Arte, Cultura & Spettacoli

Ai Weiwei: Aftershock

Fino a domenica 6 settembre 2026 al Maxxi L'Aquila a palazzo Ardinghelli

Dallo scorso 29 aprile fino a  domenica 6 settembre 2026, Maxxi L'Aquila presenta Ai Weiwei: Aftershock a cura di Tim Marlow , una mostra che testimonia i cinque decenni di carriera dell'artista dalle opere realizzate a New York negli anni ’80 fino alle nuove sculture create nel martoriato Donbass dove la guerra infuria dal 2013.

La mostra si articola come un dialogo culturale tra l’artista e Palazzo Ardinghelli. Al centro del progetto, una serie di potenti opere nate in seguito al terremoto del Sichuan del 2008 e dedicate alla memoria della perdita. Tra queste Straight, una scultura cardine nell’intera produzione artistica di Ai Weiwei, presentata all’Aquila per la prima volta in tre diversi spazi. Qui, come nel resto della mostra, l’impatto duraturo delle catastrofi naturali e dei conflitti generati dall’uomo, insieme a temi come corruzione e tragedia, è affrontato in relazione alla forza della resilienza umana e alla potenza dello sforzo creativo.

Il percorso riunisce circa settanta opere, alcune delle quali inedite, che attraversano l’intera carriera dell’artista: installazioni, video, fotografie, sculture concepite come dipinti, oltre a reinterpretazioni di soggetti iconici di autori come Munch, Van Gogh ed Ed Ruscha, rielaborati con i mattoncini.

Sperimenta, connette, colleziona, ricicla e inventa senza mai ridursi a un esercizio puramente formale. La sua opera, attraverso la varietà e la sovversione dei valori abituali, invita a guardare il mondo da prospettive diverse e, pur nascendo dalle esperienze vissute dall’artista, diventa paradigma universale.

Aftershock nasce da un progetto promosso dal Comune dell'Aquila per L'Aquila 2026 - Capitale italiana della Cultura e finanziato con fondi RESTART - delibera CIPESS n. 10/2025

 

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STORIA DI UNA RINASCITA, realizzata grazie alla FEDERAZIONE RUSSA
Palazzo Ardinghelli meraviglioso palazzo barocco 

La rinascita di Palazzo Ardinghelli a L'Aquila parla di una operazione che ha visto la Federazione Russa tendere una mano al governo italiano di cui fa ancora memoria il sito della nostra Protezione Civile. Nel palazzo ha trovato sede il Maxxi L'Aquila ch ora si avvale degli spazi di un meraviglioso palazzo barocco recuperato dopo il sisma del 2009.

Palazzo Ardinghelli è certamente una delle dimore più affascinanti e singolari della città, unico palazzo abruzzese che presenta una insolita soluzione di facciata con balconata.

Edificato nel ‘700 dalla famiglia di origine toscana degli Ardinghelli, su progetto dell’architetto Francesco Fontana, l’edificio ha avuto alterne fortune; se alla fine dell’Ottocento fu dimora ed atelier di Teofilo Patini, tra gli anni ’70 ed ’80 del secolo scorso ha ospitato gli uffici della Pretura e dell’Anagrafe comunale. Ma nulla che fosse all’altezza del suo stile ricercato.

A dispetto di tanta magnificenza, Palazzo Ardinghelli non ha mai avuto una sua precisa identità nel tessuto del centro storico dell’Aquila. Diventato bene demaniale alla fine del 2008, Palazzo Ardinghelli mostrava i pesanti segni del tempo e dell’incuria, su cui fortemente ha inciso il sisma del 2009, che ha provocato il ribaltamento delle pareti del cortile, con crollo parziale del porticato e diversi danni anche all’apparato dei saloni, dovuti al crollo – in vari punti – della copertura.

“Adottato” dal Governo della Federazione Russa, è stato sottoposto ad un lungo e accurato intervento che, oltre al consolidamento globale dell’edificio ed al restauro dei preziosi apparati decorativi, ha salvato la pietra originale della facciata e l’intonaco settecentesco dello scalone, ed ha disegnato la nuova pavimentazione di sale e salone ispirandosi alla porzione di pavimento originale giunta sino a noi.

La destinazione d’uso è cambiata mentre i lavori erano in corso (l’edificio originariamente era destinato ad accogliere alcuni uffici del Ministero della Cultura). Poi l'idea: portare a Palazzo Ardinghelli il MAXXI. Il Settecento doveva essere riletto per accogliere l’arte contemporanea.

Il recupero è stato possibile grazie all'aiuto del governo russo: rispondendo all'appello delle autorità italiane in occasione del G8 ospitato proprio all'Aquila, la Federazione Russa aveva individuato due beni monumentali da adottare per garantirne il restauro: la Chiesa di San Gregorio Magno, nella frazione di San Gregorio, e Palazzo Ardinghelli, nel centro del capoluogo abruzzese, a cui venne destinato un contributo di 7,2 milioni di €uro.

Il 26 aprile 2010, un anno dopo la tragedia, l'allora primo ministro della Federazione Russa Vladimir Putin e l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sottoscrissero un accordo bilaterale in cui il governo russo si impegnò a finanziare il restauro di due monumenti scelti nel G8 del 2009 con un importo di 7,2 milioni di €.( > leggilo qui ). Nel marzo 2013 si arrivò alle procedure di gara con  assegnazione lavori.

Il restauro di Palazzo Ardinghelli,  richiese otto anni di lavoro certosino degli esperti e dei tecnici dei Beni culturali del territorio. Un periodo in cui Italia e Russia si diedero spesso la mano (> leggi qui) . La Russia ribadì il suo impegno anche il 10 aprile 2013. Infatti la dimora barocca settecentesca ha collaborato con la Fondazione Russa per l'Arte Contemporanea VAC (Victoria - the art of being contemporary). 

L'inaugurazione del Palazzo avvenne il 30 ottobre 2020 alla presenza del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, e dell'ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Sergey Razov (il MAXXI divenne operativo nel maggio 2021). Il presidente della regione Abruzzo, Marco Marsilio, nel suo intervento espresse il sentimento di gratitudine della comunità abruzzese nei confronti dell'ambasciata russa a Roma e del governo e della Presidenza della Federazione Russa per aver deciso di destinare i fondi necessari al restauro di Palazzo Ardinghelli che ora vive come museo. E che ammalia con il suggestivo il cortile semiottagonale porticato – che collega piazza Santa Maria Paganica e via Garibaldi, e che diventa un vero e proprio “attraversamento urbano”. Monumentale lo scalone di derivazione borrominiana sovrastato dai dipinti murali dell’artista veneto Vincenzo Damini e di nobile impianto i saloni con i grandi camini, la preziosa cappella di famiglia, le pregevoli decorazioni in stucco dei soffitti e le sequenza di stanze che aprono prospettive sempre diverse sullo spazio interno del palazzo e sull’esterno che nobilmente sovrasta.

Una bellezza che oggi dialoga con l'arte contemporanea.

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per saperne di più
Beni Culturali Abruzzo

 


www.maxxilaquila.art


Autore: Corona Perer

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