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L'Isis torna a farsi viva

''Siamo solo all'inizio'' ci aveva detto Domenico Quirico

Ce lo aveva detto nel 2017. "Siamo solo all'inizio". Siamo nel 2021, e dalle colonne della Stampa, rilancia l'allarme. "L'Isis sta rialzando la testa". Grazie al traffico di droga si è rifinanziata e riorganizzata.

Ma proprio quattro anni fa, quando intervenne  a Rovereto a ''Lezioni di Storia'', Domenico Quirico storico inviato del quotidiano torinese, aveva ammonito. "Siamo solo al prologo" aveva detto in un Teatro Zandonai tutto esaurito per l'ultima delle otto Lezioni di Storia promosse dagli editori Laterza in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento.

Il titolo dell'intervento del caporedattore servizi esteri per la Stampa era “2014 - Isis, nascita di un nuovo califfato”. Una realtà che Quirico conosce bene e in prima persona: è scritta nella sua storia personale, essendo stato rapito in Siria e tenuto in ostaggio da integralisti jihadisti per ben cinque mesi.

Da giornalista e scrittore aveva ripercorso l'orrore di cui si è resa globalmente protagonista l'Isis e di come l'Occidente avesse sottovalutato la ricostruzione del sedicente Califfato di Mosul. E aveva presentato un video girato tra le rovine di una Siria ormai distrutta e sempre dimenticata dall'Occidente. Ora l'Isis sta facendo di nuovo capolino nell'Isis che proprio in questo 2021 entra nei 10 anni di una guerra ignorata da tutti, salvo improvvise e superficiali attenzioni da parte del mondo occidentale.

"Il Califfato a Mosul non è un semplice episodio nella guerriglia globale dei movimenti fondamentalisti. Segna il tentativo esplicito di capovolgere la storia recente imponendole un nuovo Tempo: riavvolgere il filo della storia per riportarla dinamicamente al suo Tempo perfetto, puro. Non utopia, ma tempo politico in cui si colloca un progetto di società "perfetta" ferocemente totalitaria" ha detto Quirico.

Quando Abu Bakr al-Baghdadi proclamò la nascita del califfato, il primo Stato jihadista al mondo, nei territori caduti sotto il suo controllo, ovvero una fascia che riuniva la Siria e l’Iraq, in pochi mesi (dal giugno all'agosto del 2014) aveva portato il "suo" Stato Islamico a conquistare un territorio esteso quanto la Gran Bretagna.

Facendo appello a una rigida versione del Corano, nei territori conquistati l'Isis impone leggi crudeli e oscurantiste su quasi otto milioni di persone. Migliaia di miliziani stranieri (foreign fighters) sono arrivanti da tutto il mondo per rafforzare il suo esercito.

 

Nel 2017 quando Quirico intervenne sembrava in ritirata: aveva colpito in Egitto, ma in Siria sembrava debellata. "Cosa dobbiamo attenderci?" avevamo chiesto. Quirico non offrì motivi per essere ottimisti.

"L'Isis non è stato affatto sconfitto, sta globalizzando la sua lotta perchè non ha fretta di finire presto, il suo obiettivo è meta-temporale, qualcosa che noi occidentali, abituati a pianificare tutto, non riusciamo più a comprendere".

E nel luglio 2020 raccontò dalle colonne della Stampa l'ultimo degli affari per autofinanziarsi: le pasticche di droga che stavano arrivando dalla Siria ai porti italiani per finanziare la guerra jihadista. A Salerno c'era stato un sequestro record: 84 milioni di dosi di anfetamina che per gli inquirenti avevano l'esorbitante contrivalore di almeno un miliardo di euro. ''Dopo il contrabbando di petrolio e reperti archeologici, è la droga l’ultimo business degli islamisti'', scrisse Quirico che non ha mai smesso di monitorare la situazione siriana.

Restano le parole del 2017, quando la Siria sembrava essere stata liberata dalla guerra jihadista.
"E' libera, sì o no?" fu la nostra domanda. La risposta era stata  sconfortante.
"Siamo solo all'inizio. Anzi siamo al prologo dell'introduzione" rispose Quirico.

(cperer)

 


Autore: Corona Perer

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