Arte, Cultura & Spettacoli

La collezione Cavallini Sgarbi a Castel Caldes

Circa 70 opere tra dipinti e sculture che vanno dal '400 a metà '800

E' stata inaugurata a Castel Caldes dove resterà aperta fino al 3 novembre la mostra con le opere della Collezione Cavallini Sgarbi, una settantina di opere tra dipinti e sculture che vanno dal Quattrocento a metà Ottocento con capolavori di Guercino, Lotto, Artemisia Gentileschi, Cagnacci.

“La collezione Cavallini Sgarbi. Da Niccolò dell’Arca a Francesco Hayez”  racconta la storia della vera e propria   impresa culturale della famiglia ferrarese Cavallini Sgarbi che ha dedicato all’arte tutta una vita. E' come entrare a casa del Presidente del Mart e storico dell'arte e di sua sorella, curatrice di importanti mostre  e della stessa collezione.

“Le opere della Collezione Cavallini Sgarbi continuano il loro viaggio da Ferrara a Caldes. E ogni tappa è un omaggio a Vittorio, che in poco più di quaranta anni ha raccolto, studiato, scoperto capolavori assoluti e al genio dei miei genitori, Rina Cavallini e Giuseppe Sgarbi; a una famiglia che al bello e alla cultura ha dedicato la propria esistenza. E' come entrare nelle stanze della casa di Ro Ferrarese, dove queste opere tornano sempre, felici di ritrovarsi e di continuare il loro ininterrotto dialogo con i nostri genitori” ha detto Elisabetta Sgarbi alla presentazione ufficiale a Trento.

La collezione è frutto della 'caccia' di Vittorio Sgarbi: il collezionismo è un mistero, una caccia senza regole e approdi, un inseguimento senza sosta della bellezza e della rarità che il critico ha svolto in tandem con la madre Rina Cavallini, la quale ha acquistato le opere in numerose aste in ogni angolo del mondo. Il suo “miglior uomo”, la persona più fidata non solo negli affetti, ma anche negli interessi e ricordata dal critico con parole commosse.

«Lei si fece prolungamento del mio pensiero e della mia vita. Io indicavo il nome di un artista, il luogo, la casa d’aste. E lei puntuale prendeva la mira e colpiva» ha ricordato Vittorio Sgarbi.

Dalla casa di Ro Ferrarese, dove sono riuniti quarant’anni di appassionata attività collezionistica, approderanno presso le stanze di Castel Caldes 80 opere, tra dipinti e sculture, dal XV al XIX secolo: una antologia che intende illustrare l’identità di una collezione idealmente senza confini, aperta a molte curiosità coincidenti con temi di studio sperimentati e altri del tutto nuovi. La mostra si apre con una emergenza assoluta del Rinascimento italiano, il San Domenico in terracotta modellato nel 1474 da Niccolò dell’Arca e collocato in origine sopra la porta “della vestiaria” nel convento della chiesa di San Domenico a Bologna, dove tra il 1469 e il 1473 l’artista attese all’Arca del santo da cui deriva il suo pseudonimo. Immagine potente, intensa, di estremo vigore naturalistico, il busto rivela l’impareggiabile capacità del maestro pugliese di infondere la vita alle sue figure, così vere che paiono respirare.

Tra le opere capitelli in marmo di Domenico Gagini, le terrecotte di Matteo Civitali e Agostino de Fundulis, e una straordinaria raccolta di preziosi dipinti, perlopiù su tavola, eseguiti tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento: ai pittori nati o attivi a Ferrara - Boccaccio Boccaccino, Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano, Nicolò Pisano, Benvenuto Tisi detto il Garofalo - si affiancano autori rari come Antonio Cicognara, Liberale da Verona, Jacopo da Valenza, Antonio da Crevalvore, Giovanni Agostino da Lodi, Nicola Filotesio detto Cola dell’Amatrice, Johannes Hispanus, Bernardino da Tossignano, Bartolomeo di David, Lambert Sustris. Il focus sulla “scuola ferrarese” prosegue agli inizi del XVII secolo con i dipinti di Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Giuseppe Caletti e Carlo Bononi.

«Da tempo la Val di Sole è in attesa di ospitare un avvenimento di grande rilievo culturale e la mostra risponde a questa comprensibile aspettativa. Nel contempo essa fornisce nuovo impulso all’impegno assunto nel 2014, anno in cui il complesso di Castel Caldes è stato aggregato quale quinta sede al museo di cui sono responsabile, impegno che stiamo rispettando non solo con interventi di adeguamento alla fruizione pubblica e iniziative costanti di conservazione, ma anche con programmazione di attività di valorizzazione, eventi, offerte didattiche, accoglienza di proposte avanzate dalla comunità locale» ha detto Laura Dal Prà, direttore del Castello del Buonconsiglio

Si potranno ammirare riconosciuti capolavori della pittura italiana del Seicento, tra i quali conviene citare almeno la Cleopatra di Artemisia Gentileschi, la Maddalena scortata dagli angeli di Pier Francesco Mazzucchelli detto Morazzone, il San Girolamo di Jusepe Ribera, e il Ritratto di Francesco Righetti di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Quest’ultimo dipinto – “rientrato a casa” nel 2004 dopo essere stato esposto per anni al Kimbell Art Museum di Fort Worth, in Texas – si pone al vertice di una straordinaria galleria di ritratti che compendia lo sviluppo del genere dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, tra pittura e scultura, da Lorenzo Lotto a Francesco Hayez, con specialisti quali Bartolomeo Passerotti, Nicolas Régnier, Philippe de Champaigne, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Enrico Merengo, Ferdinand Voet, Giovanni Antonio Cybei, Lorenzo Bartolini, Raimondo Trentanove e Vincenzo Vela.

Altrettanto avvincente sarà  il percorso tra dipinti “da stanza” di tema sacro, allegorico e mitologico del Sei e del Settecento: una selezione di sorprendente varietà, e di alta qualità, che riflette gli interessi sconfinati e la frenesia di ricerca del collezionista, con maestri della scuola veneta (Marcantonio Bassetti, Pietro Damini, Johann Carl Loth, Giovanni Antonio Fumiani), emiliana (Simone Cantarini, Matteo Loves, Marcantonio Franceschini, Ignaz Stern detto Ignazio Stella), romana (Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, Angelo Caroselli,  Pseudo Caroselli, Giusto Fiammingo, Antonio Cavallucci), toscana (Giacinto Gimignani, Livio Mehus, Alessandro Rosi, Pietro Paolini).

L’allestimento coinvolgerà anche i prestigiosi spazi del Castello del Buonconsiglio a Trento, dove sarà esposto, per tutto il periodo della mostra, il capolavoro di Giovanni Prata dal titolo “Salomè” (1518 circa). La mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cavallini Sgarbi, la Fondazione Elisabetta Sgarbi, e la direzione artistica di Contemplazioni, è organizzata dall’Azienda per il Turismo Val di Sole e promossa dalla Provincia Autonoma di Trento, dal Castello del Buonconsiglio monumenti e collezioni provinciali, dal Comune di Caldes, da Trentino Marketing e dalla Comunità della Val di Sole.

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