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Il Lager di Bolzano in via Resia

Giornata della Memoria

I primi collaborazionisti furono ...italiani. Il campo di transito di Bolzano fu un campo di concentramento nazista che fu attivo a Bolzano, nel quartiere di Gries-San Quirino, dall'estate del 1944 alla fine del secondo conflitto mondiale, in via Resia 80.

Entrò in funzione nell'estate del 1944, in vecchi capannoni del genio militare italiano, e nei circa dieci mesi di attività passarono tra le sue mura tra 9.000 e 9.500 persone. Mike Bongiorno, che fu tra i detenuti, ricevette il numero di matricola 2264. Ma prima di questa data era già in essere dal 1942 un Lager fascista per prigionieri di guerra alleati.

Bolzano, dopo l'8 settembre, era infatti divenuta capoluogo della zona d'operazioni delle Prealpi, e si trovava dunque sotto il controllo dell'esercito tedesco. Amministrativamente il campo era gestito dalle SS di Verona. Comandante della Gestapo e del servizio di sicurezza tedesco in Italia era il Brigadeführer (Generale di brigata) delle SS Wilhelm Harster, a capo del campo vi erano invece il tenente Karl Titho ed il maresciallo Haage, che guidavano una guarnigione composta da militari tedeschi, sudtirolesi ed ucraini i quali si resero responsabili di esecuzioni sommarie, torture e violenze di ogni genere.

Il campo di Bolzano fu l'unico, tra quelli italiani, ad avere dei campi di lavoro dipendenti. Interrotti dai bombardamenti alleati i collegamenti ferroviari e stradali del Brennero, e quindi impedite le deportazioni verso i grandi lager del Reich, i nazisti crearono dei sottocampi nella regione per sfruttare il lavoro dei prigionieri. I principali si trovavano nel comune di Merano, in località Certosa nel comune di Senales, a Sarentino, a Moso in Passiria ed a Vipiteno. Altri erano a Dobbiaco e Colle Isarco. In realtà, la definizione di sottocampi è piuttosto impropria: si trattava o di baracche (Sarentino) o di caserme dell'esercito (Merano e Vipiteno) o della Guardia di Finanza (Certosa)

I deportati provenivano prevalentemente dall'Italia centrale e settentrionale (circa il 20% fu arrestato a Milano, il 10% nella provincia di Belluno che con Trento e Bolzano era stata annessa alla Germania dopo l'8 settembre 1943 con la creazione della zona d'operazione delle Prealpi). Si trattava principalmente di oppositori politici, ma non mancarono deportati ebrei, disertori sudtirolesi della Wehrmacht o i loro famigliari (Sippenhaft), zingari (Rom e Sinti) e Testimoni di Geova.

 

Una parte dei deportati - circa 3.500 persone, uomini, donne e anche diversi bambini - fu trasferita nei campi di sterminio del Reich (ad esempio Mauthausen, Flossenbürg, Dachau, Ravensbrück, Auschwitz); una parte fu invece utilizzata in loco, come lavoratori schiavi, sia nei laboratori interni al campo, che nelle aziende della vicina zona industriale ed alla IMI, che aveva trovato rifugio all'interno della galleria del Virgolo per sfuggire ai bombardamenti alleati, ma anche come raccoglitori di mele.

In totale sono documentate come certe circa 48 uccisioni nel campo, anche se ne sono state ipotizzate fino a 300.

I blocchi erano contrassegnati da una lettera. Nel blocco A, vi erano i lavoratori fissi, trattati leggermente meglio degli altri prigionieri perché necessari al funzionamento del campo; nei blocchi D ed E erano rinchiusi i prigionieri politici considerati più pericolosi, separati dagli altri deportati; nel blocco F donne e bambini. I deportati ebrei di sesso maschile venivano invece stipati nel blocco L. Era presente anche un blocco celle - la prigione del campo - con 50 posti angusti. Le celle furono luogo di tortura e di morte per decine di prigionieri.

Man mano che gli alleati avanzavano, i deportati furono liberati a scaglioni tra il 29 aprile ed il 3 maggio 1945, quando il Lager fu definitivamente dismesso. Le SS ebbero cura di distruggere per intero la documentazione relativa al campo prima di ritirarsi.

Oggi presso l'ex Lager si trova un luogo della memoria (Passage der Erinnerung).

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