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La protesta di Fratel Biagio: ''Ora basta''

Un eremita del nostro tempo: il piccolo servo inutile si è ritirato in una grotta

Fratel Biagio si definisce "piccolo servo inutile". Eppure il suo essere eremita, la sua scelta di povertà totale hanno un potere fragoroso: le sue parole arrivano nel silenzio di comunità distratte e ormai indifferenti. Recentemente ha deciso di ritirarsi in una grotta in cui da circa 40 giorni si è ritirato in preghiere e penitenza.

''Amo e rispetto la Santa Chiesa, le varie Religioni, i non Credenti, le Istituzioni, le Professioni, tutti i Popoli e anche chi non mi comprende. Non posso più accettare una società in cui domina l’immoralità: non abbiamo più rispetto e tutela del nostro corpo e degli altri" dice Fratel Biagio.

Non abbiamo più rispetto per i luoghi sacri: si entra, si partecipa e si esce dalle chiese come se fosse un teatro, una passerella di moda, come in una spiaggia o in monumento turistico, fotografandosi dentro e fuori. Anche quando si celebra un matrimonio, un battesimo, una comunione, una cresima, non c’è più contenimento nel vestire e ci si sveste sempre più, fin sull’altare.

Siamo diventati persone insensibili, ribelli e disubbidienti, nemici del bene e amanti del male.

Siamo tutti responsabili di questo “mal vivere”, il male che produciamo e acconsentiamo è come un boomerang, ritorna male a noi stessi e alla nostra società, lo stiamo vivendo e subendo ogni giorno.

Adesso basta.

Con tutto questo mal di vivere abbiamo alterato e trasformato l’essere umano in oggetto – usa e getta- ci usiamo e ci gettiamo, siamo diventati spazzatura, come fotocopie.

Calpestiamo la vita, il ruolo di uomo e di donna, stravolgiamo e offendiamo i sessi e la dignità e il rispetto degli uomini e delle donne.

Attenzione perché stiamo producendo dei nuovi idoli, terribili mostri, violenze su violenze, atroci omicidi e sopraffazioni, fra non molto ci sbraneremo gli uni con gli altri. Sono a rischio tanti giovani e meno giovani, le famiglie di ogni settore sociale, scolastico e professionale, sono a rischio anche le istituzioni, anche i religiosi e le religiose. Il male, cioè satana, entra per colpire e dividere la Santa Chiesa, le varie religioni, i non credenti, le istituzioni, le professioni e i vari popoli, mettendo contro tutto e tutti, anche popoli contro altri popoli.

Attenzione, abbiamo stravolto anche il clima e tutto il pianeta terra. Siamo diventati responsabili e fautori nel produrre nuove povertà, nuove emarginazioni, disagi mentali, depressioni, suicidi e nuovi senza tetto e profughi lasciati alla deriva.

E’ chiaro che chi parla con questi toni non sempre è gradito, per questo toglierò il disturbo, cercando di non essere più assillante e invadente come pensa una parte di questa malata società; ma un giorno la verità verrà a galla. E così ho sentito di ritirarmi in montagna e nel silenzio, finendo e portando a termine gli ultimi giorni che il Buon Dio mi ha concesso in questa travagliata vita terrena. Sarò immerso nella preghiera, nella penitenza e nel digiuno (a pane e acqua) contrastando così l’escalation del male, il proliferale della immoralità, delle ingiustizie e delle violenze in tutte le città e in tutti i paesi del mondo.

Ma c’è ancora una speranza: per rispondere e vincere tutto questo malessere, compreso il “covid” di cui siamo pure noi responsabili, dobbiamo tutti insieme unirci, ricchi, meno ricchi e poveri in preghiera, in penitenza e digiuni: solo così il buon Dio potrà liberarci e salvarci da tutti i nostri peccati, dai nostri errori, dai nostri vizi, dal nostro orgoglio e dal nostro io.

E’ doveroso ritornare al Buon Dio e al nostro prossimo, per ricostruire tutti insieme un mondo di vera giustizia e di vera pace.

Pace e Speranza

Fratel Biagio
piccolo servo inutile
19 agosto 2021

 

CHI E' FRATEL BIAGIO

Biagio Conte nasce nel 1963 in una famiglia benestante. Da ragazzo vive negli agi e nella spensieratezza tipica di molti giovani della sua generazione cresciuti nell’opulenza della società consumista. 

