Arte, Cultura & Spettacoli

Enrico Mazzone e il Rotolo di Dante

Ultimato il lavoro iniziato al Mercato Coperto di Ravenna

(C.Perer - febbraio 2021) Ha lavorato davvero ''pancia a terra'' a Ravenna per ultimare un'opera iniziata da molto lontano: la Divina Commedia in un rotolo lungo 97 metri lineari per 4 metri in altezza. Sdraiato su un supporto cartonato che all’origine era solo un rotolo industriale di una cartiera finlandese, Enrico Mazzone ha lavorato con il lapis su un'opera mastodontica, come immensa fu la Divina Commedia di Dante che proprio a Ravenna ricevette gli spunti per i capitoli più importanti del Paradiso.

foto Eros Antonellini

Il suo atelier ha trovato posto al Mercato Coperto di Ravenna, da pochi mesi restituito alla collettività dopo un'ingente opera di restauro e rigenerazione urbana avviata con il sistema del financial-project dal Comune. E qui lo abbiamo incontrato nell'ottobre 2020 quando - per finire - gli mancavano 16 metri. Stava lavorando al Cielo e al Sole di Venere, decimo canto del Paradiso. Ora per considerare realizzato il suo sogno, occorre trovare qualcuno che glielo espone.
Nato a Torino, Mazzone è diventando cittadino del mondo: viaggia e fa arte viaggiando.
Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo lavoro.

Quando hai cominciato a pensare a questo lavoro?
Accarezzo l’idea di interpretare il viaggio dantesco da 10 anni e inizialmente sono stati disegni e bozzetti a concretizzarsi su carta.

Quando hai cominciato davvero?
Cinque  anni fa mi sono trasferito in Finlandia, con intermittenza. Avevo soggiornato in Islanda, Groenlandia e nella città di Oslo. Nella vastità di quei paesaggi ho iniziato a disegnare a grafite la Divina Commedia.

Quate matite hai consumato?
Quasi 6000 sin qui.

Che tecnica hai deciso di utilizzare?
La tecnica è puntinata, solo talvolta a spolvero per definire i volumi: l’impatto visivo ricorda l’incisione.

E poi?
Poi sono rientrato in Italia, nell'aprile scorso, ho atteso l’arrivo del rotolo nel suo imballaggio adeguato e voluminoso, in una cassa lignea di betulla e abete. E ho incominciato a viaggiare con il mio rotolo.

Dove?
Insieme siamo stati prima a Torino e poi dall'estate 2020 sono qui a Ravenna, nella parte espositiva del Mercato Centrale: c'è una mostra di fotografie statiche e la mia determinazione a proseguire.

Ma come sei arrivato al Mercato Coperto di Ravenna?
Sono operativo  grazie a Beatrice Bassi e Leonardo Spadoni, dei quali sono ospite e mi danno la possibilità dati i tempi di completare l'opera. Vorrei - lo dico con umiltà - che un comitato scientifico visionasse il lavoro. Da Vittorio Sgarbi ho già ricevuto segnali di interesse.

Il tuo desiderio e il senso del tuo lavoro?
Mi piacerebbe contribuire a diffondere il passaggio di Dante nell’anno delle celebrazioni, e magari esporlo in diverse città, continuando questo progetto itinerante anche fuori Italia, grazie alle società Dante Alighieri nel mondo. L'opera è tuttora inedita in ogni sua parte e non ho preso accordi con nessuno per esporla, anche perché la mia priorità è di completarla.

E come pensi che potrebbe essere visto e fruito il tuo lavoro?
Ancora non lo so ma sto disegnando strutture modulari in bambù che permettano di portarlo in giro per il mondo e svolgere il rotolo.

Come definiresti il tuo agire artistico?
Sposo l’idea del museo fuori da sé e traslato in periferia, con la forza diffusiva dell’arte proprio nel momento in cui si allontana dal museo come luogo preposto ed esclusivo, l'arte che diventa accessibile a tutti perché va incontro ai fruitori nei loro bisogni possibili e non espressi. E' il senso dell'incontro e, più profondamente, di epifania.

Che esperienza ti sei portato via dai paesi scandinavi?
In Finlandia sono stato invitato a esporre nelle biblioteche di pubblica lettura e ho potuto apprezzare molti spazi di contaminazione culturale, erano un pò museo un pò ambiente virtuale, nel superamento del concetto stesso di luogo dedicato. Le persone lasciate libere di osservare, di farsi spettatori a loro comodo, diventano vivaci fruitori nel cogliere la bellezza come opportunità.

Ed è vero. Arrivati al Mercato Coperto di Ravenna l'artista era momentaneamente assente. Cercare di capire il lavoro è stato naturale. Perchè il fascino veniva da quel che c'è dietro: un sogno.


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)