
Caro gasolio: autotrasportatori al collasso
Proteste ovunque: si chiede al governo come pensa di intervenire
Il caro carburanti continua a rappresentare una delle principali emergenze economiche per il sistema produttivo italiano. Una situazione che, dopo mesi di rincari e interventi governativi, non mostra ancora segnali sufficienti di un ritorno a livelli sostenibili per imprese, lavoratori e famiglie. Le proteste ormai sono diffuse nel paese: sono partiti agricoltori e autotrasortatori del Sud. Per loro lavorare è diventato impossibile.Ma protestano anche a Nord è di ieri la presa di posizione della Confocommercio del Trentino, per voce di Andrea Pellegrini, Presidente FAI Conftrasporto Trentino - Alto Adige.
''Il settore dell'autotrasporto, spina dorsale dell'economia del nostro territorio e dell'intero Paese, si trova oggi di fronte a un bivio drammatico. Quella che stiamo vivendo non è più una semplice congiuntura negativa, ma una crisi strutturale profonda causata dall'impennata fuori controllo del costo del gasolio e da meccanismi di mercato speculativi.
Le nostre aziende stanno lavorando in perdita e il rischio concreto è il blocco della logistica. Questa crisi colpisce con ferocia doppia il nostro territorio del Trentino-Alto Adige. La nostra è una regione logistica chiave, un corridoio europeo fondamentale che già sconta i costi e i disagi delle limitazioni unilaterali al Brennero. Far quadrare i bilanci aziendali qui, oggi, è diventato matematicamente impossibile. A peggiorare lo scenario si aggiunge un'insostenibile ingiustizia contrattuale. Moltissime piccole e medie imprese artigiane del nostro territorio non dispongono affatto di contratti con clausole di adeguamento al costo del carburante''.
Prende posizione anche il Presidente della Confederazione Imprese Italia, Biagio Cefalo. «Il costo dell'energia sta compromettendo la sostenibilità economica di migliaia di attività produttive. Servono risposte strutturali, non soltanto provvedimenti emergenziali».
«Abbiamo assistito a una successione di provvedimenti, annunci e interventi sulle accise. Eppure, quando un imprenditore si reca a fare rifornimento, continua a confrontarsi con un prezzo del gasolio che supera abbondantemente i due euro al litro. È questo il dato dal quale dobbiamo partire. Le imprese non possono programmare la propria attività sulla base degli annunci: devono confrontarsi quotidianamente con fatture, costi di produzione, trasporti e margini sempre più ridotti».
I numeri ? Il gasolio resta lontano da 1,60 euro e le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 14 ottobre indicano un prezzo medio nazionale del gasolio self service pari a 2,252 euro al litro, contro 2,035 euro della benzina. Significa che il gasolio costa circa 65 centesimi al litro in più rispetto all'obiettivo di 1,60 euro che Confederazione Imprese Italia ritiene necessario perseguire.
Per un'impresa che consuma 10.000 litri di gasolio al mese, questa differenza equivale, a parità di consumi, a circa 6.520 euro mensili, ossia oltre 78.000 euro su base annua. Una simulazione che rende evidente quanto il prezzo del carburante possa incidere sulla competitività aziendale.
Secondo una stima diffusa dalla CNA all'inizio di ottobre, il maggiore costo energetico sostenuto da famiglie e imprese italiane dall'inizio di marzo ha raggiunto circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio, con una componente attribuibile ai carburanti stimata tra 7,4 e 7,6 miliardi.
«Sono numeri che dovrebbero imporre una riflessione profonda. Non stiamo discutendo di qualche centesimo di oscillazione, ma di risorse che vengono sottratte alla capacità di investimento, all'occupazione e alla tenuta economica delle attività produttive», osserva il Segretario della Confederazione Imprese Italia, Carlos Sorrentino.
Il Governo è intervenuto attraverso riduzioni temporanee delle accise e strumenti compensativi destinati ad alcuni comparti, tra cui l'autotrasporto. Non basta.
