Arte, Cultura & Spettacoli

Il Giappone narrato dal Trento Film Festival

Il racconto di un Paese unico attraverso il suo territorio

Dopo le edizioni dedicate a Finlandia, Russia, Turchia, Messico, India, Cile e Islanda, Trento Film Festival si concentra sul Giappone da decenni parte della nostra vita quotidiana per quanto riguarda le tecnologia, l’automotive e la cultura popolare. Meno conosciuto ma più tradizionale e identitario è il rapporto secolare e profondamente spirituale dei giapponesi con un territorio in gran parte costituito da boschi, montagne e vaste aree rurali.

Ambienti naturali, meravigliosi ma spesso aspri, fanno da sfondo a lavori che documentano la vita di chi resiste alle difficili condizioni, alle forze della  natura, alle intemperie, alla solitudine e dopo la catastrofe nucleare di Fukushima persino all’invisibile radioattività, fedeli alle proprie radici, rifiutando la frenetica vita nelle grandi città.

Ruolo non secondario la cultura gastronomica nella società e nella famiglia giapponesi. La cultura gastronomica giapponese verrà celebrata con il cortometraggio Katsuo-Bushi di Yu Nakajima e in due film come Ramen Heads di Koki Shigeno, viaggio alla scoperta dell’incredibile mondo del piatto tipico giapponese per eccellenza, e The Birth Of Saké di Erik Shirai, che svelerà segreti e rituali dietro la produzione tradizionale della celebre bevanda nipponica.

Le proposte cinematografiche  condurranno alla scoperta del Giappone attraverso opere recenti, di autori giapponesi e non, che raccontano il Paese in primo luogo attraverso il suo territorio. Alle origini del ruolo della natura nella cultura e spiritualità giapponesi vanno tre lavori come Umi Yama Aida - In Between Mountains And Oceans di Masaaki Miyazawa, Forestry di Tetsuichiro Tsuta e Milieu del francese Damien Faure, che si concentrano i primi due sul rapporto con foreste e alberi, il terzo su quello con le montagne.

La vita di piccole comunità di montagna fortemente resilienti è al centro di Chiisana Akari di Ryusuke Ohno e Dryads in A Snow Valley di Shigeru Kobayashi, ma un cortometraggio come Ikeru Hito di Akio Yuguchi ricorderà come anche in Giappone spopolamento e invecchiamento mettano a rischio la sopravvivenza di un intero stile di vita in profonda simbiosi con la natura.

Tra i tanti documentari che negli ultimi anni hanno registrato i postumi del terremoto e tsunami del marzo 2011 e della conseguente catastrofe nucleare causata dall’impianto di Fukushima Dai-ichi, ne saranno proposti due tra i più recenti, che nella distanza temporale dall’evento rendono ancor più evidente l’impatto della tragedia: Furusato del tedesco Thorsten Trimpop documenta la sopravvivenza di una comunità nella “zona di esclusione” circostante l’impianto, Trace Of Breath di Haruka Komori fa lo stesso per quanto riguarda l’area investita dallo tsunami, concentrandosi su un unico bizzarro e testardo protagonista.

Il progetto “Destinazione… Giappone” è in collaborazione con l'Istituto Giapponese di Cultura di Roma, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto.

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