
PASQUA, Rinascere, credere, resistere
La Pasqua è sempre una sfida
Rinascere, credere, resistere: la Pasqua è sempre una sfida.
E' simbolo della potenza di Dio e della possibile potenza dell'uomo.
Due potenze che si incontrano e sfidano le nostre debolezze.
C'è ancora qualcosa di intentato che dovevamo fare? Facciamolo.
Sarà il modo migliore per rinascere, credere, resistere.
Per dimostrare anche la ''nostra'' potenza.
La sfida della Pasqua ci trovi pronti ad accoglierla.
BUONA PASQUA da Giornale SENTIRE
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Uomo e Sacro, la Pasqua
Corona Perer - Gli ortodossi la fanno precedere da un lungo digiuno e celebrano con un rito suggestivo e commovente centrato sulla luce: la luce di Cristo. La veglia pasquale dei latini è una lunga “ruminatio” della parola e nel rito crismale del giovedì santo la Chiesa predispone tutto quanto servirà all’anno liturgico. Per i copti, la processione con la luce è uno dei punti culminanti di una festa che resta il cuore della cristianità perchè è il Risorto il cuore di una fede che sarebbe vana (come dice san Paolo) senza l’adesione al grande mistero della Resurrezione.
Uomini e sacro, uomini e divino. A qualunque latitudine, in qualunque storia, in qualunque epoca l’essere umano ha intessuto un dialogo con il trascendente. Plutarco, storico greco del I secolo a.C., ebbe a scrivere “...voi potete trovare una città senza mura, senza leggi, senza scuole, senza uso di monete. Ma nessuno ha mai visto un popolo senza Dio, senza templi e senza riti religiosi”.
Le cosiddette “geografie del sacro” partono nella notte dei tempi. Dai pimi culti dei morti, dal Muro del Pianto a Gerusalemme al sepolcro vuoto di Gesù, dalle moschee sulla sabbia alle processioni sulle ginocchia degli ortodossi di Polonia verso il monte delle croci, dai templi buddhisti ai pochissimi cattolici rimasti in Cappadocia, l’uomo comunica la sua sete di fede in modi diversi. Possono essere danze antiche come sacrifici. Rituali che hanno resistito al tempo e allo scientismo dell’uomo razionale. Perchè, come diceva San Bernardo, “...il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta”.
Sacro però...non vuol dire religione. Nè religione è sinonimo di fede. La religione è infatti un modo dell’uomo per arrivare a Dio, mentre la fede è l’accoglimento di una rivelazione divina. Del resto la stessa parola “religione” è alquanto problematica fin dal suo apparire. Per Cicerone il termine deriva da re-légere cioè l’atteggiamento di compie qualcosa con scrupolo, mentre Lattanzio vede nel termine il concetto di re-ligàre, cioè legare/collegare a qualcuno. Venne poi Agostino il quale disse che questo legame era una scelta, un re-elìgere: cioè un rapporto più profondo, personale e al tempo stesso collettivo, in quanto culto condiviso.
Gli Ortodossi
Gli ortodossi hanno 10 settimane che precedono la loro Pasqua. Le prime tre (dedicate al pubblicano/fariseo, al figlio prodigo, al giudizio universale) introducono all'atmosfera penitenziale. Seguono quelle del trionfo della fede ortodossa fino all'ingresso di Gesù in Gerusalemme. Viene cantato il Triodion. Con la Resurrezione la gioia prende il posto della penitenza e domina le liturgie fino alla domenica dopo la Pentecoste. La liturgia è preziosa, ricca di segni e simboli. Non a caso quella ortodossa si chiama “divina liturgia” perchè è manifestando la bellezza liturgica che l'uomo offre a Dio i talenti che ha ricevuto per moltiplicarli, ma pure la capacità - tutta umana - di stupirsi.
Gli Ebrei
La Pasqua ebraica (quella che Gesù si preparava a celebrare entrando in Gerusalemme) ha nel sedér, cioè nella cena pasquale, il suo apice. E’ il ricordo dell’Esodo racchiuso in 3 segni e 4 coppe. Il pane azzimo (mazza) ricorda quello che il popolo non fece lievitare per la fuga imminente, le erbe amare l’amarezza della schiavitù d’Egitto e l’agnello il sangue con cui vennero dipinte le porte. Le 4 coppe celebrano invece l’alleanza che Dio ha stabilito con l’uomo.
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