Scienza, Ambiente & Salute

Il buon mais della valle del Gail

Carinzia: la storia di Joseph Brandstätter e di un seme antico e sano

Questa è la storia di una resistenza combattuta con un'arma in sé tanto povera quanto potente: un seme.

Joseph Brandstätter è riuscito a far riconoscere agli esperti che la sua valle ospita un seme antico che va preservato, un mais speciale il Gailtaler Weisser Landmais che dà farina bianca naturalmente gluten-free. E' riuscito a ottenere che i fari del governo della Carinzia, dell'università della Baviera e dei nutrizionisti, si puntassero sul suo granaio nel villaggio,Würmlach una piccola frazione dell'antica Mauthen.

Tutto comincia quando in casa trova dei semi molto vecchi, pannocchie di almeno 100 anni prima. Ne prende uno e fa un esperimento casalingo sul davanzale della cucina: lo conficca in un vaso da fiore e il seme risponde, emettendo una fogliolina e crescendo rigoglioso. Scatta qualcosa: Joseph capisce che è possibile dire no ai semi della Monsanto, geneticamente modificati, che i contadini sono costretti ad acquistare ogni anno. Perciò prima su un piccolo fazzoletto di terra in giardino e poi su un appezzamento più ampio, ricava la semente necessaria per i suoi 10 ettari  di terra posti in più zone della valle del Gail. Inizia così la sua vera sfida al Consorzio Locale che vuole vendere a lui, come già fa con tutti gli altri, la semente “giusta”.  Ma è il suo mais ...quello giusto: diverso perchè resistente, dà farina bianca, è naturalmente gluten-free. Joseph continua quindi nella sua strada.

Oggi i suoi prodotti sono coperti da brevetto e da marchio internazionale depositato. Sono particolarmente indicati per chi soffre di celiachia. E una tesi di laurea all'università della Baviera ha certificato che questo contadino carinziano ha ragione: grazie allo studio ha potuto ottenere attenzione anche dalla sua Regione per il deposito del marchio ed il riconoscimento di una tipicità della valle del Gail: il Gailtaler Weisser Landmais.

Nella sua casa che risale al 1366, e che nel settembre del 1917 fu bombardata durante la grande guerra, ma non crollò, dice di aver trovato la libertà. Per lui che aveva tentato di raggiungere benessere e sicurezza economica prima con un lavoro impiegatizio e poi come guida alpina, fare l'agricoltore è essenzialmente un fattore di umanità. E' essere uomini, vivere nella natura, assecondare le tradizioni. E se le pannocchie adornano – ancora oggi – il suo granaio non è per bellezza ma perché è così che si ottiene il seme per l'anno successivo. Bisogna solo fidarsi di madre natura.

“Coltivare per me è libertà” dice e mostra la sua dispensa dove accanto alle farine ci sono anche gli insaccati che produce, i funghi porcini che raccoglie nei boschi vicini, le marmellate prodotte con frutta di stagione, i succhi di frutta. “La natura ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno” dice e spiega che ciò che gli ha insegnato il nonno gli è servito ad essere Uomo Libero.

Ora vuole solo trasferire al figlio questa sapienza antica. E il terreno fertile non manca: c'è l'intenzione  di trasformare la casa in agriturismo per accogliere chi ha voglia di ascoltare storie di vita. “Un'altra vita è possibile” afferma Joseph, felice di avere un marchio depositato in Austria e in Europa che difende la sua farina e il suo seme.
Una bella storia di resistenza e di tipicità. Oltre che di positiva testardaggine carinziana.


per saperne di più
www.landamais.com
L'Austria per l'Italia

 


Autore: Corona Perer

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