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L'importanza del Marchio Family Audit

In corso il 6° Festival della Famiglia

La  sesta edizione del Festival della famiglia, quest’anno ha indagato un tema fortemente attuale e cioè la necessità di fare rete sul territorio per generare valore, sviluppo, innovazione. Al centro delle politiche familiari c'è il tema della conciliazione famiglia-lavoro. Il marchio Family Audit, è la certificazione che introduce un percorso virtuoso di armonizzazione dei tempi di vita/lavoro all’interno delle organizzazioni.

Qualche esempio? Cariparma con 8.200 dipendenti ha sottolineato la maggior attenzione alle pari opportunità/dopo l’acquisizione del marchio, il Muse con 239 persone ha introdotto modalità di lavoro più flessibili e investito molto sull’educazione/formazione del personale e sulla cultura aziendale, Confindustria Trento ha introdotto flessibilità di orario in entrata/uscita/pausa pranzo e la “banca ore” viste le esigenze dell’azienda di convocare riunioni con i soci nel tardo pomeriggio anche fino alle ore 20.

Family Audit è dunque strumento di progettazione del welfare aziendale: il marchio aiuta l’azienda a riflettere sulla sua territorializzazione e sul suo comportamento verso la comunità e il territorio.

In occasione del Festival sono stati consegnati 110 certificati Family Audit e Family Audit Executive. Le organizzazioni interessate alla certificazione sono state fino ad ora circa 190, tra nazionali e locali, con il coinvolgimento di quasi 100.000 dipendenti. Tra le aziende, Enel Energia, Cariparma, Nestlè, Deda Group, Itas, Tim spa, Acli, Associazione Industriali, Muse, Uil del Trentino, Patrimonio del Trentino e ancora casse rurali, comuni, cooperative sociali, fondazioni, associazioni sportive.

Qualche dato registrato nelle aziende prima e dopo l’acquisizione del marchio Family Audit ne fa capire l'importanza: flessibilità oraria migliorata dal 70 all’80%, percentuale media di dipendenti con orario flessibile in uscita e in pausa pranzo dal 45 al 55%; percentuale di dipendenti con la “Banca delle ore” dal 46 al 63%; telelavoro dallo 0 al 3%. L’impatto economico: sono calate le richieste di giorni di malattia, le ore di permessi e gli straordinari, riduzione del rientro dal congedo maternità, che incidono notevolmente sui bilanci aziendali.

Ne ha dato testimonianza Stefania Dammaco di Enel Energia, 1.300 dipendenti di cui 48% donne. “Il Family audit ci ha aiutato ad ascoltare le varie istanze del personale riguardo al loro benessere personale che ben presto è diventato strumento strategico per il miglioramento del business. Ci siamo concentrati su flessibilità orario, permessi allattamento, telelavoro, ferie solidali – possibilità di regalare ferie a colleghi con figli in difficoltà – lavoro agile fuori sede, maternità come arricchimento di competenza professionale, nido aziendale, centri ludico-educativi, gestione della maternità ”.

L'altro grande tema è rappresentato dalle difficoltà delle famiglie di oggi, in una congiuntura ancora difficile in cui il welfare è costantemente messo alla prova e chiede politiche di rete.

Se ne è discusso nella giornata inaugurale del Festival della Famiglia, nella sede di Trentino School of Management, con gli interventi di Carlo Borzaga, professore all'Università di Trento e presidente di Euricse, di Pietro Antonio Varesi, professore alla Cattolica di Milano, nonchè di Federico Razetti, ricercatore presso il laboratorio Percorsi di secondo welfare - Centro Einaudi.

"Un territorio con reti - ha spiegato il dirigente dell'Agenzia per la Famiglia, Luciano Malfer - ha potenzialità maggiori di sviluppo rispetto a un territorio senza reti. Un tema sul quale il Trentino c'è, pensiamo ai Distretti per la Famiglia, che raggruppano 800 organizzazioni a loro volta generatori di reti". E se è necessario innovare, a livello generale, il sistema di welfare, tre sono le direzioni nelle quali lavorare, per Malfer: "Il primo ambito è quello che ci è proprio, ovvero il welfare familiare, il secondo ambito è quello del welfare territoriale che è anche il tema di questo sesto Festival, il terzo settore è quello del welfare aziendale".

Carlo Borzaga ha spiegato come negli ultimi anni abbiamo assistito a un "ampliamento progressivo del concetto di welfare, passando dagli interventi prettamente assicurativi, degli anni '80, alla definizione odierna di welfare che ricomprende una gamma sempre più ampia di servizi e di azioni di inclusione sociale". Al punto che oggi si parla di welfare anche nel riferirsi a "cultura, accesso ai musei, perfino ginnastica" e questo perché "welfare oggi indica essenzialmente il benessere".

Il professor Varesi, già presidente dell’Agenzia del lavoro di Trento, ha affermato che occorre concentrare l'attenzione su un divario che, a livello italiano, esiste fra gli stanziamenti dello Stato e i fabbisogni delle famiglia in materia di welfare. 

"Vi sono famiglie, e non solo quelle classificate come povere, ma anche famiglie che traggono la loro principale fonte di reddito dal lavoro dipendente, che devono rinunciare a cure sanitarie e farmaci, a prestazioni, altre non si possono permettere di acquistare beni e servizi per la cura di un familiare e si impegnano con le sole proprie forze. E' necessario mobilitare tutte le risorse che la società civile e le istituzioni territoriali sono in grado di mettere in campo".

Nell’ambito del Festival della famiglia, il Muse, Museo delle Scienze di Trento, ha firmato ieri un protocollo di intesa con la Provincia autonoma di Trento e il Comitato Italiano per l'UNICEF. Un documento in cui le parti si impegnano a sviluppare azioni sinergiche volte alla promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza con particolare attenzione alla salute e al benessere dei primi anni di vita e all’interazione con i genitori per l’attuazione di un progetto sperimentale denominato “Musei e Biblioteche amici dei bambini, delle bambine e degli adolescenti”, che vede protagonisti tutti i musei, le biblioteche e i luoghi di cultura.

Nel corso del festival sono intervenuti anche il prof. Pierpaolo Donati dell’Università di Bologna, che ha parlato di come costruire il benessere comunitario ("Famiglie, reti locali e capitale sociale”), e la prof.ssa Paola De Vivo dell’Università di Napoli, intervenuta sul tema “Le reti per lo sviluppo territoriale: cooperazione e fiducia nelle emergenti dinamiche competitive”.

 

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