Scienza, Ambiente & Salute

Protonterapia Trento, terapia di frontiera

Rinnovato per altri tre anni anche l'accordo con la regione Emilia Romagna

La protonterapia a Trento offre una terapia indicata nei casi clinici più complessi, in tumori vicini ad organi o in pazienti di età pediatrica dove il trattamento è particolarmente difficoltoso e delicato.

Il centro di Trento aperto nel 2014 è già un'eccellenza: 300 i pazienti trattati nel 2020, di cui un terzo in età pediatrica. 25 poi sono stati i pazienti provenienti dall’estero, da Austria, Spagna, Grecia, ma anche da Cile, Macedonia, Romania, ecc. a testimonianza di una elevata specializzazione medico-scientifica riconosciuta in ambito globale. Un accordo è stato sottoscritto a gennaio con l'Advanced Care Oncology Center di Al Furjan di Dubai, a riconoscimento dell'alta qualità dei trattamenti offerti dal Centro trentino, ormai sempre più internazionale: il protocollo consente di trattare pazienti provenienti anche dagli Emirati Arabi Uniti, soprattutto bambini.

E' stata intanto confermata per altri tre anni la convenzione con la Regione Emilia Romagna. Il rinnovo permette ai pazienti provenienti da fuori Trentino, di continuare ad accedere alle cure specialistiche per la lotta ai tumori. Gli accordi con le Regioni sono importanti per confermare l’accessibilità ai pazienti extra-provinciali al Centro di protonterapia di Trento - l’unico in Europa afferente ad un’azienda sanitaria pubblica.

A livello nazionale la protonterapia, ancorché riconosciuta nei livelli essenziali di assistenza con il Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) del 12 gennaio 2017 non è direttamente accessibile dai pazienti da fuori del Trentino, in quanto non è ancora stato emanato il decreto ministeriale di approvazione delle tariffe di assistenza specialistica. Si tratta dello strumento che consentirebbe di procedere alla prescrizione a carico del Servizio sanitario nazionale e quindi di addebitare gli oneri nell’ambito della mobilità sanitaria interregionale. Pertanto, per le prestazioni di protonterapia risulta necessario arrivare a specifici accordi con le Regioni. È questo il caso dell’intesa con l’Emilia Romagna.

Maurizio Amichetti, direttore del Centro di Protonterapia dell’Apss spiega che il centro copre una numerosa serie di patologie, non solo quelle classicamente curate con protoni, quali le patologie a livello della colonna vertebrale, i sarcomi, i tumori neuro-encefalici e della base cranica, ma anche lesioni di organi in movimento quali patologie toracico-polmonari e addominali. «Abbiamo un’esperienza ormai quinquennale che attrae sempre di più anche pazienti che provengono da oltre confine, da paesi europei ma non solo. In questi anni ci siamo anche aperti a collaborazioni nazionali e internazionali con gruppi di studio e grazie alla presenza di una linea sperimentale fissa abbiamo la possibilità di sviluppare progetti in vari ambiti, non solo della medicina ma anche in campo aerospaziale e dei materiali» afferma Amichetti.

 

Centro di Protonterapia
Il Centro ha iniziato l'attività alla fine del 2014, con il primo paziente adulto; l'anno successivo è stato trattato il primo caso pediatrico in Italia trattato con i protoni. Da allora sono stati trattati nel Centro di Trento circa 300 pazienti all’anno per un totale di 1.453 tra bambini e adulti. Nel corso del 2020, in piena pandemia Covid, l’attività del Centro è rimasta pressoché inalterata, nonostante le procedure siano state riviste per attenersi alle misure previste per la prevenzione della malattia da Coronavirus. Fino a fine novembre di quest’anno sono stati 310 i pazienti trattati, 220 adulti e 90 pediatrici, di cui 52 trentini, 232 provenienti da altre regioni italiane e 25 provenienti dall’estero, in particolare da Austria, Cile, Grecia, Macedonia, Romania, San Marino, Slovenia, Spagna e Ucraina.
Il Centro di Trento è una struttura unica in Italia dal punto di vista tecnologico e uno tra gli oltre 80 centri di protonterapia nel mondo, concentrati soprattutto negli USA, in Europa, in Giappone e in Cina. Il trattamento è particolarmente indicato nei casi clinici più complessi, che includono tumori vicini a organi e strutture sensibili, tumori pediatrici o resistenti alla radioterapia convenzionale, anche in combinazione con la chemioterapia o quale trattamento post chirurgico.
A partire dal 2017, Trento è il primo centro in Europa e secondo al mondo ad aver sviluppato e implementato trattamenti di radiochirurgia con protoni per trattare tumori localizzati in parti dell’encefalo non operabili chirurgicamente. Per i pazienti italiani i cicli di protonterapia sono erogati nell'ambito delle cure previste dal Sistema sanitario nazionale e sono inclusi nei Lea (livelli essenziali di assistenza). Le cure sono erogate in regime ambulatoriale e durano, mediamente, cinque-sei settimane: un periodo di tempo lungo, durante il quale i pazienti possono contare sulla presenza e sul sostegno di una rete di enti e associazioni di volontariato, che offrono supporto e assistenza durante il trattamento.

 

Il Centro di Protonterapia di Trento ospita anche un’importate attività di ricerca attraverso l’Institute for fundamental physics and applications (Tifpa), un centro nazionale dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) nato grazie alla collaborazione con l’Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss), l’Università degli studi di Trento (Unitn) e la Fondazione Bruno Kessler (Fbk).

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