e 10 volte.

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