Michelangelo Pistoletto ©️ Daniela Pellegrini
Michelangelo Pistoletto ©️ Daniela Pellegrini
Arte, Cultura & Spettacoli

Premio alla carriera a Michelangelo Pistoletto

Il primo ad aver parlato di umanizzazione planetaria

(Corona Perer) - Esponente della cosiddetta “arte povera”, Michelangelo Pistoletto riceve oggi 27 ottobre 2021 a Firenze il “Premio Lorenzo il Magnifico” alla carriera.

Il Maestro sarà il protagonista della quarta giornata della XIII Florence Biennale, mostra internazionale di arte contemporanea e di design. Viene premiato «...per la continuità della ricerca, condotta per oltre sessant’anni in ambito artistico e interdisciplinare, che ha portato contributi di fondamentale importanza non solo alle discipline artistiche ma anche a quelle umanistiche, scientifiche, e sociali».  Per l'occasione Pistoletto farà una performance intitolata "La Bandiera del Mondo".

LA BANDIERA DEL MONDO
A costituire il celebre segno dell'infinito sono le bandiere dei paesi del nostro Pianeta Terra

 

L'Artista viene insignito anche per il suo costante contributo alla costruzione del dialogo fra le parti sociali con la convinzione che per completare l’opera di umanizzazione planetaria è necessario considerare prioritari la difesa dei diritti umani, la tutela delle biodiversità e del loro habitat, la promozione della giustizia e della pace nel mondo.

Pensieri che c'erano anche in un'opera iconica ''Il Metro Cubo d'Infinito'', opera del 1966,  costituita da un cubo formato da sei specchi tenuti insieme da una corda, con la superficie riflettente rivolta verso l'interno. «Dentro c'è il pensiero, ma è intangibile, altrimenti non sarebbe più infinito» ha spiegato l'artista che da sempre gioca con il limite tra finito e infinito.

E in questa ricerca sulla moltiplicazione generata dello specchio, Pistoletto ha individuato il vero limite umano: l'uomo che non condivide. Accumula soltanto, purtroppo.

In una lunga intervista a noi concessa gi avevamo chiesto se ricordava il momento in cui si era accorto delle potenzialità dello specchio. "Certo, avevo 14 anni. Mio padre, che era pittore, mi mise davanti a uno specchio e mi disse: disegnati. Con quel primo autoritratto scoprii che avevo i primi peli sul mento. Lo specchio mise in moto la ricerca di identità". 

Lo specchio aiuta a vedere quale dovrebbe essere la dinamica del mondo: non la moltiplicazione, ma la divisione, anzi: la condivisione, primo essenziale passo verso il Terzo Paradiso. Per Pistoletto lo specchio è il nulla che contiene il tutto, anche ciò che deve ancora divenire. Nello specchio il presente è possibilità. ''C'è anche ciò che non è stato ancora rivelato. C'eravamo anche noi milioni di anni fa, poi siamo usciti e ci siamo specchiati'' spiega il Maestro al quale si deve un'altra geniale intuizione: la Città dell'Arte di Biella, uno straordinario progetto di rigenerazione su un importante compensio di architettura industriale biellese.

A Pistoletto siamo molto legati. Lo abbiamo incontrato nel 2009 a Venezia dove portò una performance speciale in occasione della Biennale: demolì gli specchi che sono alla base della sua teoria sulla visione del mondo. In quell'occasione con grande disponibilità ci spiegò la sua teoria e ci disse qualcosa sul nostro... futuro. Su quanto ci ha detto si sono intanto posati 12 anni, ma la freschezza di quel pensiero conferma la sua assoluta attualità. 

Maestro Pistoletto, che pensiero ha lei di futuro?
Vede, il futuro è quello che riesco a immaginare a organizzare a preparare. Guardando il passato, chiaramente, dove troviamo indicazioni positive e propositive e anche indicazioni molto negative. A volte si giunge al punto limite di rifiutare il passato. No dobbiamo guardarlo: per costruire.

Dunque: affrontare la complessità con l'esperienza del bello e del brutto della vita?
Sì perché il passato ha del buono e del positivo, e del negativo che fa da monito. Questo ci porta avanti, ma questo progresso che abbiamo oggi denuncia la parte negativa del nostro passato. Ecco perché penso che la rivisitazione del passato ha in sé i germi del futuro: permette cioè di liberarci, se sapremo costruire bene, da ciò che è negativo.

Ciò che sarà...come avverrà?
Sono convinto che tutto quello che succederà non è stato preparato ma è una combinazione di fatti casuali indirizzati e elaborati dalla volontà umana.

Tutto quindi è imprevedibile?
Imprevedibile, ma anche organizzabile e gestibile.

Con quale strumento lei guarda al futuro e come lo guarda?
Con lo specchio, che resta per me essenziale. Mi traghetta nel futuro mostrandomi il passato. In realtà mi mostra che ho uno spazio limitato perché ho una prospettiva frontale limitata, ma mi proietta non solo in una prospettiva unica e tradizionale, che guarda cioè avanti. Infatti è bi-direzionale: mi mostra ciò che è davanti e ciò che è dietro. Lo specchio è il mio strumento, il raddoppio della prospettiva nei due sensi di marcia.

Lei nel 68 fece un'opera molto importante: le trombe del Giudizio. Che cosa dovrebbero dire oggi le trombe del terzo millennio?
Noi ci troviamo nella necessità di capire che il giudizio dipende da noi. E' cioè in noi stessi la facoltà di giudicare. Ponendoci di fronte allo specchio,  dovremmo giudicare e prendere posizione. Il che è come passare dall'infanzia dell'umanità alla maturità, avere giudizio. O come si diceva una volta: mettere giudizio. Penso quindi che occorre avere il coraggio di guardare ciò che abbiamo fatto per giudicarci.

La preoccupa del mondo che abbiamo tra le mani?
La preoccupazione è in realtà una somma di tante altre preoccupazioni, non ne ho una in particolare o diretta verso una particolare istanza.

Cosa le preme dire oggi al mondo della Cultura?
Io non posso che proporre l'idea del Terzo Paradiso che è poi una presa di coscienza allargata. E' questo il mio messaggio, che si possa giungere alla capacità di cooperare per una trasformazione sociale responsabile.

 

(....continua a leggere qui)


Autore: Corona Perer

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