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Strage Viareggio, raccolta popolare per le spese legali

Ha avuto successo. Dopo la sentenza che ha gettato nello sconforto, ci sono i conti da pagare

La sottoscrizione di solidarietà per far fronte alle ingenti spese legali e processuali a carico dei familiari delle vittime della strage di Viareggio ha avuto un esito superiore alle previsioni. Dopo la sentenza della Corte di Cassazione dell'8 gennaio scorso che li ha fortemente sconfortati devono pagare 80.000 euro di spese legali. Ebbene: la raccolta ha raggiunto e superato la soglia dei 100.000 euro, ed è arrivata alla straordinaria cifra di 135.311,69 Euro.

''Non eravamo soli. Oggi nella data simbolo per tutti i lavoratori, possiamo dirlo forte" commentano Alessandro Pellegatta, Dante De Angelis, Filippo Cufari, Giuseppe Pinto, Maurizio Giuntini e Vincenzo Cito che hanno portato avanti la battaglia. "Al nostro fianco in quelle aule dei tribunali sui banchi delle parti civili, per quasi dieci anni, oltre ai familiari delle vittime, c’erano migliaia di altri ferrovieri, lavoratrici e lavoratori, disoccupati, pensionati di ogni settore, semplici cittadini, sindacati, associazioni, collettivi e personalità della cultura. Lo dimostra la straordinaria partecipazione delle circa 3.000 persone che, sensibili a quella tragedia e ai temi della sicurezza, hanno contribuito".

Un traguardo non scontato che solleva dal peso economico delle ingenti spese. Una volta soddisfatti gli ‘obblighi giudiziari’ tutte le somme eccedenti, alla luce delle motivazioni della sentenza, saranno destinate all’eventuale proseguimento del percorso giudiziario relativo alla strage di Viareggio. Resta l'amarezza per la sentenza.

''Una sentenza che riteniamo ingiusta e incomprensibile - affermano in una nota gli interessati - non riconoscendo le aggravanti previste per la violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, ha dichiarato prescritto il reato di omicidio colposo nei confronti delle 32 vittime della strage, prosciolto le aziende - salvaguardando l'attuale sistema ferroviario -  escludendo tutte le parti civili già legittimate in primo e secondo grado".

 

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