foto web cam A22
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A22 Brennero, la manifestazione

Il commento - 4000 cittadini hanno bloccato i transiti sull'A22 al Brennero

(1 giugno 2026) di Luigi Casanova* - Il 30 maggio 2026 almeno 4000 cittadini hanno bloccato i transiti sull’Autostrada del Brennero, la A22. Per una giornata Tir e auto hanno dovuto fermarsi. La protesta da anni era stata anticipata dalle misure di limitazione dei transiti adottate dagli amministratori del Tirolo del Nord dopo avere preso atto che sono almeno 300 i morti all’anno causa le polveri sottili del traffico. La vita dei residenti è sconvolta anche dal rumore che infrange la serenità offerta dai paesaggi attraversati dall’autostrada. Ma anche altrove c’è insofferenza causa il traffico deviato nelle vallate del Cadore, della Pusteria, dell’inadeguatezza della RoLa, dei ritardi che si accumulano nel costruire una seria logistica che velocizzi il transito delle merci dai tir ai treni merci.

Nel versante italiano si è gridato allo scandalo, si è parlato di danno irreversibile all’economia, di un’offesa alla libertà di circolazione (mentre c’è libertà assoluta di avvelenare?). Tutte le associazioni di categoria degli imprenditori, sostenute dal mondo politico unito (a esclusione dei Verdi e Team K), hanno attaccato i sindaci tirolesi e la sensibilità ambientalista.

Confindustria in Veneto e nelle Province di Trento e Bolzano e Trento sostiene una linea opposta a quella proposta dall’ambientalismo. Già tutti noi abbiamo perso l’occasione di trasformare la società Autobrennero (86% di proprietà pubblica) in società in – house. Oggi la società Autobrennero è stata portata a sostenere una gara internazionale che rischia di privare gli enti pubblici della gestione della viabilità, di 10 miliardi di investimenti, di manutenzione certa.

I politici si sono schierati al solo servizio degli interessi privati: ora sostengono la costruzione della terza corsia autostradale, definita ipocritamente “dinamica”, in Veneto il prolungamento dell’autostrada Venezia – Longarone verso il Tirolo, questa viene definita “tecnologica”. Mentre al nord delle Alpi si  cerca di ridurre il traffico su gomma, in Italia lo si incentiva con nuova viabilità, vedasi le scelte imposte nel programma delle Olimpiadi con le tangenziali in Cadore, in val Pusteria, in Valtellina.
Cosa chiedono i sindaci nord-tirolesi? Un aumento netto dei pedaggi per costringere i trasporti merci a trasferirsi su rotaia, pareti fonoassorbenti per limitare il rumore, garantire solo il passaggio dei camion e auto meno inquinanti, limitazione delle velocità di transito.

Mentre la politica unita urlava scandalizzata contro gli ambientalisti si è dimenticato di dare operatività all’Euregio. Si tratta di un’istituzione che in teoria dovrebbe programmare percorsi innovativi e virtuosi su grande area nel profilo transfrontaliero. Oggi questa istituzione presenta solo rughe, è incapace di proposte e forte nel produrre convegni autocelebrativi. Sono anni che il Tirolo del nord protesta: con minima capacità politica non era difficile fare sintesi delle necessità dell’economia con quelle della tutela della salute. Il 30 maggio i sindaci tirolesi lo hanno sostenuto con determinazione, -”siamo solo all’inizio”-. Per loro la priorità risulta essere il diritto alla salute dei cittadini attraversati dall’arteria. Per gli imprenditori e i politici del Tirolo del sud sembra invece si debba discutere solo di mercato e di economia, cioè di crescita senza limiti.

* Presidente di Mountain Wilderness Italia

 

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LA CHIUSURA DEL 30 MAGGIO 

1-5-2026 - La chiusura parziale del ponte Lueg sul tratto a nord della A22, in territorio austriaco, getta in allarme il Trentino Alto Adige.  Il viadotto, realizzato 55 anni fa, necessita di lavori di consolidamento e da tempo sono in corso lavori lungo il tracciato di 1,8 chilometri, nel ponte autostradale più imponente di tutta l'Austria. 

Il Presidente della FAI trentina punta il dito sulla perdita di competitività del sistema Italia: «Mentre l'Europa parla di libera circolazione delle merci, l'Austria continua a utilizzare il Brennero come un rubinetto da chiudere a piacimento. Ogni ora di fermo ha un costo esorbitante per le nostre aziende, che devono già lottare con i rincari del carburante e la carenza di personale». IL riferimento è al blocco previsto per il 30 maggio.

Pellegrini si unisce alla richiesta di intervento dei presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano Fugatti e Kompatscher rivolta ai Ministri Salvini, Piantedosi e Tajani: «È necessario un intervento diplomatico ai massimi livelli. Non possiamo subire passivamente decisioni unilaterali che calpestano i trattati europei. Chiediamo fermezza: l'Italia deve farsi sentire a Vienna e a Bruxelles. Se il Brennero chiude, l’economia del Paese frena. E questo è un lusso che nessuno può più concedersi».

 

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