Quando Biagio ha vent’anni, Palermo è una città infernale. Il sangue degli innocenti (e dei colpevoli) scorre nelle strade come un fiume in piena, in una spirale di violenza che non sembra avere mai fine.  Le  ingiustizie  a  cui  assiste  ogni  giorno,  il  vuoto  esistenziale,  l’assenza  di  valori,  la  mancanza di un qualsiasi rapporto con la natura, fanno precipitare Biagio in una crisi di coscienza sempre più acuta. Si chiude in se stesso. Passa i giorni nella sua stanza, in preda a una forma estrema di malessere di cui non riesce ad afferrare il senso.  Ma l’istinto della vita alla fine ha il sopravvento. Abbandona tutto e tutti, dà via tutto ciò che possiede, e con i soli abiti che indossa, si lascia la città alle spalle e si rifugia nella natura.  Per  più  di  un  anno  vaga  per  i  boschi  e  per  le  montagne  della  Sicilia  vivendo  da  eremita, cibandosi di bacche e erbe.

Così  ritrova  la  libertà:  la  libertà  dai  bisogni  materiali.  Impara  che  si  può  vivere  con  niente, che la vera essenza della vita non è possedere ricchezze, non è accumulare e consumare  beni,  ma  vivere  in  armonia  con  la  natura,  che  non  è  l’arcadia,  ma  più  concretamente, la dura lotta per la sopravvivenza.

Poi, un giorno, incontra un pastore che gli affida il suo gregge  e gli regala un cane. Nella  solitudine  più  assoluta,  nelle  lunghe  giornate  passate  a  pascolare  le  pecore, nelle  notti  stellate,  quando  infuria  la  tempesta  e  quando  spunta  benefico  il  sole,  Biagio impara a guardare verso il cielo e a cercare Dio. 

Il figlio del pastore gli regala il libro di Hermann Hesse sulla vita di San Francesco. Per lui è come una illuminazione.  Un giorno, smarrito tra le montagne in mezzo alla neve, rischia di morire assiderato. Viene soccorso dal pastore che lo porta nell’eremo di San Bernardo a Corleone, dove vive  una  comunità  di  frati  che  praticano  le  regole  francescane  delle  origini. 

Qui  conosce  fra  Paolo,  che  gli  parla  di  San  Francesco  e  delle  motivazioni  che  l’hanno  
portato a vivere in povertà, umiltà e preghiera.  Decide così di compiere un viaggio, a piedi, fino ad Assisi.  Durante il viaggio incontra barboni, zingari, carcerati ed emarginati di ogni genere. E questa  umanità  dolente,  lo  avvicina  a  Francesco  e  ai  suoi  insegnamenti,  e  gli  fa   scoprire l’amore per gli altri: per chi soffre e ha bisogno di aiuto.   Ritorna  a  Palermo  e  si  ferma  alla  Stazione  dove  si  raccolgono  i  cosiddetti  barboni.

Vive con loro, li aiuta, li lava, mendica per loro un pezzo di pane e un pasto caldo.  Ma  i  barboni  sono  sempre  di  più. 

Inoltre,  a  Palermo,  in  quegli  anni,  alle  vecchie povertà, si aggiungono i nuovi poveri, i migranti giunti dall’Africa, e la stazione non basta più ad accoglierli tutti. Così, Biagio, occupa un vecchio edificio abbandonato e lo trasforma nella sede della sua comunità dei poveri  senza tetto e dimora.  

Sono passati più di vent’anni da allora. Biagio è adesso un uomo il cui corpo è minato dalle sofferenze e dalla malattia. Le sue gambe hanno ceduto sotto il peso degli anni  e  lo  costringono  a  vivere  su  una  sedia  a  rotelle,  ma  la  sua  comunità  è  cresciuta  ed oggi ospita e nutre più di mille persone, tolte dalla strada, dalla miseria e dall’indifferenza  di  una  società  che  si  è  costruita  i  suoi  idoli  e  ha  smarrito  i  suoi  valori.

Fratel Biagio ha fondato la missione di Speranza e Carità > info

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