Atelier Unterverger: l'inaugurazione del 11.10.1896
Atelier Unterverger: l'inaugurazione del 11.10.1896
Arte, Cultura & Spettacoli

Dante e gli ignavi

Chi erano coloro che il Sommo Poeta mise nell'antinferno?

Dante Alighieri riserva l'angolo più oscuro dell'inferno a coloro che restano neutrali nei momenti cruciali della storia, sono cioè una chiara spia di evidente decadenza e crisi morale. Sono gli ignavi. Ma che significa il termine IGNAVO?

L'ignavo è un essere pigro, privo di volontà e forza morale. Un attributo così spregevole che Dante pone gli ignavi, appunto, nell’antinferno, guardati male e con disprezzo persino dai dannati già entrati nell’Inferno stesso.

L'etimologia del termine non a caso deriva dal latino: ignavus cioè pigro, ignorante, e infatti la parola è composta da ''in'' che sta per ''non'' e ''gnavus'', forma arcaica per dire l'opposto ovvero attivo, diligente.
Dunque uomo non attivo e non diligente

Ma rispetto al pigro, l’ignavo subisce un più duro giudizio morale: l’ignavia è la mancanza di volontà che paralizza in una posizione confortevole, la neutralità mineralizzata nella pigrizia comoda e (al momento) vantaggiosa, illusa inerzia convinta che un’inazione, seppur colpevole, possa essere saggia e conveniente.

È ignavo lo studente di nome che con lo svogliato studio non mira a niente se non al prendere (perdere) tempo, è ignavo chi non prende posizione per avere tutti dalla propria parte senza esporsi e decidere, tenendo un piede in due staffe, è ignavo chi, pur conoscendo l’azione migliore da fare, la rimanda o non la compie.

Codardo, insomma. E...niente: guardiamoci intorno.

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DANTE A TRENTO

Venne mai? Chissà. A Rovereto c'è la Ruina Dantesca da lui citata in un canto dell'inferno. Comunque Trento l'ha celebrato per bene, forse anche meglio di Rovereto. Gli ha ad esempio eretto un monumento e una piazza: l'odierna Piazza Dante.

"Fu un vero influencer ante litteram" dice di Dante il Sovrintendente Franco Marzatico che spiega quel gesto sul monumento: Dante ha la mano alzata,  non è una minaccia, ma la richiesta di uno spazio identitario. "Quel monumento ha avuto questa funzione e una carica simbolica potente, è paesaggio culturale" afferma Marzatico in occasione della mostra ''Obiettivo su Dante" nel 700° anniversario della morte di Dante Alighieri. La Provincia autonoma di Trento gli ha reso omaggio attingendo ai fondi dell’Archivio fotografico storico provinciale, in capo alla Soprintendenza per i beni culturali, e alla fototeca dell’Ufficio stampa, per una mostra virtuale dal titolo “Obiettivo su Dante. Il monumento al poeta nello sguardo dei fotografi”.

Curata dalla Soprintendenza per i beni culturali e dall'Archivio fotografico storico provinciale, in collaborazione con l'ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento, la mostra vuole rendere omaggio a Dante con una serie di iniziative che si snoderanno nel corso dell'estate.

Protagonista dell'evento il gruppo scultoreo modellato da Cesare Zocchi e inaugurato a Trento l’11 ottobre del 1896, riscoperto attraverso le variate interpretazioni che ne hanno dato nell’arco di un secolo, molti dei maggiori professionisti della fotografia attivi in città.

"La nostra cultura e immaginazione sono intrise delle raffigurazioni dantesche, delle immagini del viaggio nell'aldilà: quello che ci trasmette Dante è qualcosa di fondante della nostra cultura, ma lo è anche per le dinamiche identitarie del trentino; il gruppo scultoreo è un emblema delle radici antiche che rivendicavano l'italianità di questo territorio". (Marzatico)

La curatrice Katia Malatesta della Soprintendenza per i beni culturali ha coordinato il lavoro di ricerca che raduna una selezione commentata di 60 fotografie, in tre gallerie intese a mettere in luce, di volta in volta, aspetti legati alla ‘traduzione’ visiva delle terzine dantesche nei bronzi di Zocchi, ai risvolti ideologici associati alla commissione, alla successiva fortuna del monumento e all’ulteriore elaborazione dell’opera e del dettato dantesco fornita attraverso il medium fotografico.

"La foto è un oggetto culturale complesso, che ha natura di un prodotto altamente intenzionale e soggettivo. Nell’intento documentario c’è quindi anche una costruzione di senso: la scelta delle foto ci riporta alle origini del monumento e alle ambizioni dello sculture, al simbolo dell’italianità del Trentino in terra d’Austria", ha detto ancora Malatesta.

La mostra con immagini storiche, sottolinea il ruolo di questo spazio italiano nella città che era ancora austriaca al momento in cui il monumento venne eretto per essere testimone di molti eventi del '900, dalle aduntate durante la Grande Guerra ai movimenti del '68 che un grande fotografo come Faganello immortala con piglio da fotoreporter e artistica ironia. Come il  dannato che sembra lamentarsi contro gli escrementi di colombo di una sua memorabile foto.

I 700 anni dalla morte del Sommo Poeta sono anche i 125 anni della scultura dello scultore fiorentino Cesare Zocchi che scolpisce le terzine e le fonde nel bronzo. Il monumento "parla": lo ha fatto ieri come oggi e la mostra online  (60 immagini suddivise in 3 gallerie) invita alla ri-scoperta di un monumento che spesso distrattamente incrociamo nelle nostre tratiettorie, ma merita una sosta "pensata".

Accanto alla mostra fotografica, anche un annullo filatelico speciale predisposto da Poste Italiane in piazza Dante, vista monumento, nella giornata del 30 giugno.
 

Obiettivo su Dante
puoi visitarla online qui > clicca

 

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LA MOSTRA

Grazie alle ricche collezioni dell’Archivio fotografico storico provinciale, sarà possibile apprezzare il diverso interesse che mosse, nel tempo, fotografi e stabilimenti come l’atelier Unterveger, Sergio Perdomi, i fratelli Pedrotti, Rodolfo Rensi e soprattutto Flavio Faganello (1933-2005), straordinario narratore per immagini del secondo Novecento trentino, capace di cogliere il gruppo scultoreo nella sua dimensione storico-artistica, ma anche di rinnovarne l’immagine, con la consueta ironia, nel contesto della quotidianità e della vita cittadina. Agli “sguardi contemporanei” dei fotografi rappresentati nella fototeca dell’Ufficio stampa si aggiungono infine alcune riprese gentilmente messe a disposizione da Gianni Zotta.

Tutte le fotografie dell’Archivio fotografico storico saranno concesse con licenza aperta, in accordo con il preciso impegno per la diffusione della cultura della scienza aperta e dell’Open Access al patrimonio culturale recentemente assunto dalla Soprintendenza per i beni culturali con la revisione delle disposizioni di accesso all’Archivio.

L’iniziativa si inserisce nella cornice di un articolato percorso di celebrazioni dantesche organizzato nel capoluogo trentino in collaborazione con Comune di Trento, Associazione Castelli del Trentino, Fondazione Museo storico del Trentino e  Poste Italiane, che per l’occasione ha predisposto un annullo filatelico speciale.

 

 

 

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