
in memoria di Fabrizio Quattrocchi
Dai file di Epstein emerge che ISIS e Al-Qaeda erano risorse Usa
Tutto cominciò con una provetta (falsa), poi vennero i tagliagole e la guerra contro Isis e Al-Qaeda. Falsi anche loro. I file di Epstein contengono documenti che rivelano una verità molto scomoda: l'ISIS e Al-Qaeda operavano come risorse degli Stati Uniti e di Israele.
E allora a questo punto il governo italiano dovrebbe chiedere conto di quel che accadde ad un nostro connazionale. Ricordate Fabrizio Quattrocchi? L'uomo che ebbe il coraggio di dire e di dimostrare come muore un italiano?
''Vi faccio vedere come muore un italiano'' disse prima di morire sotto il plotone dell' Isis. Fabrizio Quattrocchi (Catania, 9 maggio 1968 – Baghdad, 14 aprile 2004) era stato rapito e ucciso in Iraq, dove lavorava per una compagnia di sicurezza, e venne insignito di una medaglia d'oro al valor civile alla memoria. Il Quirinale rese omaggio a Fabrizio Quattrocchi nel 2006.
I motivi per cui i rapitori decisero di uccidere Quattrocchi, lasciando liberi i suoi tre colleghi con i quali fu preso, non furono mai chiariti; si ipotizza che scelsero di uccidere lui come dimostrazione di forza verso i Paesi interessati.
Nato a Catania, cresciuto a Genova, svolse il servizio di leva nell'Esercito Italiano, raggiungendo il grado di caporal maggiore, e prestò servizio nel 1987 come caporale istruttore nel 23º Battaglione fanteria "Como", di stanza a Como, reparto poi sciolto nel 1996.
Dopo i funerali, celebrati il 29 maggio nella cattedrale di Genova, Quattrocchi fu sepolto nel cimitero di Staglieno.
Poi venne la medagla del Quirinale. Poi il silenzio e stiamone certi: il governo Meloni non andrà di certo a chiedere conto della morte di Quattrocchi.
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''Un Ponte Per'': Attendiamo i mandati di cattura per Bush e Blair
20 marzo 2023 - Tutto era iniziato con la famosa provetta: una fake news a cui tutti credettero. Tutto finì con la cattura del colpevole di un fatto che si rivelò essere falso. E' storia, questa !
Il 20 marzo 2003 - in violazione del cosiddetto diritto internazionale - gli Stati Uniti, sostenuti dagli alleati, lanciarono l'invasione dell'Iraq facendo sprofondare il Paese in un pluriennale conflitto militare e politico interno dal quale non si è ancora completamente ripreso.
L'invasione ha portato anche al rovesciamento e alla successiva esecuzione del suo presidente Saddam Hussein, alla distruzione delle infrastrutture di base del Paese, a un grave deterioramento del sistema sanitario e a un aumento della criminalità.
Tutto cominciò sulla base di una colossale bugia: in Iraq non sono state trovate armi di distruzione di massa. I leader dei Paesi coinvolti nell'intervento militare hanno giustificato le loro azioni criminali con l’imprecisione dei rapporti di intelligence.
Secondo le stime di varie fonti accademiche e ONG, il numero di morti civili causati dall'uso della forza variava da 100.000 a 205.000, con perdite civili indirette di circa 650.000 persone. Il numero di profughi iracheni ha raggiunto 1,5 milioni e quello degli sfollati interni 2 milioni. Più di 12 milioni di iracheni (circa il 30% della popolazione) vivono attualmente al di sotto della soglia di povertà.
Nonostante l'impressionante mole di informazioni sui crimini di guerra commessi dalle forze statunitensi e alleate in Iraq, la stragrande maggioranza dei responsabili non ha ancora dovuto rispondere delle proprie azioni. Sulla maggior parte degli episodi non si è nemmeno indagato, mentre i procedimenti penali sono stati estremamente rari.
Risultati? L'avventura militare americana ha favorito solo la comparsa di nuove minacce terroristiche e la nascita dell'ISIS.
Nessuno ha pagato, nessun Tribunale ha spiccato mandati di cattura
“Il 20 marzo del 2003 cominciava l’invasione illegale che ha costruito un mondo più insicuro ed ingiusto, sostituendo alla diplomazia e al diritto internazionale la forza delle armi. Fu una guerra non solo contro il popolo iracheno ma anche contro i popoli del mondo e l’opinione pubblica internazionale che si era mobilitata in ogni angolo del pianeta per fermare il massacro. Non aver ascoltato quella che il New York Times definì ‘la seconda potenza mondiale’, ovvero il movimento contro la guerra, è stato un atto di miopia e di arroganza che ci ha precipitato nel caos attuale, dividendo i popoli e alimentando i pozzi di odio contro l’Occidente”.
Lo affermano, in una dichiarazione congiunta, Alfio Nicotra e Angelica Romano, co-presidenti nazionali di Un Ponte Per, l’Ong e associazione pacifista italiana presente in Iraq dal 1991.
“In questi decenni - proseguono Nicotra e Romano - Un Ponte Per ha testimoniato le atrocità inferte dalla guerra al popolo iracheno, oltre ai crimini commessi dalla precedente dittatura. Siamo stati sotto le bombe con le vittime, abbiamo subito minacce e rapimenti dei nostri cooperanti, abbiamo denunciato i crimini di guerra con le bombe al fosforo bianco su Falluja, le esecuzioni sommarie, la distruzione di case ed edifici pubblici, gli arresti arbitrari e la vergogna delle torture nel carcere di Abu Graib. Non c’è niente di cui essere orgogliosi rispetto a quella guerra, mossa in base ad accuse - le fantomatiche armi di distruzione di massa - palesemente costruite a tavolino e completamente false. Per questo attendiamo da 20 anni che il Tribunale Internazionale dell’Aja metta sotto processo l’ex Presidente Usa George W.Bush e l’ex Primo ministro britannico Tony Blair che guidarono l’invasione di un Paese sovrano”.
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