Arte, Cultura & Spettacoli

Fare arte è un atto irrazionale

Non è vitale, eppure nutre l'essere... che si eleva

Fare arte è un atto irrazionale, Pablo Picasso lo sapeva bene. "L'Arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità" ebbe a dire. Sorge da un bisogno, da una spinta non razionale. Un impulso che non può essere frenato che porta l'individuo a mettere a nudo il proprio animo con azioni che diventano parole, colore,  musica. A volte sono solo schizzi.

Pablo Picasso era capace di fare rapidi e meravigliosi bozzetti sulla sabbia che le onde del mare avrebbero velocemente cancellato. Vedeva arte ovunque anche in tavola. E con l'arte giocava e si divertiva. Era la sua dimensione di vita.


La libertà d’immaginazione si sprigiona vigorosamente nell’arte. Sin dall’antichità, sebbene non soddisfi alcun bisogno materiale, è quella forza che porta a compiere un atto estemporaneo senza alcun fine. L'individuo rappresenta le cose come vengono percepite da colui che - senza saperlo - ha già iniziato la creazione di un’opera.
E così accade che l’arte commenta a modo suo la realtà, proiettando in un altrove che aiuta alla comprensione del reale.

Che sia pittura, scultura, architettura, letteratura, musica, danza, teatro, cinema, fotografia o grafica, l'arte consente di creare... immaginando, ed è più importante che ragionare. Ed è quello che spiega anche perchè l’arte non deve essere nè spiegata, nè definita, ma contemplata per quel che è: ovvero quella dimensione capace di farci sentire il reale suscitando emozioni.

E' intuizione, prende forma in qualcosa che ci precede e ci nutre, e ci guida verso quell'io irrazionale che anche noi vorremmo poter esprimere. Hermann Hesse, nel romanzo “Narciso e Boccadoro“, spiega la differenza tra un artista e un pensatore:

"... gli ispirati, i sognatori, i poeti, gli amanti sono quasi sempre superiori a noi uomini di pensiero. La vostra origine è materna. Voi vivete nella pienezza, a voi è data la forza dell’amore e dell’esperienza viva. Noi spirituali, che pur sembriamo spesso guidarvi e dirigervi, non viviamo nella pienezza, viviamo nell’aridità. A voi appartiene la ricchezza della vita, a voi il succo dei frutti, a voi il giardino dell’amore, il bel paese dell’arte. La vostra patria è la terra, la nostra è l’idea. Il vostro pericolo è di affogare nel mondo dei sensi, il nostro è di asfissiare nel vuoto. Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi nel petto della madre, io veglio nel deserto. A me splende il sole, a te la luna e le stelle…»

L’arte non serve al nostro corpo, ma lo nutre e lo disseta.
Viva la spinta irrazionale e incontenibile che la porta al mondo.


(2007)


Autore: Corona Perer

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