«Il punto non è negare che siano stati adottati provvedimenti. Il punto è comprenderne l'efficacia. Se dopo gli interventi il gasolio continua a costare oltre 2,20 euro al litro, dobbiamo domandarci se la strategia sia adeguata alla dimensione della crisi. Non possiamo continuare a considerare soddisfacente una riduzione temporanea di pochi centesimi quando il sistema produttivo ha bisogno di recuperare decine di centesimi per litro. Occorre una politica economica che affronti il problema alla radice».
La Confederazione richiama inoltre l'attenzione sui limiti delle misure compensative. I crediti d'imposta possono contribuire a ristornare una parte dei maggiori costi sostenuti dalle imprese ammesse al beneficio, ma non determinano automaticamente una riduzione immediata del prezzo alla pompa.
«Un credito d'imposta non equivale a un pieno meno costoso. Per molte piccole imprese il problema è la liquidità necessaria oggi, non soltanto il ristoro di una spesa già sostenuta».
Per agricoltura, autotrasporto e commercio il rischio di una crisi produttiva è concreto. Il caro gasolio attraversa l'intera economia reale.
L'agricoltura deve confrontarsi con l'aumento dei costi delle lavorazioni meccaniche, della movimentazione delle merci e della distribuzione dei prodotti. Anche laddove siano applicabili regimi agevolati per il carburante agricolo, l'incremento dei costi lungo la filiera può comprimere ulteriormente i margini delle aziende.
Nell'autotrasporto, il carburante costituisce una componente fondamentale dei costi operativi. L'aumento del diesel incide direttamente sulla sostenibilità dei viaggi, sui contratti di trasporto e sulla capacità delle imprese di mantenere condizioni economiche competitive.
Le proteste e le iniziative di fermo annunciate in queste ore in diverse aree del Mezzogiorno costituiscono un segnale concreto del disagio che attraversa il settore. Per il commercio e l'artigianato, invece, l'aumento dei costi logistici si somma a quello delle forniture, dell'energia e della gestione ordinaria.
«Dietro ogni piccola impresa ci sono persone, famiglie, dipendenti e sacrifici. Quando un'attività chiude, non scompare soltanto una partita IVA: si perde un presidio economico e sociale del territorio».
Il prezzo del gasolio chiede responsabilità politica.
«Comprendiamo perfettamente che il Governo non possa determinare unilateralmente il prezzo internazionale del petrolio o del gasolio raffinato. Ma dispone di strumenti fiscali, regolatori e di vigilanza che devono essere utilizzati con obiettivi chiari, coperture credibili e risultati misurabili. Occorre inoltre verificare che le riduzioni fiscali si trasferiscano effettivamente ai consumatori e che le dinamiche di formazione dei prezzi siano trasparenti lungo tutta la filiera».
Confederazione Imprese Italia chiede al Governo di avviare un confronto con le organizzazioni rappresentative delle imprese su un programma di interventi articolato su cinque priorità:
1. Definire un percorso credibile verso un prezzo del gasolio di 1,60 euro al litro, valutandone fattibilità economica, sostenibilità finanziaria e strumenti attuativi.
2. Rivedere la strategia delle accise, superando la frammentarietà degli interventi temporanei e prevedendo meccanismi di risposta più prevedibili alle oscillazioni dei prezzi.
3. Rafforzare il sostegno alle imprese maggiormente esposte, con particolare attenzione ad agricoltura, autotrasporto, pesca, commercio e artigianato, attraverso misure accessibili e tempestive.
4. Potenziare la trasparenza e la vigilanza sui prezzi, verificando il trasferimento delle riduzioni fiscali lungo la filiera e contrastando eventuali condotte irregolari.
5. Istituire un tavolo permanente di monitoraggio, con il coinvolgimento delle organizzazioni datoriali, per valutare periodicamente l'efficacia delle misure e le conseguenze sui costi di produzione.
Il Governo insomma deve rispondere con i numeri, non soltanto con gli annunci.
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