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Riaperta la Basilica della Natività

Venti anni fa la visita del Papa Betlemme

I capi delle Chiese cristiane l'avevano annunciato e oggi hanno riaperto ai fedeli per le visite e le preghiere la Basilica della Natività a Betlemme, in Cisgiordania, chiusa nei mesi scorsi per la diffusione del coronavirus. L'ingresso nel luogo santo  è ancora limitato per ragioni di sicurezza sanitaria.  E' necessario mantenere una distanza minima di 2 metri tra ogni persona ed evitare ogni atto di devozione che includa il bacio delle pietre, delle icone, dei vestiti e del personale nella Basilica. Termina così il blocco che ha portato questa piazza ad essere insolitamente deserta. Venti anni fa c'era stata la visita del Papa San Giovanni Paolo a Betlemme.
L'ha ricordato per i nostri lettori padre Faltas in questa pagina, nei giorni del blocco per la pandemia.
26 maggio 2020

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L'assedio più insidioso: quello di un virus

di Ibrahim Faltas* - In questi giorni, le immagini che mi giungono della Piazza della Natività vuota, mi hanno fatto ricordare lo stesso giorno, di venti anni fa, il 22 marzo del 2000, l’anno del Giubileo quando a Betlemme arrivò San Giovanni Paolo. Fu una giornata storica, rimasta ancora oggi nel cuore della gente di Betlemme, perché la sua visita riaccese la speranza alla popolazione ferita dalla prima Intifada.

Quando Papa Giovanni Paolo II, giunse in elicottero a Betlemme, ricordo le sue primissime parole: “Qui, dalla Vergine Maria, è nato Gesù. Esse sono il motivo della mia visita di oggi a Betlemme”. E come ogni pellegrino che giunge a Betlemme, anche lui andò alla Grotta della Natività, rimase a lungo, molto a lungo inginocchiato a pregare, come se fosse a tu per tu con Gesù Bambino e nella grotta si percepiva un grande mistero di Santità.

Organizzammo la S. Messa nella Piazza della Mangiatoia, e non dimenticherò le sue parole all’omelia: “ Celebriamo un fanciullo appena nato, ma ci stringiamo a tutti gli uomini e a tutte le donne di ciascun luogo. Oggi, proclamiamo con forza in ogni luogo e a ogni persona: “Che la pace sia con voi! Non temete niente.”

Queste parole mi tornano in mente soprattutto oggi, 22 marzo 2020, perchè come Betlemme, Gerusalemme è chiusa: non si può entrare da nessuna porta, né dalla porta Nuova, né dalla porta di Damasco, né dalla porta di Jaffa, né dalla porta di Santo Stefano, né dalla porta dei Maghrebin, che si trovano tutte intorno alla città, nelle antiche mura di Solimano il Magnifico!

Da diversi giorni sono state chiuse anche tutte le moschee, impedendo il culto ai musulmani, l’accesso al muro del pianto, luogo di preghiera per gli ebrei, e anche le chiese. Lungo le strette strade, vicine al nostro Convento di San Salvatore e a Casa Nova, nel cuore della città vecchia, nel quartiere cristiano, si respira un’atmosfera surreale, che non ricordo dai tempi del coprifuoco durante l’ultima intifada. Sono state chiuse tutte le scuole, molti alberghi, ristoranti. Non c’è in giro nessuno, l’aria è ovattata da un silenzio irreale, che inquieta un po’ tutti, e ci sembra di essere dentro una scena di un film apocalittico.

È la brusca realtà che stiamo vivendo oggi, dopo due anni eccezionali, di grande ripresa economica, grazie al flusso continuo di pellegrini da tutto il mondo, come se l’umanità intera si fosse ribaltata a Gerusalemme, per pregare, guardare, toccare, esserci, ognuno con una propria attesa, con una propria speranza. E nel giro di pochi giorni: silenzio!.

Ed è silenziosamente che la nuova pandemia di questo millennio, è entrata nel mondo, il Covid-19 o Coronavirus, un’invasione, peggiore del ricordo delle sette piaghe d’Egitto raccontate nell’Esodo, che sta colpendo tutta l’umanità, senza fermarsi, che sta mettendo in ginocchio intere nazioni, che sta innalzando barriere preventive, ma che sta unendo globalmente tutti in un’unica battaglia: salvare più vite possibili, di fronte a un nemico invisibile.

Anche la città di Betlemme, è stata chiusa nei primi giorni di marzo, sono stati chiusi tutti gli alberghi, ristoranti, tutte le attività, e la stessa città è divisa in tre settori, la zona centrale di Betlemme, separata da Beit Sahour, dove si trova il campo dei pastori, e da Beit Jalla. In questi giorni c’è il coprifuoco, quindi nessuno può uscire dalle proprie zone e nessuno può entrare e uscire da Betlemme. Questa situazione ha fatto nascere una collaborazione tra palestinesi e israeliani, per l’emergenza sanitaria, speriamo che sia un primo passo verso la pace.

La Basilica della Natività è stata chiusa e nella città non c'è più nessuno. Nel corso della mia vita a Betlemme, il Papa mi è stato vicino durante l’Assedio della Basilica della Natività. Oggi viviamo un assedio molto più difficile, quello del Coronavirus, che tiene in ostaggio tutto il mondo e per la prima volta nella storia recente, i luoghi di culto di Gerusalemme sono chiusi, proprio nella città dove si prega tanto, dove le tre grandi religioni monoteiste, elevano la loro preghiera per l’umanità intera, rendendola unica, perché la Gerusalemme di quaggiù si trasformi nella Gerusalemme di lassù: dimora di Dio con gli uomini.

Rivolgo la mia preghiera a San Giovanni Paolo, che interceda, e ci aiuti a trovare la forza di non temere,  perché più che mai in questo tempo dobbiamo proclamare con forza: Non temete niente!
 

*ofm della Custodia di Terra Santa


Autore: Ibrahim Faltas

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